Quando la musica canta la donna. O forse no

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Si avvicina il Festival di Sanremo e le polemiche puntualmente si inferociscono. A dire il vero, attraverso i testi delle canzone, ne abbiamo sentite di tutti i colori. Le donne poi, sono state oggetto di tutto. Definite tra le note di Masini “Bella stronza” continuando con “Mi verrebbe di strapparti/Quei vestiti da puttana/E tenerti a gambe aperte/Finché viene domattina” però poi ci rifilava un bel riferimento al “nostro amore” e quindi il testo alla fine era poetico. La grande Mia Martini interpretò il brano “Minuetto”, non a Sanremo però, dove le donne venivano descritte un po’ come “tappetini” degli uomini tra cui “continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”. Una situazione in cui molte, purtroppo, si riconoscono. Però poi realizziamo che nel ’72 aveva intonato “Piccolo uomo” e uno pensa: ecco pari e patta! E invece no. Perchè lui sarà pure stato un piccolo uomo ma di lei “Oggi tu ti liberi di me/Di me che sono tanto fragile/E senza te mi perderò/Piccolo uomo, non mandarmi via/Io, piccola donna, morirei”. Appunto.
I Pooh cantavano dell’amore disperato per l’amante ma poi sceglievano sempre la moglie in “Tanta voglia di Lei”, che poi non si capisce bene chi sia lei tra le due.
L’uomo sceglie e la donna è la scelta. Ci riabilita Massimo Ranieri con “Perdere L’amore”, forse. Lui abbandonato da lei, cattiva, si distrugge di sofferenza perchè ormai “ha un filo d’argento tra i capelli”. E sì, un filo d’argento. La donna è vecchia invece gli uomini hanno un “filo d’argento tra i capelli”. E’ il famoso fascino del sale e il pepe. Potremmo andare avanti per ore. Ovviamente, tra il serio e il faceto, abbiamo parlato di grandi cantanti che hanno fatto la storia della musica italiana.
Oltretutto, molti di questi testi nascono in un periodo storico in cui troppi diritti venivano ancora negati alle donne. La riforma del diritto di famiglia è del 1975 e la legge sull’aborto è del 1978. Ancora oggi le donne devono tenere alta la guardia su chi cerca, in maniera melliflua e con colpi bassi, di minare quanto faticosamente conquistato. Così che un Junior Cally (?) a Sanremo proprio non si può vedere. Non tanto per i suoi testi, le parole blasfeme e una concezione della donna meno di zero. Anche per quello, per carità. Che tutto è tranne che arte. Ma soprattutto perchè c’è chi ancora, in nome dei soldi, passa sopra a tutto. I diritti sono merce da vendere ancora oggi. Ed è così in tutto il mondo. In tutti i campi. Non c’è mai una volta che si fa quadrato con le donne sulle loro battaglie, anche davanti a fatti eclatanti come questo. E spesso le prime nemiche delle donne sono altre donne. E’ una questione culturale con radici profonde, sacche di servilismo mentale difficili da eliminare. Perchè spesso fa più paura la libertà che la gabbia. E se si facesse quadrato con le donne oggi la questione Junior Cally non esisterebbe.

Roberta Piroli

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