Cupinoro ed il post mortem: ecco i numeri

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BRACCIANO – Dai dati forniti, nella dettagliata relazione del presidente della Bracciano Ambiente, si evince che la società ha speso venti milioni e 231 mila euro nel periodo 2004-2013 per “la messa in sicurezza ed il monitoraggio di un milione e 800mila metri cubi depositati nella discarica di Cupinoro nel periodo tra il 1991 ed il 2004 dai soggetti privati, in quegli anni, autorizzati dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio e dalle strutture commissariali succedutesi nel corso delle gestioni straordinarie”.  La dettagliata relazione è stata inviata, proprio in questi giorni, dall’amministratore della Bracciano Ambiente, Marcello Marchesi, al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e al sindaco del Comune di Bracciano, Giuliano Sala, socio unico della stessa società. Alla relazione è allegata l’intera documentazione contabile che, anno per anno, giustifica le spese sostenute allo scopo di mantenere in sicurezza gli invasi, gestiti da società private e ricevuti in affidamento con delibera n. 39 del consiglio comunale di Bracciano datata 9 giugno 2004. Si legge nella documentazione che il 2004, infatti, per la discarica di Cupinoro, costituisce una data spartiacque. Il 2004 infatti è l’anno in cui il Comune di Bracciano ha, di fatto, requisito l’impianto, emettendo ordinanze che contestavano al gestore privato della discarica l’emergenza ambientale e la mancata prestazione delle garanzie finanziarie necessarie alla gestione dell’impianto, ed ha costituito la Bracciano Ambiente spa, alla quale ha affidato la messa in sicurezza di una volumetria allora già esaurita, priva di alcuna copertura economica o accantonamento, utile a provvedere alla gestione post-operativa. Al momento della estromissione del gestore privato, per mezzo dell’ordinanza sindacale n. 23 del 15 aprile 2004, nulla venne richiesto al privato che aveva gestito tale volume di rifiuti, pur avendo quest’ultimo incassato ingenti somme dai Comuni conferitori. Dal I luglio 2004, data di nascita della Bracciano Ambiente, la società partecipata si è fatta carico, nell’interesse collettivo, di tutte le spese relative alla messa in sicurezza ed al monitoraggio di 1.800.000 metri cubi di rifiuti conferiti nel periodo di gestione “privata”. La relazione riporta anche il dato relativo alle somme incamerate dalla Bracciano Ambiente quale contributo post mortem per le volumetrie dalla stessa gestite, pari a 825 mila metri cubi, nel periodo I luglio 2004-2013, ovvero una somma complessiva di 14 milioni e 592 mila euro.  Per la sicurezza ed il monitoraggio dell’intero invaso, inclusa la parte gestita dai privati, la Bracciano Ambiente ha utilizzato non solo parte dei 14 milioni incassati quale contributo post mortem durante la sua gestione, ma ha impiegato anche parte della cosiddetta “eco-tassa”, incassata per conto della Regione Lazio e parte della quota di tariffa costituita dal compenso per il gestore dell’attività di smaltimento, per un totale di 20.231.000 euro al 31 dicembre 2013. Ad oggi, inoltre, risultano accantonati, per la gestione “post mortem” della volumetria facente capo alla società pubblica, ulteriori 2.050.000 euro su un fondo bancario vincolato. Nella relazione si pone in evidenza anche la assenza delle garanzie finanziarie relative agli invasi già esauriti, al momento della passaggio dalla gestione privata a quella pubblica del 2004.

“In questi giorni – scrive l’amministratore della società nella relazione – sollecitati dalla Bracciano Ambiente, che ha avanzato espressa riserva di ogni azione a tutela dei propri interessi, ed alla presenza del socio unico, sono in corso negoziati presso la Regione Lazio, affinché quest’ultima assuma, con estrema urgenza, i provvedimenti opportuni in merito alla gestione degli invasi di discarica esauriti al 30 giugno 2004, la cui titolarità – scrive ancora Marcello Marchesi – non fa capo a questa società e che non possono in alcun modo essere posti a carico di questa società, ovvero della collettività braccianese”. “Si ritiene – scrive Marchesi – costituisse onere dell’amministrazione interessata (ovvero la Regione Lazio ndr) pretendere al momento del rilascio in favore dei privati delle autorizzazioni, l’accantonamento di una quota della tariffa o il rilascio di apposita fideiussione da utilizzare per il ripristino ambientale e per la trentennale gestione post mortem, nonché, quanto agli organi deputati alle funzioni di vigilanza e controllo, assicurarsi in corso di gestione della permanenza delle medesime garanzie finanziarie”.