Matera e Plovdiv Capitali europee della Cultura

0
315

Non so se a tutti è noto che, anche quest’anno, la Capitali Europee della Cultura, come è già accaduto in passato, sono due e non una come sembrerebbe essersi accreditato (quasi coram populo “davanti a tutto il popolo” – Orazio: Ars Poetica, 185) il fatto che l’unica in essere del genere per l’anno in corso (a. d. p.C.n. 2019) sia la nostra splendida Matera con i suoi straordinari Sassi Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO già da ben 26 anni, cioè da quando il Committee dell’UNESCO (del quale l’Italia non faceva e non fa parte nemmeno ora) si riunì plenariamente a Cartagena in Colombia dal 6 all’11 dicembre del 1993; infatti la “compagna” di Matera come Capitale Europea della Cultura 2019 (di cui si parla e si scrive “pochino” non certo magari per un “pizzico” di esagerato italico sciovinismo ma forse, pensiamo, non sapendone molto in proposito) è la non trascurabile tracica (anche il gladiatore ribelle Spartaco era un trace – ndr) città bulgara di Plovdiv (l’importante Filippopoli degli antico romani che è quasi al centro geografico dell’antichissima Tracia) la quale è chiamata, non a caso, “la Firenze bulgara” a causa dell’enorme patrimonio artistico ed archeologico che la connota.

Tornando alla nostra bellissima Matera ricordiamo che i Sassi sono scavati nella calcarenite e che i suoi più antichi insediamenti umani risalgono addirittura al paleolitico ed hanno attraversato tutte le epoche storico – archeologiche fino a giungere al periodo del Cristianesimo quando la città si improntò a forti elementi religiosi (splendide le affrescate chiese rupestri) evolvendosi man mano a questo credo religioso fino a quando, nel medioevo, si iniziò a dotare di tutta una serie di grandi e belle chiese fra cui la maestosa cattedrale. Vale la pena di ricordare che la Capitale Europea della Cultura è una città designata dall’Unione Europea, la quale, per il periodo di un anno, ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. Diverse sono città europee hanno sfruttato questo periodo per trasformare completamente la loro base culturale e, facendo ciò, la loro visibilità internazionale. A questo punto, per una migliore comprensione da parte dei lettori, forse conviene, andando a ritroso, ricordare come fu generata (e da parte di chi) l’idea vincente della Capitale Europea della Cultura.

La Cosa nacque come “Città Europea della Cultura” e venne lanciata nell’ormai lontano 13 giugno 1985 dal Consiglio dei Ministri della Unione Europea su iniziativa di Melina Merkouri (famosa e bravissima attrice greca di teatro e cinema), la quale ricopriva, all’epoca, l’incarico di Ministro della Cultura nel governo della Grecia. Non a caso la prima Città Europea della Cultura fu proprio, nel 1985, Atene (una scelta comunque più che giusta considerando la storia e l’impatto con il conseguente lascito culturale, storico, filosofico e sociale che questa città ha donato non solo all’Europa ma a tutto il mondo intero – n.d.r.).

Da allora questa Idea (di grande respiro ed ampia portata in tutti i sensi) ha avuto sempre più successo ed un crescente impatto culturale e socio-economico per i numerosi visitatori che ha attratto nelle città scelte. Subito dopo Atene fu (cosa poco nota) la nostra Firenze nel 1986 a fregiarsi di tale titolo (“Città Europea della Cultura”) un titolo che durò fino al 1999 (quando fu insignita,per ultima con questo titolo, la tedesca Weimar), fino a che nell’anno successivo (il 2000) si passò a quello delle Capitali Europee della Cultura con varie città – ben nove (poi il titolo venne sempre dato al massimo a due/tre città insieme) che ebbero questo titolo, fra cui la nostra Bologna e l’islandese Reyhjavik.

L’Italia replicò il riconoscimento anche nel 2004 con Genova fino a giungere appunto all’attuale 2019 con Matera che lo sta condividendo con la succitata Plovdiv. Matera e Plovdiv le quali, nell’appena trascorso 2018, sono state precedute dalle due città di Leeuwarden (Paesi Bassi) e La Valletta (Malta). Per l’Italia, come Stato potenzialmente candidato, poi se ne riparlerà addirittura nel 2033 poiché è già stato stabilito l’ordine degli Stati candidati. Comunque le varie scelte, fino al 2022, già sono state effettuate e le relative città che riceveranno questo prestigioso titolo sono specificatamente: nel 2020 Fiume (Croazia) e Galway (Irlanda) e poi nel 2021 Timisoara (Romania), Eleusi (Grecia ) – memento “i misteri Eleusini” risalenti a 3.500 anni fa – n.d.r. – e Novi Sad (Serbia) ed appunto, le città già definite per il 2022, che sono Kaunas in Lituania ed Esch-sur-Alzette in Lussemburgo.

Comunque, ad oggi, come per i Siti UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, l’Italia risulta anche qui prima vantando fra le Città Europee della Cultura e le Capitali Europee della Cultura già 4 titoli in questo caso però insieme alla Spagna, mentre per i Siti UNESCO è prima, da sola, con 54 di essi seguita dalla Cina con 53. Vogliamo ricordare, sperando magari che ciò sia un “pizzichino” propedeutico a come andrebbero visitati cotanti Luoghi di bellezza e cultura assoluta (vds. proprio ad es. Matera), come il 2016 è stato l’Anno Nazionale dei Cammini, il 2017 l’Anno Nazionale dei Borghi, il 2018 l’Anno del Cibo Italiano per venire al corrente 2019 che è l’Anno del Turismo Lento (così lasciato anche dall’attuale ministro Bonisoli) come fu vaticinato dal precedente recente ministro dei Beni Culturali e Turismo (ora il Turismo è stato messo insieme all’Agricoltura) Franceschini il quale, in occasione della presentazione dell’Atlante Digitale dei Cammini il nuovo portale dell’attuale MiBAC (prima MiBACT) dedicato a chi vuole viaggiare in Italia a passo lento, dichiarò fra l’altro: “Il 2019 Anno del Turismo Lento sarà un ulteriore modo per valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale e rilanciarli in chiave sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative, dai treni storici ad alta panoramicità, agli itinerari culturali, ai cammini, alle ciclovie, ai viaggi a cavallo. Investire sul turismo sostenibile è una strategia di sviluppo che ha come fine la tutela e la riproposizione innovativa di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico: Un circuito di bellezza straordinariamente diffuso lungo tutto il suo territorio fisico e lungo un arco di secoli di civiltà. Una strategia fondamentale per governare la crescita dei flussi turistici che ci attendiamo per i prossimi anni”.

Una Cosa pregevolissima e più che apprezzabile quella del Turismo Lento (in un’epoca “schizofrenicamente” fin troppo veloce in tutti i suoi, più o meno validi, consumi) che sembra proprio fare un pendant perfetto con Matera Capitale Europea (insieme a Plovdiv, diciamolo per correttezza) della Cultura 2019.

 

Arnaldo GioacchiniMembro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY