“Pino Maggi, per non dimenticare”

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CIVITAVECCHIA – Rispondeva sempre. Nel 1975, quando i telefoni erano a rondella, Pino Maggi, capo della segretaria del sindaco (non importa quale tanto tutti sceglievano lui), rispondeva a tutte le ore.
Parlava piano, ti spiegava le cose e soprattutto diceva la verità. Anche quando faceva il capo-gabinetto era anzitutto un bravo giornalista. Avevo sedici anni e prendevo appunti, per poi correre a scrivere su-velina-in-doppia-copia-63-battute-a-riga per la cronaca cittadina de Il Tempo.
Amava Civitavecchia. La amava profondamente. E lo si capiva da come ne parlava. Ai suoi personaggi non risparmiava critiche pungenti e centrate, come se avesse un mirino telescopico, ma sempre senza perdere eleganza e sobrietà.
E sobriamente potremmo chiuderla qua. Ma, basta non se ne può più. Mi ribello alla etichetta di “un uomo di altri tempi” affibbiata come il timbro “da archiviare”.
Pino amava il silenzio, la dignità e la riservatezza. In politica apprezzava l’umiltà nella ricerca delle soluzioni condivise per il bene comune, la creativa semplicità e l’inattaccabile senso del dovere.
La sua figura ha contribuito a scrivere per la nostra città una pagina di storia, “quella storia – rubo le sue parole da un suo articolo – fatta di forti credo, di lealtà, di difesa del pubblico interesse, di sana passione per la politica, di dignità e di rispetto”.
”Quella storia – conclude l’articolo – che dovrebbe essere sempre d’esempio per le nuove generazioni ma che, troppo spesso, viene dimenticata o, addirittura, relegata al ruolo di illustre sconosciuta”.
Mi ribello in suo nome, perché in quel articolo lo aveva già fatto lui.
Ciao Pino.

Fabio Angeloni

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