LADISPOLI – “[…] Dispiace, infatti, ricordare come in questi ultimi quindici anni la tracotanza di una ristretta oligarchia si sia presa giuoco di Voi […] come il Vostro animo si sia lasciato corrompere dall’inazione e dall’indolenza.”
[…] Ma chi sono costoro, che han fatto propria la Repubblica? Uomini scellerati, dalle mani grondanti di sangue, di avidità smisurata, ribaldi e superbi, a cui lealtà e decoro e devozione e tutto ciò che c’è di onorevole e di disonorevole serve solo a cavarne profitti. […] Ma se tanta cura Voi aveste della libertà, quanto essi sono assetati di tirannide, indubbiamente la Repubblica non sarebbe, come ora, messa a sacco e i benefici che da Voi possono venire andrebbero agli uomini migliori, non ai più sfrontati. […] Discorso del tribuno della pleble Memmio ai populares, dal “Bellum Iugurthinum” di Sallustio (86 a.C. – 35 a.C.)
Sallustio denunciava, attraverso le sue Opere, i fattori della crisi politica e l’incapacità della nobilitas corrotta a difendere lo Stato. Di fatto la virtus romana, che era stata sostituita dall’avidità di ricchezza e potere, apparteneva ormai al glorioso passato dell’Impero. Memmio, nel discorso tratto dal Bellum Iugurthinum, incitava la plebe a distaccarsi da quella inazione e indolenza che permetteva passivamente alla nobilitas corrotta di occuparsi esclusivamente dei suoi profitti a svantaggio della res publica. Le parole del tribuno della plebe, rese eterne dal potere della penna, non permangono nella mente del cittadino qualunque come antichi relitti di un passato remoto. Sorge, nel corso dei suoi pensieri, una considerazione che forse grava sulle spalle dell’intera società ladispolana: è incredibile e, allo stesso tempo, inquietante che un discorso risalente a più di duemila anni fa potrebbe essere tenuto, oggi, davanti ai posteri degli ascoltatori di quel tempo e risultare, tuttavia, attuale e vero. Allora, quel cittadino qualunque si chiede: a che scopo l’umanità studia il suo passato se poi ricade perennemente negli stessi errori? “[…] abbiamo perso orgoglio e dignità. Nessuno si dimette. Sono tutti pronti a chinare il capo, a mantenere il posto, a guadagnare, a sopraffare, ad intrallazzare. Non c’è nessuna dignità da nessuna parte. La generazione politica attuale è corrotta, è malata, va spazzata via non so da che cosa o da chi, o meglio, lo saprei, ma lasciamo andare.” (Dall’intervista a Mario Monicelli).
Nel ritratto di Monicelli, si ritrova la stessa generazione corrotta dalla nobilitas romana del I secolo a. C., di nuovo, la classe dirigente si occupa dei propri interessi a svantaggio dell’intero Stato, Ladispoli, nel nostro caso, e che i “nuovi populares” subiscono questa situazione senza alzare mai la voce davvero, senza un reale ed efficace tentativo di aprire una finestra di riforma sull’aria viziata che aleggia (qualcuno nella precedente campagna elettorale aveva parlato di un “palazzo di vetro”), ma con tanta indifferenza sulla corruzione dilagante nelle Istituzioni politiche. Quella stessa indolenza e inazione di cui parlava Memmio, si è potuta riscontrare nelle innumerevoli volte in cui nessuno ha impedito che i “nostri” personaggi politici di rilievo abusassero della propria posizione per accrescere la propria ricchezza, ottenere più potere o sottrarsi alla legge promuovendo, addirittura, una condotta anticostituzionale. Il cittadino qualunque vive sulla propria pelle la crisi dell’antica res publica. Al tempo della congiura sventata da Marco Cicerone, Catilina traviava e corrompeva la gioventù romana, oltre ad assoldare criminali, disperati, e uomini vili di ogni genere, al fine di ottenere con la violenza il potere per istaurare la sua dittatura. Oggi la classe dirigente da lo stesso esempio di corruzione e totale noncuranza della legalità al cittadino qualunque, che naviga sulle acque, di giorno in giorno più profonde, dell’assuefazione al crimine e al degrado della democrazia. Nella stessa ipocrisia, nell’insensibilità verso i più deboli della società, nella sete di potere sociale, che si appura nella nuova gioventù, in un crescendo spiazzante, il cittadino qualunque scorge il modello della grande depravazione politica odierna, ma anche quella stessa che Catilina diffondeva infettando la virtus romana.
Ma perché la società adulta crede fermamente nella propria superiorità e nell’inesperienza e nell’incapacità di agire dei più giovani se poi la realtà sociale e politica da essa creata dimostra che non ha assolutamente assimilato i saggi insegnamenti dei posteri e che, anzi, favorisce, con la passività di alcuni e la prepotenza di altri, l’inquinamento delle nuove generazioni con valori distorti. Nessuno si rende conto dell’inesorabile voragine in cui questa meravigliosa cittadina sta precipitando per il semplice fatto che la lentezza della discesa e le distrazioni della quotidianità di ognuno allontanano le menti dalla percezione della crisi morale. Basti pensare all’inaudita gravità dell’apatia generale rispetto alla situazione di oggi. I Ladispolani che provano un profondo ribrezzo per ogni atto di offesa alla democrazia ed alla legalità ormai sono pochi. La stragrande maggioranza è talmente abituata a fatti del genere (affittopoli?… approvazione debiti fuori bilancio… opere incompiute abbandonate a marcire… ulteriore cementificazione del territorio… bandi di concorsi continuamente modificati… etc.) che si limita a commentare con frasi qualunquiste come “Che ci vuoi fare? La situazione non cambierà mai…”. Sono pochi coloro che leggono e si informano, la maggior parte preferisce soap opera, reality show e tutto il resto dei programmi che in un numero sempre più elevato si aggiungono alla discarica della tv trash. In questo modo, solo quei pochi reagiscono davvero, giorno dopo giorno, alla cruda realtà della decadenza della città. Il cittadino qualunque tiene anche in considerazione il fatto che negli ultimi decenni la maggior parte della popolazione non si è preoccupata affatto di salvarsi dalla rovina, in cui la corruzione e il monopolio del potere dei più grandi e forti la sta ancora trascinando, allora, forse, merita la punizione di soccombere a causa della propria insensibilità. Forse il problema ha origini troppo radicate, forse ci si concentra su complicazioni sbagliate, e forse il vero problema è la natura di questo popolo che, come dice Monicelli, “sono 300 anni che è schiavo di tutti” e non possiede alcuna dignità o onore indispensabili per reagire e uscire dall’inazione, o forse non li ha mai posseduti?
“Come finisce questo film maestro?” ”Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione… C’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto.”
Non c’è alcuna ragione “politica” per continuare a vivere nel silenzio: mi rivolgo ai giovani, ai disoccupati, agli imprenditori e ai commercianti onesti, a tutti i cittadini “non allineati con il sistema”, è giunto il momento di far sentire un “No” a questa politica viziata dove l’opposizione siede sui banchi della maggioranza (approvazione debiti fuori bilancio). L’amministrazione di questa città bisogna considerarla come un grande condominio dove i condomini (cittadini) imparino a partecipare alla vita politica e a chiedere conto agli amministratori sul destino dei Tributi pagati. Mai più opere incompiute lasciate a marcire! Se non siete in grado di governare siete pregati di uscire e in silenzio dal Palazzo.
Giuseppe Corbo – Presidente del movimento politico culturale “Forza e Unione”







