“Cosa faremo l’8 marzo?”

TomassiniCIVITAVECCHIA – Torniamo a parlare di donne.
In genere si fa nel mese di marzo e da qualche anno sempre meno. Quest’anno però è accaduto qualcosa che ha rotto schemi  e riti ormai troppo ripetitivi ed ha aggiunto ad un dibattito stanco nei toni ,ma mai nei contenuti,elementi innovativi che solo la mente delle donne poteva offrire.
Non so se dobbiamo dispiacerci o meno dell’incredibile ma doveroso battage mediatico dedicato al caso Ruby, certo è che ha aperto uno squarcio su un’idea della vita e dei rapporti fra generi, che da troppo tempo ci provocava un disagio che si aveva  un certo pudore ad esprimere, in quanto poteva essere scambiato per facile moralismo.
Le donne della mia generazione si sono dedicate alle battaglie per la tutela dei diritti raggiungendo obiettivi importanti che fanno del sistema legislativo italiano in materia, uno dei più avanzati d’Europa.
La effttiva parità di genere e la rappresentanza nelle istituzioni sono però gli obiettivi non raggiunti pienamente, divari culturali, fessure aperte attraverso le quali si è inserita una reazione della cultura dominante che oggi noi definiamo forse riduttivamente come “berlusconismo”.
Questa cultura del potere maschile ha diffuso attraverso i possenti mezzi di comunicazione che ha avuto a disposizione, una sorta di femminilità leggera, tanto leggera che da gradevole è diventata inconsistente, quindi non portatrice di una rivalità pesante nella gestione della cosa pubblica, dell’economia, quindi del potere.
Ho letto una lunga ed articolata riflessione proposta da Lara e Valentina, rappresentanti del Polo Civico, le quali esprimono una decisa condanna verso losfruttamento del corpèo femminile da parte dei media e del potere ma allo stesso tempo condannano le ragazze che si prestano a questo come se diventassero loro le corruttrici.
Mi sento di dire a Sara e Valentina che il modo peggiore per affrontare il tema del rispetto delle donne nella società è condannare le donne.
E’ uno schema di ragionamento vecchio, se mi posso permettere, così come sostenere che pochi esempi di eccellenza come la Montalcini o la Hack possano dimostrare che, se vogliono, le donne si possono affermarsi in ogni settore. Non è così.
Non si deve, a parer mio, certificare l’eccezionalità di poche ma la normalità di tutte, a qualsiasi livello agiscano e producano per la società.
Tutte le aspirazioni sono leggittime, anche delle tante giovani che hanno doti,talento e forza morale per affermarsi nel mondo dello spettacolo e guai a chi tenta la caccia alle streghe.
Il problema vero è che noi donne siamo più numerose degli uomini e contiamo infinitamente meno.
Il deficit di rappresentanza istituzionale pesa sempre di più nella nostra società perchè nega alle donne di affermare il pensiero delle donne e di comunicare esse stesse  l’autenticità dell’immagine femminile.
A Sara e Valentina vorrei anche ricordare che nell’istituzione di governo cittadino le donne, dopo tanti anni, non sono rappresentate e questa è la prima considerazione che dovremo fare l’8 marzo, scevre da condizionamenti particolari ma con la forza delle idee.
Auspico infine che in vista del prossimo 8 marzo torniamo a parlare di noi, non solo fra noi ma anche e soprattutto con gli uomini che il 13 febbraio ci hanno affiancate, per la prima volta, in una giornata memorabile per tutti.
La città che vorremmo può essere l’argomento che unifichi diverse esperienze di vita, un incontro tra sensibilità diverse e diverse generazioni per portare idee e progetti  non contro qualcuno ma per vivere tutti meglio.

Annalisa Tomassini