“Parco di S. Gordiano, ce lo teniamo così?”

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parco spigarelli2CIVITAVECCHIA – Spett/le Redazione,
per opportuna informativa (dallo stesso Comitato di Quartiere)  e più agevole comprensione per chi non ne fosse ancora al corrente, non è superfluo  premettere in dettaglio le opere previste in gara d’appalto per la concessione d’uso trentennale a privati del Parco Spigarelli / San Gordiano: ristrutturare l’edificio, sistemare il verde, realizzare un impianto di irrigazione, sistemare i vialetti interni, realizzare un impianto antincendio, realizzare un impianto di illuminazione, demolizione recinzioni ed opere di messa in sicurezza delle stesse, ristrutturare la pista di pattinaggio esistente e bagni pubblici, realizzare un impianto di videosorveglianza, realizzare arredi urbani, realizzare un chiosco-bar in struttura provvisoria ed ecocompatibile, realizzare giochi gonfiabili, realizzare: un “freeclimbing” (arrampicata) per bambini e “parete attrezzata per adulti”, realizzare un  “fly park” (scivoli per skateboard), realizzare un “ Dog/Park”; ed infine: “il Concessionario non potrà porre alcuna limitazione all’utilizzo delle aree verdi e dei giochi liberi per bambini, né potrà porre limitazioni all’ingresso al Parco”.
A me che da 30 anni convivo a 100 metri con questo Parco, di cui potrei dire vita, morte e miracoli (più morte che vita e miracoli, in verità!) apprendere che ci si appresti (finalmente!)  a proporlo in cura non era parso un cattivo progetto; per cui non son voluto mancare all’assemblea  pubblica di Domenica scorsa, dove, però, ho sentito paventare:“abbattimento degli alberi” (che non leggo sopra); “cementificazione del Parco” (idem come prima); sbertucciare le “arrampicate” che peraltro sono già presenti e praticate in diverse Palestre cittadine da sportivi amanti del genere che non possono permettersi trasferte nel “bellunese, ed altra serie di nefaste conseguenze da eventuale affidamento a privati.  Senza, però, proposte alternative.
A fronte, dunque, del rischio di fare la fine dell’asino di Buridano e perpetuare l’attuale stato di pubblico abbandono (questa è l’alternativa al rigetto tout-court del bando) per cronica e presumibilmente ancora annosa indisponibilità di cassa municipale, vorrei capire: se ci si sta opponendo a questo specifico progetto  per motivi di paternità spuria, o per mero atteggiamento meramente ideologico (no al privato, punto!), oppure abbiamo in riserva altre e più vantaggiose soluzioni. In tal caso, però, sarebbe giusto farcelo sapere, altrimenti s’è portati a sposare la lògica di Deng-Xiao-Ping: “non importa il colore del gatto purchè acchiappi i topi”!
Per concludere: a mio avviso il problema non risiede nella forma (compartecipazione privata), ma nella sostanza di una pubblica attenzione e vigilanza; voglio dire: anzitutto chiarezza pattizia, inequivocabilità nei singoli capitoli, obbligatorietà di consenso preventivo dell’appaltante per ogni eventualità di aggiunte e/o varianti in corso d’esercizio, sanzioni per violazioni, fino alla decadenza automatica della concessione per infrazioni del gestore, es. al caso nostro,  divieto assoluto per impianti rumorosi atti a turbare la pubblica quiete. Ma soprattutto attenta, continua e tempestiva presenza dell’Ente pubblico appaltante in ogni fase e momento della gestione. Perché  spesso è proprio sulla rilassatezza o, peggio, tolleranza, o peggio ancora assenza nei controlli, che fanno affidamento i concessionari per “sgarrare” dalle regole….Esempi non ci mancano in città!

Gennaro Goglia