Giornata storica: Papa Ratzinger si dimette

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”Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. Queste le parole, riportate dall’Ansa e al centro della conferenza stampa seguita in diretta dalle maggiori emittenti televisive mondiali, con cui Papa Benedetto XVI, in latino e durante l’odierno concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, ha dato l’annuncio delle sue dimissioni. Gli occhi del mondo sono puntati su Roma e nel periodo di sconvolgimenti storici che stiamo vivendo le dichiarazioni di questa mattina di Papa Ratzinger hanno scosso tutti, cattolici e non. Che ce lo si aspettasse, si immaginasse, che lo si sperasse o non lo si considerasse possibile, le dimissioni del Papa sono un fatto storico. Per la prima volta nella storia moderna, la settima di sempre, dopo Clemente I nel 97 d.C. per motivi di salute, Ponziano nel 235 d.C. per obbligazioni politiche, Celestino V nel 1294 per protesta nei confronti di re Carlo D’Angiò, Papa Silverio che nel 537 fu indotto ad abdicare ufficialmente in favore di Vigilio, Benedetto IX nel 1045, famoso per aver venduto la dignità pontificia al suo padrino e per averla rivoluta indietro due volte e Gregorio XII che nel 1415 si dimise per ricomporre lo scisma, Benedetto XVI, nel 2013, si dimette perché gli sono venute meno le forze fisiche di cui necessita il lavoro del Pontefice. La condizione inedita dell’evento nel mondo moderno solleva molti interrogativi sul da farsi, di sicuro per ora appare il fatto che papa Ratzinger non avrà alcun ruolo nel Conclave convocato, che dopo una permanenza non quantificata presso Castel Gandolfo andrà a risiedere nell’ex monastero di monache di clausura attualmente in ristrutturazione, che questa scelta non dipende da problemi gravi di salute e che era già nell’aria da tempo. Già nel 2010, nel libro intervista con Peter Seewald “Luce del mondo” si iniziava a parlare di questa ipotesi: “le mie forze stanno diminuendo e il lavoro è gravoso. Quando un papa si rende conto che fisicamente, psicologicamente e spiritualmente non riesce più ad assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi. […] Ci si può dimettere in un momento di pace o quando semplicemente non si può più andare avanti”, si legge nel libro. Ma il Papa non è l’unico capo spirituale che ha pensato alle dimissioni, nel 2010 anche il Dalai Lama Tenzin Gyatso pensava di ritirarsi a vita privata. Forse cavalcherà l’onda mediatica che si è generata oggi e ne approfitterà per ottenere anche lui il meritato riposo. Aria di innovazione per il mondo religioso universale e chissà che, con l’esempio del potere spirituale e il giusto aiuto dall’alto, anche i veterani del potere temporale italiano che hanno ridotto la Nazione in ginocchio, riconoscano di non avere le forze di andare avanti e si dimettano per il bene dell’Italia, così come Benedetto XVI lo ha fatto per il bene della Chiesa.

Francesca Ivol