CIVITAVECCHIA – Tutto si logora, anche le ricorrenze. Nella perdita di senso e di significati indotta da una comunicazione essa stessa maschilista (come ignorare l’uso del corpo femminile nella pubblicità?),
che cosa è per noi ormai il Primo Maggio? Il 25 aprile? Il 2 giugno?
Anche per l’otto marzo si assiste allo svuotamento del significato originario di una ricorrenza nata per non far dimenticare una strage di donne (bruciate vive!) lavoratrici.
Cosa è diventata? Una festa della mamma? Una festa della fidanzata? Una festa della moglie? È l’ora d’aria gentilmente concessa?
L’otto marzo è e deve essere l’appello alla lotta per l’eguaglianza di diritti delle donne e di tutte le persone.
Deve essere il giorno in cui si riflette su quanto abbiano dato all’umanità il pensiero e i movimenti delle donne.
Per questo ogni giorno è/sia l’otto marzo.
Gino Ciogli







