“Cronaca di un disastro annunciato”

quiz concorsoROMA – Sono una delle migliaia di aspiranti docenti che nel mese di luglio hanno partecipato al concorso più grottesco della storia dei concorsi pubblici italiani: la preselezione per il Tfa, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo che permette di conseguire l’abilitazione. Grottesco già negli intenti, se si pensa che i futuri abilitati dovranno sostenere un ulteriore concorso per accedere all’insegnamento.
Ma i paradossi non si sono limitati alle premesse e hanno inficiato sia le prove che le valutazioni: innanzitutto con la somministrazione di test basati sul nozionismo più becero e antididattico, col risultato (tristemente noto) di pochissimi ammessi per ogni singola classe di concorso. Si è poi sforata ogni assurdità con il successivo riesame delle domande che il Ministro ha predisposto per ovviare all’increscioso esito.
Sì, perché la commissione incaricata di rivedere i vizi di forma, in uno slancio di magnanimità, ha riconosciuto come errati un numero di quesiti che varia dai 10 ai 26 per test (su un totale di 60!), il che equivale per alcune discipline a circa un terzo dei quesiti stessi.
Se questo non fosse già abbastanza per mettere in discussione la validità delle selezioni, si dovrebbe anche considerare il risvolto ampiamente lesivo nei confronti di chi avendo risposto già correttamente alle domande “rivalutate” si è visto scavalcare da altri candidati, che proprio per averle sbagliate hanno beneficiato dell’abbuono di 0,5 punti per ciascuna domanda.
Se non vogliamo parlare di incompetenza (le domande riviste erano, infatti, di imbarazzante fattibilità, mentre quelle ambigue o mal formulate sono state marginalmente prese in considerazione), bisognerà riconoscere che si sia trattato di un modo per favorire almeno le università, che stando alla prima correzione si sarebbero ritrovate con pochi ammessi e dunque magri incassi! Credo che, contrariamente alla soddisfazione espressa dal Ministro per i tempi rapidi con cui si è cercato di restituire “serenità” ai candidati, ci sia parecchio da interrogarsi su tali modalità di reclutamento che hanno rivelato uno scandaloso livello di (in)competenza nella preparazione delle prove e nella valutazione delle stesse.
Tutto ciò è inaccettabile da parte di un’istituzione come il Miur che avrebbe dovuto garantire equità e merito, valori che sono alla base dell’istruzione scolastica, tanto più se si considera che trattandosi dei formatori delle generazioni future vi è in gioco non solo la sorte della nostra cultura, ma della democrazia stessa.

Vera Raciti