Al Galilei “Gira” l’innovazione didattica

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CIVITAVECCHIA – Anno nuovo scuola nuova al Liceo Scientifico e Linguistico (e l’anno prossimo anche Musicale) Galileo Galilei, che, dal 31 gennaio scorso, ha dato il via al progetto “Gira”, una particolare iniziativa che ha comportato un radicale rinnovamento nell’organizzazione scolastica. Il progetto prevede sostanzialmente la rotazione delle aule: se un tempo erano i professori a dover raggiungere gli alunni nelle rispettive classi, ora sono i ragazzi a doversi muovere per andare nelle aule dedicate alla materia dei professori.

Tale iniziativa è stata promossa in primis dal professor Mario Camilletti, che da due anni a questa parte si è impegnato nella realizzazione di una simile innovazione, convincendo a pieno il corpo docenti, che si è dimostrato in larghissima maggioranza favorevole alla novità (su circa 80 docenti, solo 3 i contrari). Come lui stesso spiega, il punto di partenza non è stato, come potrebbe sembrare, il modello scolastico americano-canadese, ma quello nord europeo, che utilizza il sistema di rotazione delle aule già da parecchi anni, adottato ora da alcune scuole italiane: “Da tre anni alcuni licei romani hanno iniziato questo tipo di progetto, quattro in tutta Roma ed uno a Ostia. Io sono venuto in contatto con alcuni degli insegnanti e sono rimasto affascinato da questa idea, ho tentato negli ultimi due anni di realizzarla e quest’anno ci sono riuscito […] noi siamo i primi nell’alto Lazio a fare una cosa del genere, a nord di Roma ci siamo solo noi”.

La rotazione stabilisce che al suono della campana gli studenti lascino l’aula in cui si trovano e, in quattro minuti, raggiungano l’aula della successiva materia. Un cambiamento del genere, a detta del professore, offre molti vantaggi a livello di possibilità sia didattiche che organizzative, in quanto “Le aule sono attrezzate a seconda delle esigenze didattiche, dunque il progetto considera ambiente didattico anche i laboratori, quello di fisica, quello di chimica, la palestra, che prima non erano utilizzate, quindi c’è un risparmio in termini di aule. È proprio grazie a questo che abbiamo avuto la possibilità di dare il via al Liceo Musicale”.

Ogni professore ha quindi libertà di organizzare il proprio spazio in modo differenziato, permettendo così di ottimizzare il lavoro dei singoli insegnanti, come pure l’assetto scolastico complessivo. Inoltre, questo nuovo sistema ha anche effetti benefici sulla vita scolastica degli studenti:  “Quei quattro minuti sembrano pochi, ma in realtà servono molto per snebbiarsi, per chiudere con una materia e incominciare con l’altra, perché il nemico fondamentale di stare a scuola cinque ore seduti, a parte l’immobilità, è proprio il fatto che non ci sia soluzione di continuità”.

Questo permetterebbe agli studenti uno “stacco” fisiologico che il vecchio sistema non garantisce e “inoltre, permette di non legarsi all’aula, al banco, alla sedia, al compagno, ma di muoversi e non fossilizzarsi, con l’obbiettivo finale di rendere i ragazzi autonomi”, facendo sì che acquisiscano un’elasticità mentale che gli sarà utile in un futuro universitario. Come sottolinea il professore, con il vecchio sistema “può capitare che una classe faccia cinque anni sempre nella stessa aula. Alcuni dei miei ex alunni adesso si trovano all’università e ovviamente l’impatto è stato pesantissimo, perché adesso si trovano a girare non solo da un’aula all’altra ma da un edificio all’altro”.

A quasi un mese dall’attuazione del “Gira” il feedback degli insegnanti e dei ragazzi sembra positivo, come ci confermano le parole del rappresentante d’istituto Iacopo Moretti: “All’inizio ero un po’ scettico, pensavo che fosse una perdita di tempo, invece ho constatato che è molto meglio, perché il fatto di staccare e muoversi per la scuola ti dà la sensazione di esserti riposato per quei cinque minuti e di essere pronto ad affrontare un’altra ora. […] Anche alcuni ragazzi come me all’inizio erano scettici, perché è una cosa nuova, noi siamo gli unici in zona e spesso le novità non sono bene accette. Sono convinto però che col tempo diventerà automatico e ci si farà l’abitudine, alla fine è una cosa positiva per studenti e insegnanti”.

Non tutti però sono dello stesso avviso del rappresentante. Tra i ragazzi intervistati infatti, alcuni riportano dei disagi che il nuovo sistema comporta, soprattutto in concomitanza della settimana dello studente, che si sta svolgendo proprio in questi giorni. Come di consueto, la settimana prevede che le ultime tre ore di lezione vengano impiegate dagli studenti per lo svolgimento di corsi autogestiti, ma come spiega un ragazzo, “molti corsi erano a numero chiuso e non ci siamo rientrati tutti e quindi ora non troviamo le classi libere. Quando al cambio dell’ora dobbiamo cambiare classe, magari nella classe in cui dobbiamo andare ci sono i corsi e quindi non sappiamo dove andare”.

Aldilà della circostanza particolare però, sussiste anche un problema legato all’assenza degli armadietti, come aggiunge un’altra ragazza: “C’è chi si perde il materiale, non possiamo lasciare le cose sotto il banco, dobbiamo portarci in giro la cartellina di tecnica, il dizionario, tutti i libri. Con gli armadietti sarebbe una favola, ma così è un po’ scomodo…”.

Del resto, qualora questo progetto proseguisse anche il prossimo anno scolastico, gli armadietti sono tra le priorità che il professore ha specificato nel corso dell’intervista, insieme all’incremento dell’attrezzatura didattica per le aule. Inoltre, lo stesso professore conferma che ad oggi c’è la possibilità di reperire ogni libro di testo acquistato nel suo formato digitale, in maniera assolutamente gratuita e ciò che auspica è proprio l’utilizzazione delle nuove tecnologie digitali, quali tablet e smartphone, per alleggerire il carico da portare sulle spalle di aula in aula.

In ogni caso, a questi disagi vanno affiancati gli aspetti positivi, che gli stessi ragazzi intervistati riconoscono e sottolineano, rimanendo in linea con quanto dichiarato dal proprio rappresentante. Una novità dunque che, a primo impatto, spaventa e disorienta, ma che si prospetta essere un sistema fresco, moderno e funzionale alle nuove esigenze della didattica alle quali, volente o nolente, la scuola italiana deve adattarsi.

 

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