“1, 10, 100, 1000 Pussy Riots!”

pussy riotsCIVITAVECCHIA – Abiti colorati, improbabili passamontagna, identità segrete celate da ancora più improbabili nomi da battaglia. Questo almeno finché un poliziotto non toglie i cappelli e trova un volto ed un nome certo cui associare la Pussy Riot appena arrestata.
Salite agli onori della cronaca per i concerti lampo contro Vladimir Putin nelle strade di Mosca, vere e proprie performance situazioniste tra il dada ed il punk, le Pussy Riots hanno avuto la loro “consacrazione” occupando la Cattedrale di Cristo Salvatore e cantando la loro “Preghiera alla Santa Madre e Benedetta Vergine per cacciare Vladimir Putin”. La reazione del clero ivi presente è stata a dir poco rabbiosa. Chiaramente alla problematica politica si associa quella anticlericale; il patriarca di Mosca, Kirill I, è di fatto uno dei pilastri portanti della politica interna russa, avendo stretto con Putin un accordo tra “gentiluomini” che somiglia ad un vero e proprio patto tra trono ed altare, nella migliore delle tradizioni reazionarie. Arrestate dalla polizia per teppismo, un reato che può costare fino a sette anni di carcere, sono diventate un mito dell’est Europa. A Praga, lo scorso maggio, durante un concerto di beneficenza a loro favore, hanno incassato anche il sostegno dei” Plastic People of the Universe”, gruppo rock ceco, praticamente sconosciuto in occidente, che però tanto si battè durante e dopo la primavera di Praga.
Ma il collettivo delle “Pussy Riots”, in tutto una trentina di elementi, non si limita ad invettive contro Putin e la religione, ma tocca tutti i problemi del paese, ivi compreso quello della condizione femminile. Per dare un’idea del clima che si respira nei confronti delle donne nella santa madre Russia è bene riportare questo aneddoto. Un giudice, con somma benedizione di Putin, un po’ di tempo fa ha assolto un datore di lavoro che molestava tutte le sue dipendenti, con la seguente motivazione: “le pago, sono mie, ed è giusto che io le utilizzi anche sessualmente”. Nonostante le prove a carico il magistrato ha assolto l’imprenditore con una motivazione che in Europa provocherebbe interrogazioni parlamentari, cortei e ribellioni. In pratica, a partire dal basso tasso di natalità della Russia, chiunque pensi di mettere incinta una donna andrebbe, secondo la tesi del magistrato, encomiato, perché, creando o operando per creare nuovi cittadini, farebbe il bene della nazione.
Quindi ben vengano le Pussy Riots, al momento sotto processo; esse non sono pericolose terroriste, ma artiste e, per la maggior parte, madri di famiglia che credono che adoperando la musica e l’arte si possa dare un grande contributo allo svecchiamento ed al progresso della società russa, regredita, dopo la spinta rivoluzionaria e le sue enormi contraddizioni, in piena età zarista.
1, 10, 100, 1000 Pussy Riots!

Mario Michele Pascale – Psi