“Ma i politici sono davvero tutti uguali?”

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comuneCIVITAVECCHIA – In questi giorni, specie uno come me che è ” connotato politicamente”, al bar, mentre prende il primo caffè della mattina, sente parlare moltissimo delle elezioni. I più chiassosi, generalmente, sono gli antipoltici. Infatti se al bar dici “i politici sono tutti uguali” normalmente ottieni il massimo del consenso, ancora di più se dici che sono tutti ladri. Tidei c’ha cento case, D’Alema un isola tropicale, Moscherini mezza isola d’ Elba… e giù, tutti a dire, “è vero, è vero, è tutto un magna-magna”. Per cui se volete che qualcuno vi offra il caffè sapete cosa dire al bar. Più complicato è, in realtà, se volete fare un discorso più approfondito, privo di scempiaggini e di luoghi comuni. Io ho provato. Ma non è semplicissimo.Il rivoluzionario da bar, poi, trova in internet e su Facebook, in particolare un terreno straordinariamente fertile per i suoi luoghi comuni. Se vi fate un giretto sulla vostra home page non avrete difficoltà a trovare decine di link, di immagini, di video dove il succo è la condanna della politica in generale. Tutti quei link hanno un mucchio di mi piace. Quindi se volete essere popolari non avete che da condividerli. Ma sarà vero che i politici sono tutti uguali? Sarà vero quello che il pensionato baby strepita mentre beve il cappuccino al bar, riprendendo quello che ha sentito urlare da Grillo sul suo sito? Insomma i politici sono tutti uguali? Votare per (mi scusino se faccio i loro nomi, ma sono entrambi degli amici e quindi non se la prenderanno ) Daniele Perello o Marco Piendibene è la stessa cosa? Tidei è uguale a Moscherini? Se voti il Pd o il Pdl gli eletti si comporteranno nello stesso modo, voteranno allo stesso modo, faranno le stesse scelte? Ovviamente io non sono d’accordo. Non è affatto vero che i politici sono tutti uguali e, tanto per far nomi, Rosy Bindi non equivale a Daniela Santanchè. Quelli che ve lo dicono o vi stanno fregando, perchè in realtà vogliono essere votati loro, oppure semplicemente non sanno quello che stanno dicendo. Inoltre l’antipolitica non tiene conto di un fatto semplicissimo. Chi dovrebbe occuparsi del’amministrazione dello stato, delle regioni e così via? Se costoro non devono essere scelti con il meccanismo elettorale come devono essere scelti? I partiti hanno un sacco di difetti ma rappresentano uno strumento con il quale ciascuno può partecipare alla gestione del proprio paese, militando, contribuendo a far si che i partiti migliorino, candidandosi. Anche in queste elezioni amministrative si tenta questo giochetto ma, secondo me, non si tiene conto dell’unica legge elettorale davvero efficiente che è proprio quella che regolamenta le elezioni nei comuni. Con il nostro voto possiamo scegliere il sindaco che ci pare migliore e un singolo candidato consigliere tra tutti coloro che si sono candidati. Trattandosi di comunali stento a credere che ciascuno di noi non conosca bene, personalmente, almeno uno degli oltre 600 candidati consiglieri e non abbia qualcuno cui dare credito, qualcuno in grado di fare bene e di non tradire le sue aspettative. L’unico rischio, sempre secondo me, è di sprecare il voto e di sostenere qualcuno che non chances di riuscita. Io ho un carissimo e vecchio amico candidato in una lista “minore” ma non lo voterò. Gli voglio bene, lo stimo ma non lo voterò perchè non ha alcuna possibilità di essere eletto. E così vale per il voto del sindaco, anzi nel caso del sindaco la questione è ancora più seria. Infatti non è un mistero per nessuno che i candidati che hanno possibilità di vincere sono solamente due. Non votare per uno dei due, scegliendo un altro dei restanti 7 candidati sindaci, significa, in sostanza, favorire l’altro e se quel candidato sindaco che hai votato non raggiunge nemmeno il quorum, il tuo voto avrà anche favorito l’elezione di un consigliere dello schieramento a te avverso. E siccome la riforma ha abbassato a 24 il numero dei consiglieri comunali, affidandone 14 alla maggioranza e 10 all’opposizione, non è affatto indifferente chi siano costoro. Se siano cioè persone in grado di tenere fede al patto sottoscritto con coloro che li hanno votati oppure, come è accaduto troppo spesso in questi ultimi anni, casaccari, come li definisce un mio amico giornalista. C’ è bisogno di politica (buona) e non di antipoltica. Comunque se mi vedete al bar offritemelo lo stesso il caffè, anche se non vi dirò che è tutto un magna-magna…

Roberto Fiorentini