“Mensa: Civitavecchia paese dei Balocchi”

FlavioniCIVITAVECCHIA – Quest’anno l’amministrazione comunale, nell’intento di coprire maggiormente i costi per il servizio mensa scolastica, ha apportato degli aumenti considerevoli alle tariffe, anche del 308,5 %.
Purtroppo tale obiettivo difficilmente verrà raggiunto. Infatti le maggiori entrate dovute all’aumento delle tariffe saranno compensate dalle perdite dovute alla maggior fascia di esenzioni, unica in tutta Italia di € 10.000,00, sempre se tali entrate ci saranno, visto che già alcuni genitori hanno spostato i figli a tempo ridotto e qualche dirigente scolastico ha autorizzato a portare i figli a casa per il pranzo.
Purtroppo lo strano meccanismo dell’ISEE fa si che nella fascia di esenzione rientrino anche lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che magari arrotondano con lavori non dichiarati propri o del coniuge, e che conducono una vita agiata permettendosi, Suv, palestra, piscina, per se e per i figli, viaggi ed altro, e che negli anni precedenti hanno sempre pagato la mensa senza problemi e quest’anno, in tempi in cui anche il Governo nazionale ci chiede sacrifici, hanno avuto questo regalo dalla nostra amministrazione comunale.
Per contro, chi appartiene alle fasce paganti, in molti casi lo è perché entrambi i coniugi lavorano, e visto il fenomeno del pendolarismo a Civitavecchia, tanti di questi sono costretti a maggiori spese, per viaggiare, per pranzare fuori casa, per asili nido, baby sitter ecc, e mandare i figli a scuola a tempo pieno diventa una necessità, o magari ha anche una casa di proprietà con un mutuo, e anche se paga 7.000,00 € o 8.000,00 € all’anno di mutuo lo strano meccanismo dell’ISEE non tiene conto di quanto paghi per il mutuo ma solo del debito residuo, e solo se questo supera i 50.000,00 €, mentre i soldi pagati per l’affitto vengono detratti interamente dal reddito.
Inoltre chi supera anche di un euro i 30.000,00 € di ISEE, con le attuali tariffe dovrebbe pagare quanto chi raggiunge i 100.000,00 € o cifre ancora più alte.
Pertanto sarebbe auspicabile, oltre ad un maggior numero di fasce ISEE, e qualche Comune ne ha 10, un ritorno alla vecchia soglia di esenzione. Forse ciò può sembrare impopolare e nessun politico di maggioranza od opposizione, farà mai una proposta simile, ma necessario, altrimenti allo stato attuale la scuola a tempo pieno rischia di sparire, e con essa anche tanti posti di lavoro e non solo del personale della mensa ma anche di personale docente e non docente della scuola.
Ricordo che mentre altri servizi, quali scuolabus soddisfano un’esigenza strettamente correlata alla frequenza della scuola, cioè se il bambino non va a scuola non ha necessità dello scuolabus, pranzare è un’esigenza fisiologica del bambino alla quale i genitori devono provvedere indipendentemente dalla frequenza della scuola e non si può pensare di liberarsi di quest’obbligo mandando il figlio a tempo pieno, e sarà secondo questa logica che qualche comune ad esempio Asti non prevedono nessuna fascia di esenzione.
Se poi, invece, nonostante le minori entrate, il servizio mensa dovesse partire ugualmente, ci sarebbero i presupposti per una segnalazione alla Corte dei Conti, cosa che qualsiasi cittadino potrà fare in modo gratuito, se si accertasse o solo si avesse il dubbio che i proventi tariffari, ossia le entrate per il servizio mensa siano inferiori al 36% del costo complessivo del servizio.
Tanti Comuni che hanno stabilito criteri di esenzione più razionali, ed un maggior numero di fasce ISEE riescono ad avere tariffe al di sotto dei 4,00 €. anche per i redditi più alti.

Lettera firmata