CIVITAVECCHIA – Come premessa mi corre l’obbligo di condividere una affermazione del presidente della Confcommercio Palombo: questa amministrazione non ha colpa dei debiti che ha ereditato; tuttavia la stessa amministrazione deve trarre lezione dagli errori commessi da chi l’ha preceduta.
Nella situazione in cui ci troviamo, di vera tragedia economica per famiglie e imprese, un ruolo importante l’ha svolto in negativo l’inadeguatezza politica di chi ha occupato rilevanti posizioni pubbliche. Non per niente le varie aziende comunali hanno costi sardanapaleschi: se sono stati fatti debiti e assunzioni clientelari, che ora le aziende e i cittadini dovranno ripianare, sicuramente non si può addebitare la colpa ai commercianti: obbligati ad un servizio di scarsa qualità e a pagare tasse più alte.
Bisogna rendersi conto che la situazione del terziario ormai è tragica: consumi in rosso, imposte al massimo, un sistema fiscale ormai da paesi finnici, a cui però fanno riscontro servizi da terzo mondo. A dicembre ci sarà un vero ingorgo fiscale: Iva, Imu, Tares, acconti Irpef, Ires, Irap.
Sia chiaro che questo non giustifica l’evasione fiscale o altro; evadere significa fare concorrenza sleale a chi fa il proprio dovere.
Però siamo arrivati al punto che molto spesso si evade, certamente sbagliando, ma come ultima spiaggia per non chiudere o per poter pagare i propri dipendenti.
Bisogna pertanto dare segnali forti di discontinuità e riconoscere con i fatti e non con le parole la centralità delle imprese.
Se gli ambulanti del mercato protestano non è un complotto contro la amministrazione: semplicemente che i tempi della politica sono diversi da quelli delle aziende, che o sono allo stremo o hanno chiuso.
E pertanto bisogna anche capire il senso di delusione o avvilimento verso la politica in generale. Non è sicuramente giusta una società dove chi produce è vessato.
Credo che in tempi incerti occorre saper prendere decisioni innovative e non dare la sensazione di fare semplice cassa, con tasse e balzelli per ripianare debiti.
Si avvii una crociata contro il demerito, il favoritismo, il clientelismo che in questa città hanno prodotto sfasci, determinando una criminosa avversione all’eccellenza; si investa non nei settori bolliti ma in quelli che a Civitavecchia hanno creato lavoro occupazione e benessere; si privilegi l’intelligenza, la creatività e le idee; si comprenda la legittima rabbia del ceto medio e degli operatori del terziario. La rivolta contro la pressione fiscale non è solo di Civitavecchia, né è manifestazione di egoismo, ma reazione a tenere in vita le proprie attività.
Si tenga viva la capacità di cambiamento che era nel programma elettorale; bisogna tagliare i rami secchi presenti nella spesa pubblica e lavorare non sulla speranza (virtù triste) ma sui progetti, per eliminare la sensazione di un semplice tirare a campare.
Tullio Nunzi – Confcommercio







