Mario Michele Pascale:”Dopo la sconfitta di Tidei il PD non può pensare di essere il centro della sinistra”

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“La campagna elettorale è finita. Dopo la sconfitta di Pietro Tidei al ballottaggio, sconfitta netta e a tratti chirurgica, è tempo di fare, come si diceva un tempo, “autocritica” e rilanciare l’azione politica della sinistra.
La prima evidenza è che il Partito Democratico non può, da solo, essere il motore della sinistra. Sia chiaro, l’esperienza vissuta a fianco dei compagni del PD è stata ottima, così come i loro comportamenti personali e politici. Ma è innegabile che il PD deve abbandonare l’idea di essere il centro del mondo, uscire dal tunnel dell’autosufficienza, sia essa declinata in termini di progetto, così come diceva Veltroni, o sia essa indotta per via chimica, come una droga, come accaduto per l’exploit dei democrats alle europee. Il PD, senza nessuno alla sua sinistra, che sia in grado di coprire una diversa fascia di elettorato, di parlare ai giovani e di svolgere una politica che non si appiattisca sul renzismo, non va lontano. Non è un caso che l’evento maggiormente riuscito in questa campagna elettorale sia stato quello che ha visto protagonista Pippo Civati, che, con tutte le sue contraddizioni, quelle fasce di elettorato tenta comunque di conquistare.
Gravissimo, inoltre, è stato il voto contrario della fascia di età che va dai 18 ai 35 anni. Questo nonostante la pletora di giovani, presenti sopratutto nella lista PD. Segno evidente che il rinnovamento politico non va di pari passo con quello anagrafico. Più che inserire giovani, troppo spesso ansiosi di invecchiare artificialmente, sarebbe stato il caso di fare una politica per i giovani, rivolta ai giovani.
Perché hanno vinto i grillini? Non per loro merito. Alla fine si è trattato di un referendum pro o contro Tidei ed il voto ai 5 stelle non era un voto a Cozzolino, ma un voto contro l’ex parlamentare. Il PD è letteralmente franato sul ceto medio che, nel resto d’Italia, sostiene Renzi a spada tratta. Andando con qualche esempio: parlare della piattaforma logistica come via d’uscita dal problema lavorativo, insistere sul rapporto coi grandi investitori, dare risposte incomplete sul tema del rinnovamento della politica (risposte che Renzi a livello nazionale da, scomodando anche Berlinguer e riappropriandosi della “questione morale”) è una linea che scontenta il ceto medio e che non tiene conto delle trasformazioni sociali intercorse a Civitavecchia negli ultimi anni. Il nostro problema lavorativo è fatto solo in minima parte da persone che aspirano ad essere magazzinieri e gruisti. Siamo di fronte ad una classe media consapevole di se, delle sue aspirazioni e dei suoi bisogni. Per questa campagna elettorale si è usato il paio di occhi sbagliato. Non è bastato l’impegno e l’ottimo risultato delle liste civiche, per composizione ed orientamento molto più vicine al ceto medio, a bilanciare questa prospettiva e a contenere l’errore.
Si registra, inoltre, la scomparsa di Sinistra, Ecologia e Libertà dal consiglio comunale. Un fatto grave se pensiamo alla precedente, nutrita ed agguerrita rappresentanza. Ce ne duole perché così la città perde un pezzo importantissimo di rappresentanza politica. Scompare anche il PSI. Da notare la buona performance di Vanda Schiavi, che mantiene la sua onesta posizione in trincea.
Che fare? Anzitutto rendersi conto che Civitavecchia è cambiata. Non è più città operaia, ma principalmente di ceto medio. Fatto questo bisogna lavorare, da subito, per riunificare la sinistra sotto i valori: il lavoro per tutti, la casa come diritto, la solidarietà sociale e la tutela diritti individuali e collettivi, a cominciare da quello ambientale. Una grammatica minima attorno alla quale aggregare e costruire pensando al futuro e non al passato. L’apporto di tutti è indispensabile, da ognuno secondo le proprie possibilità, ma andranno allontanati dinosauri e rottami, indipendentemente dall’età anagrafica. Ognuno di noi dovrà dare il proprio contributo; socialisti, comunisti e moderati di sinistra, ognuno con le proprie preziose peculiarità. Bisogna comprendere, anche, che il ruolo dei partiti non è quello di rappresentare uno ed un solo interesse (cosa che in genere compete alle associazioni di categoria) ma andare ad una dialettica di posizioni diverse nell’ottica del bene comune. Da questo punto di vista, anche a Civitavecchia, qualcosa dovrà cambiare e, da questo punto di vista, il processo di autocritica dovrà essere evidente.
Si apre, con il governo grillino, una fase nuova. La sinistra deve essere pronta, attenta e vigile. Collaborare quando è in gioco l’interesse collettivo, ed essere intransigente nei confronti delle scelte irrazionali, superficiali o tese all’interesse particolare. E’ una partita che si gioca all’interno del consiglio comunale e fuori di esso, nelle strutture sociali. Per quanto i rappresentanti nelle istituzioni possano essere bravi essi, però, non possono essere i soli depositari delle verità assolute della politica, ma dovranno essere portatori di quanto verrà costruito fuori dal consiglio comunale. La solitudine degli eletti è un altro grande male della politica e va evitato ad ogni costo.
Ultimo compito è quello di allevare una nuova classe dirigente, capace, con le idee chiare ed identificare un nuovo candidato sindaco. Operazioni, queste, che devono avvenire attraverso un atto creativo e non con l’eterno riciclo dell’esistente. Non basterà, stavolta, scorrere la nomenclatura per tirar fuori un nome che sia condiviso dal “ceto politico”. Il ceto politico, stavolta, è nemico della sinistra.
Sarà difficile? Forse, ma noi siamo qui per questo.”

Mario Michele Pascale

Consiglio Nazionale del PSI

Presidente Associazione Spartaco