Giacomo Angelini: “Vi racconto la noia feconda di Stendhal”

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stendhalCIVITAVECCHIA – Ha uno sguardo acuto e intelligente, è ironico e nemmeno troppo emozionato: si chiama Giacomo Angelini, studente dell’ultimo anno del liceo classico, ed è il vincitore del concorso cittadino, riservato agli studenti di scuola superiore e promosso dalla fondazione Cassa di Risparmio, “Stendhal incontra i giovani”, che prevede la produzione di opere – letterarie e artistiche – incentrate sullo scrittore francese, console a Civitavecchia per dieci anni, dal 1831 al 1841. Giacomo si è aggiudicato la borsa di studio in palio grazie a un bel cortometraggio (della durata di sei minuti) in cui più che alla vita pubblica, si guarda alle riflessioni personali che avrebbero coinvolto Henry-Marie Bayle (in arte Stendhal) durante gli anni del suo consolato: “Mi interessava cercare di capire quali fossero i suoi pensieri più intimi – ci spiega Giacomo – lo Stendhal privato prima ancora di quello pubblico”. Molto si è detto e scritto a proposito del rapporto di Stendhal con Civitavecchia: da Parigi a Milano, lo scrittore aveva conosciuto società piene di fervore culturale e politico, e approdare in una cittadina di un migliaio di abitanti – molti dei quali pescatori – non doveva rappresentare una situazione allettante. Ma della noia stendhaliana di cui tanto si parla riguardo al periodo civitavecchiese, Giacomo preferisce indagare la componente ‘feconda’: “La noia gli ha permesso di scrivere come mai prima: nella solitudine produsse non solo romanzi, ma anche le sue autobiografie”. Un lavoro attento e partecipe quello di Giacomo, che in questa sua immersione temporanea nella vita dello scrittore, è riuscito anche a scorgere dei legami con la contemporaneità: “Sicuramente l’aspetto che ho riconosciuto più vicino a noi è la ricerca di una via d’uscita dalla quotidianità”. Un desiderio di fuga da un presente che può stare stretto, ma che può essere trasfigurato grazie all’immersione nell’arte. Una ‘fuga’ artistica che, nel caso del cortometraggio di Giacomo è stata più breve di quanto, guardando il risultato, ci immaginassimo: “L’ho girato in un pomeriggio e montato in tre giorni”, ci spiega. Ovviamente è stata necessaria una ricerca preliminare delle fonti: “I romanzi dello scrittore, ma soprattutto il volume del professor Serangeli, fonte utilissima per tutte le informazioni storiche e biografiche”. E il professor Silvio Serangeli, naturalmente, è presente nella sala dell’auditorium di via della Polveriera, a premiare e applaudire con orgoglio il lavoro di Giacomo. E chi meglio di lui, appassionato cultore della vita e delle opere dello scrittore, su cui ha indagato e ricercato con l’impegno del giornalista e il calore del letterato, può parlarci di Stendhal, della sua indagine sullo scrittore cominciata nel 2008 e che prosegue ancora oggi: “Sono partito dalla realizzazione di un documentario indipendente su Stendhal e Civitavecchia, girato tra Milano e Grenoble”. Poi è nato il progetto della settimana stendhaliana, appuntamento culturale importante per la città, nato due anni fa e che ci auguriamo prosegua nel tempo. Al suo documentario il professor Serangeli ha fatto seguire il volume “Stendhal civita-vecchia”, racconto appassionato dei dieci anni del consolato. E ora, grazie al contributo di Giacomo, un altro tassello, frutto di uno sguardo giovane e intelligente, si aggiunge a questo importante pezzo di storia civitavecchiese.

Francesca Montanino