Emozione al “Marconi”: a Don Luigi Ciotti il “Premio Libera Informazione”

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CIVITAVECCHIA – “Mi trovo qui, tra voi, non come don Ciotti, non come un Io, ma come un Noi” .

Così don Luigi Ciotti, lo scorso 28 settembre, ha aperto il suo incontro con gli studenti dell’Istituto Marconi di Civitavecchia. L’aula Magna è gremita di giovani, ma anche di insegnanti e operatori scolastici: insomma, tutta la “comunità” del Marconi, a partire dal suo Dirigente scolastico, al quale tutti noi dobbiamo questo regalo inaspettato.
Tutti, in silenzio, si lasciano condurre per mano dalle parole di questo uomo non grande, non bello, non alto…ma così straordinario da avere il potere di farti cogliere, fosse pure per un attimo, la bellezza, la grandezza e la profondità della vita. La vita di ciascuno di noi.

“Sono qui come un NOI, il Noi di Libera. Sono qui perché altri stanno lavorando, altri stanno facendo incontri, altri stanno donando la loro vita”.
A questo punto, ti saresti aspettata una esposizione dell’Associazione Libera, così come, con un semplice click sul cellulare, troveresti appunto su internet…: ”Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo ‘contro’ le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente ‘per’: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione”.

Ed invece no. Don Ciotti guarda negli occhi i ragazzi e ricorda loro che “la vita è un dono e per questo richiede un impegno”. Parole che sentiamo tante volte, parole svuotate e scarnificate del loro significato dai tanti aforismi che girano sui Social Network. Eppure, dette da lui, hanno tutto un altro valore. Peso. Autorevolezza. I giovani lo sentono. Non puoi ingannarli. E “quel” silenzio, che mai e poi mai ti saresti immaginata da docente matura negli anni, “questo” silenzio è la risposta dei nostri ragazzi. Chi parla, ogni tanto, questa volta, purtroppo, siamo proprio noi “grandi”, forse perché incapaci di lasciarci stupire ed interpellare ancora da chi, con i suoi 73 anni, ti grida che la vita è un impegno: “impegnare una parte della nostra libertà per liberare gli altri”.

In una società come la nostra, così chiusa in se stessa, con tante false sicurezze e con mille paure, abbiamo dimenticato che esiste “l’altro”. “Ci sono tanti ‘altri’- continua don Luigi- che non sono liberi: il povero non è libero, il disoccupato non è libero, voi giovani che non trovate lavoro non siete liberi. La libertà, che noi pensiamo di avere in questa società, non è libera!” Da qui la riflessione si allarga alla “comunicazione”, la falsa e subdola comunicazione di oggi ì, fatta spesso di notizie che non verifichiamo. Viviamo tutti così…”per sentito dire” ed invece dobbiamo ritrovare la forza e il coraggio di “alzare la voce quando prevale il prudente silenzio”. Non c’è più una informazione continua, una conoscenza approfondita. Don Ciotti ricorda, a questo punto, quando nel passato, nelle scuole, si tenevano incontri sulle Droghe; poi, fu il momento delle conferenze sull’Aids. Ora è il tempo della legalità. Ma quale legalità? “Adesso l’idolo è diventata la legalità: tante belle parole, la legalità è diventata una moda. State attenti agli idoli e alle mode! Abbiamo bisogno di una bonifica delle parole”.

Emozionante il momento, in cui don Luigi parla del suo incontro “casuale” a Gorizia con Falcone, pochi mesi prima della strage di Capaci. E lui si trovava in Sicilia anche in occasione dell’attentato a Borsellino: a voler sottolineare che niente nella nostra vita è “casuale”, ma tutto ha un senso e siamo sempre chiamati a scegliere, a prendere decisioni sforzandoci di interrogarci su quanto accade a noi e agli altri. Don Ciotti sembra non stancarsi mai di ripetere agli studenti quanto sia fondamentale la conoscenza, anzi “il bisogno della conoscenza”, soprattutto oggi: “il vero peccato, oggi, è il NON SAPERE, è l’accontentarsi di un sapere superficiale, che non scende in profondità”.

Da qui anche l’importanza della storia, dello studio e richiama la figura di don Sturzo, all’inizio del 1900, il quale sosteneva che “la mafia ha i piedi in Sicilia, ma la testa forse a Roma e risalirà sempre più a nord”. La legalità intesa come lotta alla mafia interessa tutti noi, ciascuno di noi, perché – come già diceva don Milani – ognuno deve sentirsi responsabile di tutto e di tutti. Dobbiamo combattere contro un vivere sempre “delegando”, nascondendoci dietro le deleghe.

Don Luigi esprime, quindi, la sua preoccupazione, ancora una volta, sul vero senso della legalità: “Io sono preoccupato, perché ci hanno rubato la vera legalità: non deve diventare solo una parola scolastica, ma deve essere VITA”. Qui la citazione di Falcone: “La lotta alla mafia è una lotta per la civiltà e per la legalità”

Ecco perché dobbiamo conoscere, informarci e scoprire che le mafie non sono quelle di 26 anni fa, sono cambiate, così come sono cambiate le dipendenze, sono aumentate vertiginosamente come quella che cerchiamo di nascondere e relativizzare mentre è terribile: la dipendenza patologica dei giovani da internet. Il dramma di solitudini camuffate da false e virtuali amicizie. Così come la ludopatia – aggiunge il Preside, Nicola Guzzone – che va diffondendosi silenziosamente sconvolgendo la vita di intere famiglie e per primi i giovani. Dipendenze, figlie di questa era digitale, della velocità, della fretta, che si traduce in un vivere in superficie, perdendo il senso di tutto. Una umanità fatta di contatti, contatti, contatti e mai di relazioni.

“Siamo chiamati ad una vita di RELAZIONI non di CONTATTI”. “Noi – aggiunge don Ciotti –quando parliamo di dipendenze, subito pensiamo ai ‘tossici’…e non ci rendiamo conto che i veri tossici siamo noi, noi dipendenti da internet, da tutto ciò che ci offre o impone questa età del consumismo o-come dice papa Francesco-questa cultura dello scarto”. Tuttavia, mai don Luigi parla solo ‘contro’ la società, anzi senti nelle sue parole un’anima del tutto riconciliata con la vita, con l’umanità. La sua missione è per la vita, per la civiltà.

Guarda i ragazzi, ad alcuni chiede il nome e grida: “Voi siete meravigliosi! Voi giovani siete meravigliosi”. E per far capire questo ricorda una sua esperienza. Una ragazza di 16 anni gli scrisse chiedendogli di andare nella sua classe a parlare e lui rispose che doveva chiedere il permesso ai docenti. Lei rispose che lo aveva fatto, ma poi i docenti parlarono con la Preside e poi la Preside con il Provveditorato e il Provveditorato con la Regione….insomma, quando don Ciotti arrivò, c’erano migliaia di persone. Ma quella ragazza di 16 anni no, non c’era e non potè conoscerla, poiché si era suicidata cinque giorni prima a causa del “Cyberbullismo”: attaccata e distrutta sui Social dai compagni e da altri, perché era diventata in un certo senso famosa. Ecco, quella ragazza coi suoi 16 anni è riuscita a raccogliere migliaia di persone: ognuno di noi può lottare contro la mafia di ogni luogo. Ognuno di noi, anche se ci sentiamo inadatti, imbranati. Come lo era lui.

Don Ciotti continua riportando la sua diretta esperienza, di quando era un bambino. Emigrato da Pieve di Cadore, nel bellunese povero, giunto a Torino con la famiglia, senza casa: solo una baracca nel cantiere, dove lavorava il padre. “Fu la casa più bella della mia vita, anche se deriso dai compagni di scuola e dalle loro famiglie. Eppure ricordo i vestiti lavati e profumati che indossavamo: vestiti della Caritas, ma che mia madre, con dignità altissima, preparava per noi. La dignità dei poveri…”

Don Luigi continua il suo racconto, soffermandosi su un episodio verificatosi in prima elementare. Lui non indossava la divisa richiesta né il fiocco poiché non poteva permetterselo e così era sempre deriso. Un giorno la maestra, forse stanca e preoccupata per problemi personali, non tollerando il chiasso dei bambini, si rivolse a Luigi Ciotti rimproverandolo come un montanaro maleducato. Lui, mortificato soprattutto per la sua famiglia, le lanciò il calamaio…

A questo punto, nell’aula Magna, si sollevano risate da parte un po’ di tutti, studenti e docenti, che sembravano approvare il gesto del bambino. Don Ciotti alza la voce e precisa che, invece, fu per lui di grande aiuto la madre, che lo punì severissimamente. Ma quanto colpisce, nel suo racconto, è la serenità e direi la pace con cui ricorda la maestra, che se si comportò così, era perché si portava dentro i suoi problemi, magari le sue fragilità. Certo, non vanno dimenticate le ferite che comunque lei creò dentro il piccolo Luigi. E quante ferite ci portiamo dentro o abbiamo procurato agli altri. Poi la forza educativa della madre, che corregge punendo il figlio e non giustificandolo sempre e comunque, come oggi fanno tutti i genitori. Siamo dunque fatti di RELAZIONE E NON DI CONTATTI, la misura dei rapporti umani è la relazione.

E per lasciare impresse nella nostra mente e nel nostro cuore queste semplici parole, riporta un’altra sua personale esperienza, di quando era ragazzo. Quando usciva da scuola, vedeva sempre un signore, su una panchina, che leggeva e sottolineava dei libri. Era un barbone. “Vidi in lui gli occhi della disperazione, per la prima volta nella mia vita”. Il giovane Luigi si ferma ogni giorno a provare a parlare con lui e lui, il signore barbone, ogni giorno non risponde. Questo per 12 giorni. Poi il barbone gli racconta la sua storia: era stato un famoso medico e stava tutto il giorno, su quella panchina, a guardare dei giovani che si drogavano assumendo farmaci e alcol nel bar di fronte. Il tredicesimo giorno… non c’era più nessuno su quella panchina. Il signore barbone medico era morto. Don Ciotti alza la voce e grida: “Attenti! Ci sono incontri che ti cambiano la vita. Nella nostra vita c’è sempre una soglia, in cui ti raggiunge il dubbio, tremendo e non capisci. Non capisci….ma poi la vita cambia con forza ed io mi ritrovai, forse proprio per questo incontro, a fondare l’associazione Libera”.

Così, con questa sconcertante semplicità, don Luigi Ciotti termina di parlare, invitando gli studenti ad intervenire. Tra le domande, una su don Puglisi, del quale don Luigi ricorda un umile e quasi insignificante biglietto, trovato all’indomani della sua morte, in cucina. Un semplice biglietto, sul quale aveva scritto le sue richieste per il quartiere, il suo amato Brancaccio. Un uomo che ha sempre voluto insegnare ai giovani che il peccato più grande è la corruzione, come anche non si stanca mai di ripetere papa Francesco. Da sacerdote, innamorato del Vangelo, precisa: “Dio non è cattolico, ma è il Dio di tutti”, come diceva il Cardinale Martini. E cita anche don T. Bello, altro sacerdote che ha combattuto e donato e sacrificato la sua vita contro la mafia: “Non m’importa sapere chi sia Dio, ma da che parte sta Dio”. Commenta don Ciotti: “Dio va incontrato nella storia dei deboli, dei fragili. Dio sta lì. Con i nostri limiti di ogni giorno. Ma solo questo incontro rende etica la politica. La nostra vita, tutti siamo politica. La nostra vita è politica ,se vissuta eticamente e l’etica della politica è l’amore per la legalità, per la responsabilità, per la civiltà, amore che devi sentire dentro di te”.

Così don Ciotti, abbracciando con il suo sguardo tutti noi, ci lascia con l’invito più semplice e nello stesso tempo più sconcertante che potevamo aspettarci. Sorridendo, quasi gridando forte nel silenzio prudente delle nostre coscienze, conclude: “Sappiate riempire la vita di vita. Sì! Riempite la vita di vita!”

Al termine dell’incontro, un altro toccante momento: la consegna a Don Ciotti del Premio Libera Informazione – Memorial Sandro Mecozzi”, giunto alla sua settima edizione. A consegnare la targa in memoria del compianto Mecozzi, un altro stimato educatore che la lasciato un’impronta indelebile tra tantissimi ragazzi della nostra città, la moglie Prof.ssa Anna Maria Peris.

 

Articolo scritto dalla Prof.ssa Camilla De Iorio