CIVITAVECCHIA – Nel quartier generale della società rugbistica civitavecchiese tutto è ormai pronto per la XIII edizione del torneo di rugby giovanile “Giulio Saladini”, dedicato alle categorie Under 8 – 10 – 12, che come di consueto avrà luogo al Moretti Della Marta a partire dalle ore 9 di domenica 16 novembre.
I due campi dell’impianto del Casaletto Rosso saranno pronti ad accogliere oltre 400 giovani rugbisti che si affronteranno all’insegna dello sport e del rispetto. Il campo principale verrà dedicato alle categorie Under 8 e Under 10 mentre il campo B ospiterà due campi per accogliere il torneo dedicato all’ Under 12.
La formula del torneo prevede la partecipazione di 8 squadre per categoria, suddivise in due gironi all’italiana. A disputare la finale le due prime classificate nei gironi di ciascuna rispettiva categoria, mentre le seconde disputeranno la finale per il3°/4° posto, le terze per il 5°/6° e le quarte per il 7°/8°.
Per ciascuna categoria verrà applicato il regolamento FIR e ogni incontro avrà una durata di 10’ per l’Under 8, 12’ per l’Under 10 e 14’ per l’Under 12.
«Sarà un splendida edizione – spiega il presidente Memmo Nastasi – che vede mettere in campo tutte le competenze di questa società. Vogliamo che i ragazzi giochino e si divertano».
Lo staff di patron Nastasi quindi ha lavorato molto per organizzare questo grande evento che porterà a Civitavecchia tantissime squadre di rugby giovanile del calibro di Urc, Pol. Lazio, Flaminia, Rugby Roma, Primavera, Appia, Cus Roma e Villa Pamphili.
Il torneo è dedicato a Giulio Saladini, atleta civitavecchiese dalle capacità fisiche impressionanti, a cui nessuna attività sportiva era preclusa. Ma il suo grande amore è stato il rugby, sport che ha praticato fino a quando un terribile incidente stradale l’ha completamente paralizzato. Questa è la vita. Ma chi è un rugbista lo rimane sempre, anche confinato su una carrozzina o in un letto. È una cosa che solo chi ha giocato a rugby può comprendere. Così la sua squadra si è stretta attorno a lui e lo ha fatto per 16 lunghissimi anni, formandogli attorno un pacchetto di mischia compatto, sostenendolo fino all’ultimo respiro, fino a quando ha varcato la linea dell’ultima meta di una vita troppo breve. Perché il rugby non è solo un gioco, è un modo di vivere che ti porti dietro dappertutto, è un modo di stare insieme unico.
Nella vita di Giulio, oltre lo sport, c’è stata una partita durissima da giocare e lui l’ha affrontata con una voglia di continuare a vivere in cui ha dimostrato, oltre alle sue doti atletiche, una forza morale che la sofferenza non è riuscita a scalfire.
Giulio amava il rugby e il rugby lo ha amato regalandogli il sostegno di una squadra di compagni che ancora oggi vogliono ricordarlo, magari mentre placcava un avversario e poi si rialzava ridendo, perché la cosa gli era piaciuta, ma piaciuta davvero.







