“Mega yacht all’ombra del carbone pulito?”

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PortoCIVITAVECCHIA – Aspetto sempre con impazienza e curiosità, l’uscita del bel giornaletto “Il Municipale” organo ufficiale del Comune di Civitavecchia.
Dicevo, bel giornaletto. Fatto bene. E’ un report di tutte le attività , sopratutto le opere realizzate e messe in cantiere dal Comune di Civitavecchia. Colpisce sopratutto il tono per niente trionfalistico degli articoli. A Civitavecchia va tutto bene e il nostro giornaletto per chi avesse dei dubbi è la conferma che va tutto bene.
Finalmente è arrivato. L’ho visto nella buca delle lettere e mi si è allargato il cuore. Avidamente ne sono andato subito a sfogliare le pagine.
In prima pagina campeggia a caratteri cubitali il titolo “Porto storico si trasforma. Via i sili avanti la marina yachting”. “Posti barca per il diportismo e per mega-yacht nel bacino antico dello scalo e nella darsena romana”, continua a pag. 6. Corro a pag. 6 e mi bevo di un fiato l’articolo “il porto storico di Civitavecchia, che diventerà uno dei più grandi e attraenti Marina Yachting del Mediterraneo. Si tratta del primo passo verso la realizzazione del grande porto turistico…” e poi ancora “molti i commenti sulla vicenda tutti volti a rimarcare l’importanza epocale di questo evento che contribuirà alla crescita economica e turistica della città.” Ecco già qui ricevo la prima delusione dal simpatico giornaletto. Non credo che i famosi mega-yacht (per mega-yacht si intende barche da 30 mt. in su ) scelgano Civitavecchia come loro ormeggio invernale, all’ombra della ciminiera a carbone pulito, si fa per dire,  dell’Enel e dei fumi neri dei fumaioli delle navi e ci vogliamo aggiungere anche la paventata minaccia della megadiscarica, che ancora non è scongiurata. Tantomeno gli armatori dei mega-yacht affideranno alla cantieristica locale la manutenzione delle loro preziose barchette. Le manutenzioni già sono affidate ai cantieri madre che hanno costruito la barca. Vuoi per conoscenza della stessa e di accordi stipulati in fase di contratto di costruzione con gli armatori, che nel settore  si chiama fidelizzazione del cliente. Allora ci verrebbe di pensare che invece il porto storico dovrebbe essere costruito in funzione del diportismo normale che va dagli 8  ai 20 mt., misure in cui la cantieristica locale inizia ad avere una tradizione. Ecco un po’ meno di megalomania forse ci starebbe meglio. Però fiducioso continuo a leggere e trovo le dichiarazioni di due esponenti importanti della giunta che recitano così ”Chi ama veramente la città deve saper guardare oltre il colore politico di chi queste opere mette in cantiere e di chi le realizza e capire che il futuro delle generazioni più giovani dipende dalla capacità di invertire un modello di sviluppo che, superata la scelta industriale,….”. Ma perchè l’Enel va via? La centrale a carbone pulito, si fa sempre per dire, è di nuova generazione ed è programmata per altri 50 anni di lavoro. E il progetto del Terminal Cina, tanto sbandierato, che prevede la cementificazione di tutto quello che esiste a Nord del porto e della città, come lo possiamo definire, un progetto turistico?
Sono d’accordo, non bisogna giudicare l’opera a secondo il colore politico di chi queste opere mette in cantiere, ma invece fare attenzione a chi le realizza quello si.. E qui la seconda delusione del giornaletto. Chi dovrà realizzare questa Marina Yachting sembra che sia la società “Acquamarcia” con le sue società derivate dell’Ing. Francesco Bellavista Caltagirone. Ma è un caso di omonimia o è la stessa società e lo stesso imprenditore che, parbleu, se  la memoria non mi inganna è coinvolto ed è tuttora in carcere per lo scandalo del Porto di Imperia? Come si legge nell’inchiesta giornalistica, pubblicata in questi giorni dal quotidiano “La Repubblica” “Secondo i Pm che indagano sul caso, si era costituito un gruppo di potere politico imprenditoriale che avrebbe pilotato la concessione di un bene demaniale ad un gruppo di costruttori amici. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, turbativa d’asta e truffa”.
Il porto turistico di Imperia con i suoi 1400 posti barca doveva diventare il più grande scalo per il diporto del Mediterraneo, dopo la posa della sua prima pietra, sei anni fa, tutto si è fermato e lo rimarrà ancora per molto. Il porto turistico del Faro, Fiumicino, anche questo mega progetto, la cui realizzazione è affidata agli stessi costruttori, bloccato per non pagamento delle ditte in subappalto e irregolarità varie ed anche questo tuttora fermo.
Non è che pure il Porto Storico di Civitavecchia, stessi attori a cui è affidata la realizzazione, subirà la stessa sorte? Se non altro a voler pensare bene, visto l’esito dei precedenti, la società Acquamarcia porta proprio sfiga. Chi ama veramente la città deve fare attenzione  in quali mani mette la realizzazione di progetti importanti che modificheranno il cuore stesso di Civitavecchia.  Come assiduo lettore del “Il Municipale” gradirei una informazione più attenta e dettagliata, visto che viene pubblicato anche con i miei soldi.

Maurizio Rocchi