“Favorire il pluralismo commerciale e introdurre politiche per aiutare i piccoli negozi”

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CIVITAVECCHIA – “Nella speranza che sui temi del commercio e del turismo i vari candidati sindaco si esprimano, possibilmente non con le solite favolette che ci propinano ogni campagna elettorale, vorremmo proporre loro alcune considerazioni sul rapporto tra centri commerciali naturali e centri commerciali artificiali. Ovvio che sia necessario favorire il pluralismo commerciale e quindi garantire al consumatore tutta la varietà di offerte che il mercato globalizzato consente; altrettanto ovvio però che tra i piccoli commercianti e l’impero degli iper si scatena una vera battaglia, come quella tra Davide e Golia. In molti casi, in particolare nel nord, dove si rischia la desertificazione commerciale (ma alcune zone di Civitavecchia ne mostrano già i sintomi) sono state attivate diverse iniziative: ricordo a tutti il sindaco di Cessalto che per impedire la chiusura dei negozi del centro mitigò considerevolmente una serie di tributi locali. Nella nostra città, oberata da debiti e disoccupazione, non si può – o non si vuole – arrivare a tanto. Però sarebbe necessario fare in modo che i piccoli negozi possano competere con i vari centri commerciali e a tale scopo andrebbero introdotte alcune politiche attive: miglioramento dell’arredo urbano per rivitalizzare i centri storici; riqualificazione delle zone commerciali del centro; ulteriore potenziamento dei parcheggi disponibili in prossimità del centro, magari con la possibilità di usufruire di sconti o promozioni mostrando al negoziante convenzionato il tagliando del parchimetro; potenziamento del trasporto pubblico (a Civitavecchia è in condizioni prossime allo sfacelo, inadeguato per numero e percorsi delle linee). Se poi si volessero seguire gli esempi di altre città, più sensibili al problema del commercio, potremmo citare le iniziative intraprese da varie amministrazioni su forme di detassazione; sul fronte degli affitti ad esempio si potrebbe pensare a sconti sull’IMU a chi affitta a canoni ribassati; o modulare una IMU diversa per chi terrà negozi sfitti, oppure un abbattimento dell’IMU per i contribuenti che affittano a piccoli esercenti, plateatici quasi gratis per le zone che si volessero recuperare, o sconti sulla TASI, così da rivitalizzare la città. Per un piccolo commerciante è impossibile avviare una riqualificazione della propria attività: le banche hanno chiuso e ibernato ogni forma di possibilità di credito; è aumentata la cosiddetta area di irrigidimento e molte imprese si sono viste accordare meno credito. Banche che sicuramente hanno oggettive difficoltà, ma debbono anche essere consapevoli del ruolo propulsivo che hanno nei confronti del territorio e della sua economia. Su questi temi, sull’impegno (nessun sindaco lo mai affermato) di dire basta a nuovi centri commerciali o outlet che dir si voglia, chiediamo l’impegno della politica, ricordando che secondo una indagine Confcommercio-Censis gli elementi principali che determinano la crisi sono la mancanza del lavoro, le troppe tasse e l’inadeguatezza della politica. C’è sicuramente da meditare.”

Tullio Nunzi