Giorgio Lorenzetti a People X

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Cosa è che rende una persona un imprenditore di successo?  Impegno, costanza e determinazione sono fondamentali ma non solo.  Intuizione, coraggio e una sana dose di follia sono determinanti per poter fare qualcosa di grande con la propria attività.  Ci sono molti imprenditori, uomini e donne, che stanno facendo qualcosa di diverso uscendo dagli schemi tipici del proprio settore. Oggi incontriamo Giorgio Lorenzetti, titolare di una impresa funebre a Roma in via Aurelia 393/b, e scopriamo il suo mondo  mprenditoriale e non solo.

Con te Giorgio apriamo la nostra nuova rubrica “People X”. La tua è una attività in un settore particolare e per questo abbiamo deciso di sceglierti come prima persona da intervistare.

Come è nata la scelta di una agenzia funebre?
Giorgio: “Non userei il termine scelta nel senso stretto, la mia famiglia è in questo settore da cinque generazioni. La scelta, per me, è stata continuare con questa attività, nonostante una visione ristretta se non addirittura di pregiudizio nei confronti delle persone coinvolte nel settore funebre”
Cosa intendi quando parli di pregiudizi?
Giorgio: “Una volta eravamo chiamati becchini, o additati come persone che detto in gergo popolare “portavano sfortuna”. Era un concetto probabilmente legato all’evento morte. Siamo una categoria di professionisti a cui ti rivolgi quando hai a che fare con la sofferenza per un lutto. In realtà c’era una totale divergenza tra come gli impresari funebri di una volta vivevano la loro professione e la considerazione delle persone e questa divergenza alla fine ti faceva quasi vivere la tua professione con imbarazzo”
Oggi?
Giorgio: “Oggi è diverso, ma molto dipende dalla visione che abbiamo della nostra professione e dal messaggio che vogliamo far passare”
Puoi essere più preciso?
Giorgio: “Nel mio lavoro incontro le persone nel loro momento più delicato e vulnerabile. Un senso di profondo rispetto mi coinvolge nella loro sofferenza. Essere costantemente a contatto con la morte mi ha permesso di riflettere profondamente sulla vita. Su come vogliamo viverla e su come creare valore anche attraverso la nostra professione finché possiamo. Per questo ho ideato un format solidale in grado di sostenere chi affronta un lutto con modalità dignitose e economicamente sostenibile che ha avuto successo in tutta Italia. Ho fondato la prima non profit “ Trapassato Semplice” il Tempo Oltre il Tempo , l’omonimo magazine on line  e aperto un blog (www.giorgiolorenzetti.it)”
Lo scopo di tutto questo ?
Giorgio: “Parlare della vita dando una diversa visione della morte. E’ una questione culturale. Per esempio il crisantemo da noi è considerato il fiore dei morti, in Giappone è un fiore per eventi di festa. E’ una questione di atteggiamento mentale nei confronti di un evento che prima o poi ci coinvolge tutti. Considerare la vita da questo punto di vista permette di viverla in ogni momento. Di osare, di decidere di essere felici, di divertirsi e di prendersi la responsabilità di cambiarla se non ci soddisfa. Spesso questo percorso mentale si fa quando siamo arrivati al passaggio fondamentale. Farlo molto prima permette di acquisire una consapevolezza che da libertà di scelta”
Questo è il professionista Giorgio e invece l’uomo?
Giorgio: “Sono un disastro…(ride) Ho tante passioni come il mare e la vela. Un profondo amore per gli animali. Biagio, il mio cane, dopo 14 anni insieme, il giorno 2 Novembre, non è uno scherzo, mi ha lasciato. Faccio sport, il giusto per tenermi in forma o almeno ci provo. Mi interesso di quello che succede nel mondo e mi rendo conto che c’è ancora molto da fare in tema di diritti umani. A Ottobre la situazione dei curdi, oggi in Cile, solo per menzionarne due ancora in essere. La scorsa settimana un amico mi ha invitato a visitare la mostra “SenzAtomica” contro le armi nucleari. La pace è ancora un diritto da conquistare nonostante la Seconda Guerra Mondiale è alle nostre spalle da soli 74 anni. Ho tanto da fare e voglio soprattutto vivere con leggerezza e allegria”
Alla fine ti sei totalmente sganciato dall’idea che la tua professione trasmette?
Giorgio: “No no. Ti assicuro che ancora qualcuno, quando dico la professione che svolgo, mi guarda storto. Però ti assicuro che il mio viso trasmette più serenità del loro”

Roberta Piroli