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	<title>Nature Communications &#8211; Centumcellae News</title>
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		<title>CNR : scoperto un meccanismo per &#8220;affamare&#8221; i tumori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 12:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[claudia ghigna]]></category>
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					<description><![CDATA[In uno studio diretto da Claudia Ghigna, dell’Istituto di genetica molecolare Luigi Luca CavalliSforza del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Cnr-Igm), in collaborazione con diversi centri di ricerca e università italiane e internazionali, è stata individuata una nuova variante proteica espressa unicamente sulla superficie dei vasi sanguigni tumorali. I risultati dello studio, sostenuto da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In uno studio diretto da <strong>Claudia Ghigna</strong>, dell’<strong>Istituto di genetica molecolare Luigi Luca</strong> <strong>CavalliSforza</strong> del <strong>Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia</strong> (Cnr-Igm), in collaborazione con diversi centri di ricerca e università italiane e internazionali, è stata individuata una nuova variante proteica espressa unicamente sulla superficie dei vasi sanguigni tumorali. I risultati dello studio, sostenuto da <strong>Fondazione AIRC</strong> per la ricerca sul cancro, sono stati pubblicati su <strong>Nature Communications</strong>.<br />
“Questa nuova variante contribuisce a rendere il cancro più aggressivo e rappresenta un nuovo marcatore tumorale e un possibile bersaglio molecolare”, spiega la ricercatrice. “La crescita dei tumori è infatti strettamente correlata ai nutrienti forniti dai vasi sanguigni associati al tumore: limitare lo sviluppo di questi ultimi rappresenta quindi una possibile strategia terapeutica per ‘affamare’ il tumore e renderlo maggiormente suscettibile alla chemioterapia”.<br />
La ricerca mostra come, attraverso il meccanismo noto come ‘splicing alternativo’, le cellule dei vasi sanguigni producano una nuova variante della proteina UNC5B mai descritta prima, chiamata UNC5B- 8. “Lo splicing alternativo è un meccanismo cosiddetto di ‘taglia e cuci’, che consente ai mattoni che formano i geni umani di essere assemblati in vari modi e, come conseguenza, di generare proteine differenti a partire dallo stesso stampo iniziale”, prosegue Ghigna. “I risultati della ricerca accendono i riflettori sul ruolo ancora poco conosciuto dello splicing alternativo durante lo sviluppo dei vasi sanguigni tumorali”.<br />
La formazione dei vasi sanguigni avviene attraverso un processo chiamato angiogenesi ed è<br />
indispensabile perché i diversi tessuti e organi ricevano l’ossigeno e i nutrienti necessari alla loro sopravvivenza. “L’angiogenesi è però determinante anche nella progressione tumorale: fin dalle prime fasi di sviluppo, le cellule cancerose stimolano la formazione di nuovi vasi, sostenendo così la propria crescita e la formazione di metastasi in altri organi o tessuti”, chiarisce la ricercatrice del Cnr-Igm. “Dallo studio dell’angiogenesi sono emerse terapie in grado di fermare o far regredire il tumore, bloccato nella formazione dei vasi sanguigni e privato così di ossigeno e nutrienti. Sfortunatamente, finora, queste terapie hanno mostrato risultati modesti nei pazienti, che spesso sviluppano meccanismi di resistenza. Maggiori informazioni sui vasi sanguigni che nutrono il tumore sono pertanto fondamentali per rendere questi approcci terapeutici più efficaci. In questo studio abbiamo scoperto che la nuova variante proteica UNC5B- 8 è prodotta unicamente dalle cellule dei vasi sanguigni e preferenzialmente da quelle associate a tumori più aggressivi e con<br />
prognosi meno favorevole. Quindi tale variante offre un ottimo strumento diagnostico e<br />
prognostico, che potrebbe essere sfruttabile sia come nuovo marcatore dell’angiogenesi tumorale, sia come possibile bersaglio molecolare per terapie anti-cancro di maggior efficacia”.<br />
“A guidare la macchina che genera la proteina UNC5B- 8 è il fattore NOVA2”, conclude <strong>Davide Pradella</strong>, assegnista presso Cnr-Igm di Pavia grazie a una borsa di ricerca sostenuta da AIRC.<br />
“NOVA2, come UNC5B- 8, ha un’espressione alterata nei vasi sanguigni che nutrono il tumore, mentre è assente o è espresso a bassi livelli nei vasi sanguigni dei tessuti sani. NOVA2 attiva direttamente lo splicing alternativo del gene UNC5B inducendolo a produrre la nuova variante”</p>
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		<title>Nano sonda per far luce sul corpo umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 11:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cnr]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Ruocco]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Italiano i tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Leonetti]]></category>
		<category><![CDATA[nano sonda]]></category>
		<category><![CDATA[Nature Communications]]></category>
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					<description><![CDATA[È stata testata una nuova tecnica non invasiva basata sulla luce, che utilizza in modo innovativo le nanosonde a tecnologia a DNA e ricava informazioni all’interno di un sistema complesso come gli organi e i tessuti del corpo umano senza bisogno di interventi chirurgici o procedure più delicate per il paziente. La tecnica getta le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È stata testata una nuova tecnica non invasiva basata sulla luce, che utilizza in modo innovativo le nanosonde a tecnologia a DNA e ricava informazioni all’interno di un sistema complesso come gli organi e i tessuti del corpo umano senza bisogno di interventi chirurgici o procedure più delicate per il paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnica getta le basi per importanti sviluppi in ambito diagnostico, poiché si può applicare in tutti i casi in cui il target da raggiungere è a profondità tale per cui altri sistemi già esistenti, come i raggi X o la risonanza magnetica, non sono efficaci a causa della bassa risoluzione spaziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Nature Communications</strong>, è stato condotto da <strong>Giancarlo</strong> <strong>Ruocco</strong> coordinatore del <strong>Center for Life Nano- &amp; Neuro-Science &#8211; CLN²S</strong> dell’<strong>Istituto italiano di tecnologia (Iit)</strong> di Roma insieme a <strong>Marco Leonetti,</strong> ricercatore dell’Istituto di nanotecnologia del <strong>Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec)</strong> di Roma e affiliato ad Iit, con la collaborazione dei colleghi dell’<strong>Istituto nazionale di ricerca</strong> <strong>metrologica</strong> (Inrim) e dell’<strong>European Laboratory for Non-linear Spectroscopy</strong> (LENS).</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del Cnr e dell’Iit hanno simulato in laboratorio la diffusione della luce in un sistema complesso come il corpo umano, utilizzando ossido di zinco, un materiale fortemente riflettente e biocompatibile. Nel sistema creato ad hoc viene inserita la nanosonda, di dimensione 10.000 volte inferiore al diametro di un capello, in grado di misurare la deformazione delle proprietà locali della luce. Il sistema viene illuminato con luce verde, che la nanosonda capta e riemette a sua volta fluorescenza (luce rossa) che non è in grado di fornire un’immagine nitida a causa dell’opacità del sistema complesso. I ricercatori però, tramite la lettura delle fluttuazioni nel tempo e nello spazio della fluorescenza in risposta all’ambiente circostante, possono riconoscere la presenza di particolari aggregati di proteine intorno alla nanosonda, che essendo più densi hanno un indice di rifrazione diverso rispetto al tessuto circostante.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati dello studio rappresentano i primi passi per sviluppare futuri sistemi di diagnostica precoce di alterazioni macroscopiche del tessuto, tipiche dei tumori o di alcune patologie neurodegenerative connesse all’accumulo di aggregati proteici, come il morbo di Alzheimer.</p>
<p style="text-align: justify;">“La nanosonda è un oggetto comunemente usato in microscopia e unisce le ultime tecniche di ingegneria genetica e di controllo delle sorgenti luminose”, spiega Marco Leonetti, primo autore del paper e ricercatore di Cnr-Nanotec affiliato Iit. “Si comporta come un satellite inviato nello spazio che raccoglie le informazioni nelle sue vicinanze e le trasmette sulla Terra. La nanosonda, infatti, misura le proprietà della luce nelle vicinanze e riesce a mandarle agli strumenti di misura dei ricercatori oltre il ‘muro opaco’. Consente così di avere informazioni in vivo, evitando interventi più invasivi”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Con questa tecnica riusciamo a vedere cosa accade all’interno dei tessuti senza avere delle vere e proprie immagini, ma ricostruendo il sistema in base all’angolo di rifrazione della luce”, conclude Giancarlo Ruocco, coordinatore del Center for Life Nano- &amp; Neuro-Science dell’Istituto italiano di tecnologia di Roma. “Le implicazioni di questa scoperta sono molteplici: si può pensare ad una futura generazione di nanosonde biocompatibili in grado di restituirci informazioni sull’insorgenza di alterazioni locali del tessuto biologico in zone inaccessibili come succede per alcune malattie neurodegenerative”</p>
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