“Nuovi negozi, barriere di sempre”

211

Barriera architettonicaCIVITAVECCHIA – Spettabile Redazione,
ancora una volta sento il dovere di informare l’opinione pubblica riguardo la mancanza di attenzione verso i disabili motori.
Il disabile motorio (per chi ancora non lo avesse capito in questo Comune) è quella persona che maggiormente si trova davanti tutta una serie di ostacoli, ben definiti sotto il nome di barriere architettoniche.
La mia attenzione è rivolta alle nuove attività aperte recentemente al Pirgo. Logicamente chi non vive problemi di natura motoria non riuscirà a comprendere pienamente quanto andrò di seguito a descrivervi. Quello che intendo dire.. aprire un attività al pubblico, non significa fare una selezione all’entrata di chi può entrare  e di chi rimane fuori ma, quanto meno ci si aspetta di trovare un’apposita pedana (di vario genere) che vada ad eliminare quel fastidiosissimo gradino e ti vede escluso o ti impedisce di entrare liberamente come ogni altro cittadino che si rispetti. Invece cosa succede? Si inaugura la nuova attività e ci si dimentica che siamo tutti cittadini di seria A.
Quante volte mi sono avvicinato ad un negozio in fase di ristrutturazione ed ho chiesto  ai presenti proprietari se si sarebbero ricordati di realizzare una pedana per consentirmi di entrare dentro la loro attività e compiere quelle normali funzioni di cittadino; sapete cosa mi rispondevano? Il comune ci fa osservazioni, non ci fa mettere la pedana per i disabili. Quindi ad oggi se vediamo un’attività priva di pedane, sta a significare che il comune di Civitavecchia e tutti i suoi organi di controllo, sono inadempienti e privi di formazione verso le disabilità motorie.
Le attività che stanno nascendo sul lungo mare, hanno l’obbligo di adeguarsi e non affidarsi al politichetto di turno che li agevola, ignorando le attuali leggi o decreti ministeriali, ect..
I vigili urbani, organo di controllo del comune di Civitavecchia, hanno il dovere di andarsi a vedere le attuali leggi che regolano l’integrazione sociale del diversamente abile e informare tutti i commercianti ad adeguarsi per il superamento delle barriere architettoniche.
Esempi classici di barriera architettonica sono: scalini, porte strette, pendenze eccessive, spazi ridotti. Esistono innumerevoli casi di barriere meno evidenti, come parapetti “pieni”, che impediscono la visibilità ad una persona in carrozzina o di bassa statura; banconi da bar troppo alti, sentieri di ghiaia o a fondo dissestato. Nel caso di persone non vedenti possono rappresentare casi di barriera architettonica anche semafori privi di segnalatore acustico od oggetti sporgenti.
Possiamo affermare che dalla definizione di barriera architettonica, anche attraverso la lettura del documento ICF del 2001, siamo passati al concetto di conflitto uomo-ambiente, ovvero a quella serie di ostacoli ed impedimenti, di forma temporanea o permanente, che impediscono all’utente di fruire in piena sicurezza di tutta quella serie di funzioni, attrezzature e servizi che lo spazio antropizzato dovrebbe garantire a tutte le categorie d’utenza. In tal senso accanto alle barriere fisiche e percettive si apre il mondo delle barrire comunicative, ovvero di tutti i segnali che l’ambiente genera nei confronti dei propri fruitori.
Le normative di riferimento per eventuali approfondimenti sono: legge 13/89; D.M.236/89; Legge 104/92; DPR 503/1996; DPR 380/2001 (Artt. 77-81).

Marco Bertella