CIVITAVECCHIA – In tema di sicurezza, il decreto del fare non interviene a semplificare, ma ad abbattere garanzie e diritti dei lavoratori.
Già il ministro Sacconi, a suo tempo, tentò ripetutamente di depotenziare la normativa per ridurla ad un mero sistema di autocertificazione, riuscendo nell’intento di alleggerire quel sistema sanzionatorio che rappresentava la reale novità del decreto 81/08.
In perfetta linea con il predecessore, il governo Letta spaccia oggi per semplificazione quello che costituisce un chiaro attacco alle garanzie ed al diritto di lavorare in luoghi sicuri.
Intervenendo a tutto campo: dalla sorveglianza sanitaria alla formazione ed informazione, alle regole negli appalti e subappalti, ai rapporti con i rappresentanti dei lavoratori, riducendo tutto a parametri di natura temporale che ben poco c’entrano con la valutazione dei rischi.
Nell’era della precarietà, in cui si assiste al disinvolto e rapido spostamento nelle più diverse aree di impiego, non si assume ad indicatore il rischio specifico su cui formare ed informare il lavoratore, ma un generico dato di 50 giorni distribuiti nell’anno solare di riferimento: per intenderci, al precario neo-assunto per lavori di cantiere, può essere convalidata la formazione di un precedente impiego, magari come fioraio!
Anche negli obblighi di coordinamento tra committente ed appaltatore negli appalti e sub-appalti, viene ampliato un criterio di tipo temporale, in realtà già introdotto nelle precedenti incursioni, che passa da due a dieci giorni, come soglia sotto la quale non esiste obbligo di redazione del documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (il DUVRI): praticamente non esiste obbligo di coordinare le misure di prevenzione e protezione!
Ma ancora, il suddetto documento nel quale si articolano ed individuano valutazione dei rischi, misure di prevenzione, dispositivi di protezione individuale e collettiva, costi per la sicurezza legati all’appalto, gestione delle emergenze… può essere semplicemente sostituito dalla nomina di un addetto di fiducia, che racchiude in sé l’intero scibile: spazzati via gli obblighi di coordinamento, la tracciabilità delle valutazioni dei rischi specifici, delle misure di prevenzione adottate …
Si potrà ed anzi si dovrà ancora andare avanti nella disamina del provvedimento, in un’opera di controinformazione che si sta sollevando da più parti del mondo del lavoro e degli operatori della sicurezza e che, c’è da augurarsi, si traduca in un impegno a far ritirare il provvedimento, figlio di una logica ottusa che identifica la sicurezza con un costo su cui risparmiare.
Sinonimo di inciviltà sotto il profilo sociale e di totale ignoranza, sotto quello economico: perché sono gli infortuni sul lavoro a rappresentare il vero costo per la collettività, non la prevenzione.
Una logica che d’altra parte è propria di questo abusivo governo delle larghe intese, un Monti – bis che continua a far cassa sulle spalle e (è il caso di dirlo) sulla pelle dei lavoratori.
Lucia Bartolini – Associazione “Labor tuto”







