“Occorre agevolare l’accesso al credito delle imprese”

SoldiCIVITAVECCHIA – L’osservatorio del credito di Confcommercio-Imprese per l’Italia ha evidenziato la difficoltà di molte aziende commerciali (in pratica una impresa su due) di fare fronte al proprio fabbisogno finanziario; un terzo delle imprese hanno ottenuto un finanziamento inferiore a quello richiesto, o addirittura non lo hanno ottenuto per niente, e diminuisce la quota di imprese che riescono ad ottenere il finanziamento (dal 55,8% al 49,8%).
E’ aumentata significativamente la cosiddetta “area di irrigidimento” costituita dalla somma della percentuale delle imprese che si sono visto accordare meno credito, rispetto a quello richiesto o che non se lo sono viste accordare affatto.
Molte banche, praticamente, hanno chiuso i rubinetti, ed 1 impresa su 2 si trova in difficoltà reali nell’accesso al credito.
Delle aziende ovviamente le più a rischio sono le cosiddette microimprese.
Sarebbe sufficiente un giro per il mercato di Civitavecchia, tra i banchi ma anche tra le aziende a posto fisso, per sentire le evidenti difficoltà e il problematico rapporto con le banche, aggravato dal fatto che le stesse aziende vengono da circa tre anni di sofferenza economica, quindi stremate.
Banche che, ovviamente si trovano anche esse, in difficoltà finanziarie, ma debbono essere consapevoli del ruolo propulsivo che hanno a favore del territorio; in particolare nei confronti di aziende locali che rischiano di pagare localmente un pesante tributo alla crisi finanziaria e dei consumi.
Sarebbe pertanto utile che le banche più legate al territorio, per un numero limitato di imprenditori a cui ad una crisi strutturale già grave a livello nazionale, se ne è aggiunta un’altra fatta da ritardi, lungaggini e ristrutturazioni, ipotizzassero interventi concreti, per dare prospettiva al sistema economico cittadino, utilizzando e valorizzando il ruolo dei vari consorzi fidi.
Questo insieme a una serie di proposte già fatte da altri partiti e movimenti politici, come un fondo di solidarietà, o l’abolizione o la restituzione di alcune tasse comunali, permetterebbe di superare un momento di crisi gravissima per aziende, che pur di sopravvivere potrebbero ricorrere a forme di approvvigionamento del credito in maniera irregolare.
Se ne faccia carico la politica, i partiti, che sempre secondo uno studio di Confcommercio-Imprese per l’Italia, costano ad ogni nucleo familiare 350 euro l’anno.
Soldi ben spesi se portassero realmente avanti le esigenze di famiglie e imprese che nonostante tutto, e contro tutti continuano a creare lavoro.

Tullio Nunzi – Confcommercio