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	<title>alzheimer &#8211; Centumcellae News</title>
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		<title>Rivelato il legame intestino-cervello nell&#8217;Alzheimer grazie ai raggi X</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 11:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
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					<description><![CDATA[Un team di ricerca internazionale, guidato dall&#8217;Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, ha fatto luce sul collegamento tra intestino e cervello nella malattia di Alzheimer utilizzando tecniche avanzate di imaging a raggi X. Lo studio, pubblicato su Science Advances, fornisce nuove informazioni sui meccanismi che collegano le alterazioni intestinali al loro potenziale ruolo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un team di ricerca internazionale, guidato dall&#8217;Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, ha fatto luce sul collegamento tra intestino e cervello nella malattia di Alzheimer utilizzando tecniche avanzate di imaging a raggi X. Lo studio, pubblicato su Science Advances, fornisce nuove informazioni sui meccanismi che collegano le alterazioni intestinali al loro potenziale ruolo nell&#8217;insorgenza della patologia</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una ricerca guidata dall’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) sede secondaria di Roma, condotta in collaborazione con l&#8217;European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble e l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, ha consentito di osservare dettagliatamente, utilizzando la nano- e micro-tomografia a raggi X a contrasto di fase (XPCT), le alterazioni strutturali e morfologiche provocate dalla malattia di Alzheimer nell&#8217;intestino di modelli animali.<br />
Questa tecnica innovativa, disponibile presso la facility internazionale, ha permesso di ottenere immagini tridimensionali dell&#8217;intestino con una risoluzione e una qualità senza precedenti: la nitidezza ottenuta ha rivelato dettagli morfologici mai osservati prima, portando alla luce alterazioni a livello cellulare e strutturale nell&#8217;intestino in presenza di Alzheimer. Lo studio è descritto sulla rivista Science Advances: si tratta di una scoperta significativa, in quanto evidenzia per la prima volta un legame diretto tra questa malattia neurodegenerativa e specifiche modifiche morfologiche e cellulari a livello intestinale.<br />
“La ricerca si concentra sull&#8217;asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale tra questi due organi”, spiega Alessia Cedola ricercatrice Cnr-Nanotec e corresponding author del lavoro. “Recenti studi hanno evidenziato come la disfunzione di questo asse possa essere collegata a disturbi neurologici, incluso l&#8217;Alzheimer. Il microbiota intestinale, l&#8217;insieme dei microrganismi presenti nell&#8217;intestino, gioca un ruolo cruciale in questo processo. La disbiosi, uno squilibrio nella composizione microbica, può portare alla produzione di metaboliti tossici che promuovono l&#8217;infiammazione e compromettono le barriere tra intestino e cervello”, aggiunge la ricercatrice Francesca Palermo del Cnr-Nanotec, sottolineando l&#8217;importanza di questa tecnica per la diagnosi precoce e la prognosi della patologia.<br />
Il team di ricerca, composto anche da Francesca Palermo, ricercatrice Cnr-Nanotec e Claudia Balducci, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri, è ora impegnato ad approfondire ulteriormente lo studio del sistema nervoso enterico e il suo ruolo nella malattia, con l&#8217;obiettivo di identificare nuovi bersagli terapeutici.<br />
Il lavoro condotto evidenzia il potenziale degli studi biomedici avanzati nell&#8217;affrontare malattie neurodegenerative complesse come l&#8217;Alzheimer, aprendo nuove prospettive per future terapie innovative.</p>
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		<title>Ogni tre secondi un caso di demenza nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 09:54:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel mondo ogni tre secondi una persona si ammala di demenza di cui oltre la metà dei casi si tratta di Alzheimer. Ad esserne colpiti sono 46,8 milioni di persone, ma la cifra è destinata a raddoppiare ogni 20 anni e i costi aumentano di pari passo. Questi dati allarmanti emergono dal Rapporto Mondiale Alzheimer [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centumcellae.it/salute_e_bellezza/ogni-tre-secondi-un-caso-di-demenza-nel-mondo/attachment/demenza/" rel="attachment wp-att-126174"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-126174" title="demenza" src="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2015/09/demenza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2015/09/demenza-300x200.jpg 300w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2015/09/demenza.jpg 506w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nel mondo ogni tre secondi una persona si ammala di demenza di cui oltre la metà dei casi si tratta di Alzheimer. Ad esserne colpiti sono 46,8 milioni di persone, ma la cifra è destinata a raddoppiare ogni 20 anni e i costi aumentano di pari passo. Questi dati allarmanti emergono dal Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 realizzato dall&#8217;Alzheimer&#8217;s Disease International (ADI). Il continente maggiormente colpito è l&#8217;Asia, dove vivono quasi 23 milioni di persone con demenza, seguito da Europa (10,5), Americhe (9,4) e Africa (4). Ogni anno, secondo il rapporto, i nuovi casi di demenza registrati sono quasi 10 milioni (di cui circa 5 di Alzheimer), una crescita che porterà a una quota complessiva di 74,7 milioni di malati nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. I numeri di questa &#8216;epidemia&#8217; parlano chiaro e si traducono immediatamente in costi sia sociali che economici, fino ad ora sottostimati: ad oggi per la demenza si spendono complessivamente 818 miliardi di dollari annui, aumentati di ben il 35% in cinque anni. Si stima che raggiungeranno i 1000 miliardi in tre anni: in pratica molto di più del valore di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi). Se fosse una nazione, sarebbe la 18esima economia mondiale. Secondo gli esperti sottostimata la portata dell&#8217;epidemia odierna e futura di circa il 12-13% rispetto al Rapporto Mondiale 2009 e con un andamento dei costi che cresce più rapidamente del numero di persone malate. Secondo Giovanni D&#8217;Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, <em>&#8220;è necessario aumentare la possibilità di accesso a diagnosi tempestiva, supporto postdiagnostico e migliore accesso all&#8217;assistenza, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito&#8221;.</em></p>
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		<title>Le melagrane possono fermare l&#8217;Alzheimer?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 14:47:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[dottor Olumayokun Olajide]]></category>
		<category><![CDATA[melagrana]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Huddersfield]]></category>
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					<description><![CDATA[Le melagrane potrebbero contribuire a fermare la diffusione del morbo di Alzheimer. A sostenerlo un&#8217;equipe di ricercatori dell&#8217;Università di Huddersfield in Gran Bretagna. Un composto contenuto nel frutto chiamato punicalagina aiuta a prevenire l&#8217;infiammazione che distrugge le cellule del cervello conosciuta come micrologia, secondo gli scienziati. Si spera che dei risultati possano beneficiare potenzialmente chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/08/melagrana.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-107455" title="melagrana" src="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/08/melagrana-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Le melagrane potrebbero contribuire a fermare la diffusione del morbo di Alzheimer. A sostenerlo un&#8217;equipe di ricercatori dell&#8217;Università di Huddersfield in Gran Bretagna. Un composto contenuto nel frutto chiamato punicalagina aiuta a prevenire l&#8217;infiammazione che distrugge le cellule del cervello conosciuta come micrologia, secondo gli scienziati. Si spera che dei risultati possano beneficiare potenzialmente chi soffre di artrite reumatoide e del morbo di Parkinson, riducendo l&#8217;infiammazione dolorosa da queste condizioni. L&#8217;Alzheimer La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati con migliaia di nuovi casi diagnosticati ogni anno. La svolta chiave negli esperimenti di laboratorio sta dimostrando che la punicalagina &#8211; che è una forma di composto chimico noto come polifenolo &#8211; scoperta nel frutto del melograno, è in grado di inibire l&#8217;infiammazione nelle cellule cerebrali specializzate conosciute come micrologia. Questa infiammazione porta alla distruzione di un numero crescente di cellule cerebrali, rendendo la condizione dei malati di Alzheimer in progressivo peggioramento. Non vi è ancora alcuna cura per la malattia, ma la punicalagina della melagrana potrebbe prevenire o rallentare il suo sviluppo. Un nuovo studio è stato diretto dal dottor Olumayokun Olajide, che ha lavorato con i co-ricercatori del Dipartimento di Farmacia dell&#8217;Università di Huddersfield e alcuni scienziati dell&#8217;Università di Friburgo in Germania. Il team ha utilizzato cellule cerebrali isolate da ratti per testare i loro risultati, che sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Nutrition &amp; Food Research. Il dottor Olajide sta ancora lavorando sulle quantità di melagrane che sono necessarie, al fine di essere efficaci nella forma di un farmaco. Tuttavia, ha sottolineato che i prodotti a base di succo che sono al 100 % di melagrana contengono circa il 3,4 % di punicalagina ed ha continuato<em> &#8220;ma sappiamo che l&#8217;assunzione regolare e il consumo regolare di melograno hanno un sacco di benefici per la salute, compresa la prevenzione della neuro-infiammazione correlata alla demenza&#8221;.</em> Il dottor Olajide sostiene che la maggior parte dei composti antiossidanti si trovano nella pelle esterna del melograno, non nella parte morbida del frutto. Anche se questo deve ancora essere scientificamente provato, la melagrana può essere utile in qualsiasi condizione per la quale l&#8217;infiammazione &#8211; non solo neuro-infiammazione del cervello &#8211; è un fattore, come l&#8217;artrite reumatoide, il morbo di Parkinson e il cancro. In ogni caso, evidenzia Giovanni D&#8217;Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, &#8220;<em>il frutto mediorientale usato per secoli nella medicina popolare è ritenuto da sempre efficace contro le malattie cardiache, l&#8217;alta pressione sanguigna, le infiammazioni e alcuni tipi di cancro, tra cui il cancro alla prostata&#8221;.</em></p>
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