Il Capo dello Stato denuncia la condizione delle carceri italiani dimenticandosi degli innumerevoli “omicidi” di Stato

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L’Unione europea, più precisamente La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, sanziona l’Italia per il sovraffollamento delle carceri, condannandoci a risarcire i detenuti per danni morali per un totale di 100 mila euro ed invitandoci a risolvere la situazione entro 12 mesi.

Il Presidente Napolitano interviene a riguardo prospettando un maggior ricorso a pene alternative e ventilando l’ipotesi di provvedimenti quali l’indulto e l’amnistia per ridurre la popolazione carceraria.

Con propensione alla tragedia squisitamente partenopea ribatte a coloro che l’accusano di voler favorire in questo modo Berlusconi – in particolare il M5S – sottolineando il “dramma delle famiglie dei detenuti“.

Presidente Napolitano, al netto della strumentalizzazione dei suoi oppositori, aldilà delle conseguenze a dir poco sciagurate di misure profondamente ingiuste quali l’amnistia e l’indulto,  in un Paese in ginocchio quale è il nostro, dove non passa giorno in cui non apprendiamo di suicidi di imprenditori, disoccupati, persone che non arrivano non alla 4° settimana, come qualche anno fa, ma a metà mese, dove i pochi “fortunati” – dipendenti, collaboratori, professionisti e imprenditori – più che vessati, asfissiati dal fisco, lavorano oltre sei mesi l’anno per foraggiare le casse erariali e sono comunque – e spesso neanche metaforicamente – alla canna del gas, crede veramente che la condizione delle carceri sia il problema prioritario?

Il nostro accorato appello, l’appello dell’Italia buona, di chi produce, al Presidente della Repubblica e a tutta la nostra classe politica è di avere maggiore e concreta sensibilità ed attenzione verso il vero motore del Paese, l’imprenditoria privata sana, le migliaia e migliaia di piccole e medie aziende, dipendenti, collaboratori che dignitosamente se non eroicamente cercano di sopravvivere.

Aziende che chiudono per sempre o migrano verso l’Est Europeo, dove il costo del lavoro e il fisco non le uccide, questa è la realtà: i nostri avi emigravano all’estero in cerca di fortuna contribuendo significativamente a rendere grandi Paesi come gli Usa e la Germania; da decenni siamo afflitti dalla “fuga dei cervelli”, disgustati ed umiliati dalle baronie universitarie e più in generale da un sistema abnormemente in mano a ciniche consorterie; oggi e sempre di più in futuro a tutto ciò si aggiunge uno spaventoso impoverimento di capitale finanziario – e non parliamo ovviamente di evasione fiscale, altra piaga purulenta tutt’altro che curata – ma soprattutto umano, del know how, della professionalità, dell’imprenditoria buona, dell’intelligenza insultata e calpestata ignobilmente.

Questa è la ricchezza del nostro Paese che stiamo penosamente e irrimediabilmente dissipando.

Si parla di acquisire la capacità di attrarre investitori stranieri quando perdiamo i nostri pezzi migliori! Ce ne rendiamo conto? Ma di cosa andiamo farneticando?

Cosa rimarrà della nostra Italia, cosa sta facendo la politica per ridurre questa emorraggia, per cercare di salvare questo Paese in coma di cui le nostre classi dirigenti da decenni sono colpevoli senza attenuanti?

Non incorreremo ingenuamente nel becero e demagogico luogo comune che vuole paradossalmente e provocatoriamenche che convenga delinquere: la pena comminata comunque non viene mai scontata per intiero, nel peggiore dei casi; poi si rischia di essere indultati o meglio ancora amnistiati ed infine si rientra nelle categorie protette per essere reinseriti nel mondo lavorativo… tanto paga pantalone.

Presidente Napolitano, Ella si indigna per la sofferenza delle famiglie che vivono il dramma delle carceri, ma all’altra “gente che soffre” chi pensa ?

Aguaplano