CIVITAVECCHIA – In un passato non troppo lontano noi malati con determinate patologie eravamo chiamati handicappati, poi questo vocabolo è stato sostituito con la parola disabili e più recentemente, considerando questo appellativo come irrispettoso (per riguardo dovuto a chi si trova in questa situazione fisica?), è stato coniato il termine “diversamente abili” ma a parte la definizione, per noi che cosa è cambiato! Qualcuno sa spiegarcelo? Perché a noi “diversamente abili” ci sembra che sia cambiato poco o niente. Come prima e forse più di prima continuiamo a sentirci completamente ignorati e abbandonati nella nostra infermità, nella sofferenza fisica e morale da buona parte della società “normale” che non ha occhi per vedere né orecchie per sentire e dalle istituzioni poco attente ai nostri problemi e alle nostre vitali esigenze. Problemi ed esigenze che gravano quasi esclusivamente sulle nostre famiglie le quali devono arrabattarsi tra mille difficoltà per provvedere a noi in tutto e per tutto.
In un tessuto sociale dove manca solidarietà e rispetto verso i più deboli, il senso di umanità che distingue l’uomo e che dovrebbe guidare l’esistenza, le scelte, i doveri dei singoli cittadini e degli enti preposti, i disabili, i malati, i diseredati vivono in un sommerso mondo di dolore e privazioni. Questo tipo di società può definirsi civile e democratica? Od è piuttosto un ammasso di persone che incurante degli altri si preoccupa di zappare e far prosperare il proprio orticello?
Noi qui rappresentiamo una piccola parte dei tanti disabili (preferiamo questa definizione meno dissimulatrice)che vivono nella nostra città. La nostra condizione è una realtà alla quale siamo indissolubilmente legati e cerchiamo di viverla non certamente da rassegnati ma come esseri normali, con le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre aspirazioni, con dignità e coraggio, confortati fortunatamente dall’aiuto di persone che ci amano, ci rispettano, ci ascoltano e soprattutto non ci considerano “fratelli minori”.
A noi non occorre e non cerchiamo il pietismo di nessuno. Vogliamo richiamare l’attenzione di chi immerso nella sua quotidianità è lontano dal nostro mondo e non comprende o finge di non comprendere le difficoltà che riguardano chi, certamente non per propria scelta , è inchiodato su una sedia a rotelle o vive in altre gravi e drammatiche situazioni. Siamo cittadini che amano la propria città nella quale però viviamo privi di ogni considerazione per il nostro stato, in modo discriminante tra mille difficoltà e problemi che ci investono quando usciamo dalle nostre case e dagli Istituti e per questo rivendichiamo a gran voce il rispetto dei nostri diritti innati ed inviolabili quali: la nostra integrazione nel contesto cittadino e ci rivolgiamo alle Autorità Politiche e Sociali e ai nostri Amministratori che hanno il dovere di vigilare e tutelarci; il rispetto di una civile convivenza sociale e ci rivolgiamo a quelle persone che con la totale mancanza di sensibilità ed educazione civica occupano senza diritto i parcheggia a noi riservati , ostruiscono i passaggi pedonali e quant’altro; marciapiedi impraticabili o troppo alti per far salire le carrozzine; ostacoli che impediscono il camminamento sui marciapiedi; marciapiedi troppo stretti per le carrozzine; strade senza marciapiedi; buche nelle piazze e nelle strade; bagno Pubblico nel parco Yuri Spigarelli chiuso; passaggi pedonali occupati che precludono l’accesso alle carrozzine; parcheggi riservati ai disabili occupati da mezzi senza l’idoneo permesso; impossibilità di accesso in molti luoghi pubblici; impossibilità per i disabili di salire sui mezzi pubblici; ingresso al Cinema non a norma; lo Stadio senza bagno per i disabili; l’accesso alle porta dell’ufficio postale di Via Giordano Bruno proibitivo per le carrozzine; parcheggi limitati nei luoghi pubblici (un solo posto in Via Etruria davanti alla Asl) e potrebbero seguire tanti altri esempi. A Voi Signor Sindaco, Signori Assessori, Autorità competenti rivolgiamo l’invito a venire con noi per trascorrere qualche ora immedesimati nella nostra realtà e rendervi conto personalmente di quanto ci è vergognosamente precluso e quanto tutto ciò ci fa sentire la morsa dell’emarginazione fisica,morale e sociale.
Il Gruppo “Difendiamo i nostri diritti di disabili di Civitavecchia”






