30 anni senza C2: che tristezza questa Vekkia

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CIVITAVECCHIA – 6 giugno 1988: allo stadio “Fattori” si gioca Civitavecchia-Cuoiopelli. E’ l’ultima partita dei nerazzurri in serie C2 dopo numerosi anni di permanenza nel calcio professionistico, contraddistinti da risultati brillanti, tra salvezze sudate e alcuni campionati di vertice, ed un crescente entusiasmo intorno alla squadra, sia in città che sugli spalti.

Per la cronaca l’incontro si conclude 2-1 in favore dei toscani, segnando l’amara retrocessione del Civitavecchia, epilogo di una stagione deludente in cui la salvezza sembrava comunque alla portata della squadra. Dopo un pessimo avvio sotto la guida tecnica di Tonino Trebiciani, infatti, alla nona giornata e con appena tre punti all’attivo, la squadra viene affidata a mister Ivan Romanzini e rivitalizzata dall’acquisto di Ezio Sella, attaccante con trascorsi in serie A nella Fiorentina che non a caso in poche partite tira fuori con i suoi gol il Civitavecchia dalle sabbie mobili dell’ultimo posto in classifica. All’esordio subito una vittoria in casa con la Rondinella Firenze per 1-0 (a segno Sella), poi un successo esterno a Pontedera per 2-1 (doppietta di Sella), quindi una sconfitta in casa con il Siena con lo stesso risultato ma subito dopo un buon 1-1 a Tempio Pausania e una nuova vittoria al Fattori per 1-0 sulla Saviglianese. Sembra il preludio di una nuova salvezza ma qualcosa si inceppa: Sella deve fare i conti con alcuni infortuni, la squadra è senza mordente, alle sconfitte esterne si susseguono inutili pareggi casalinghi. Inoltre le intemperanze di tifosi e società, dopo una sconfitta interna con la Lodigiani macchiata da un clamoroso gol in fuorigioco dei romani, costano al Civitavecchia la squalifica del “Fattori” per alcune giornate, con la squadra costretta a emigrare a Tuscania. A quel punto è una lunga agonia fino all’inevitabile retrocessione; ed è un dolore calcistico enorme soprattutto per quella nutrita truppa di giocatori civitavecchiesi che compongono la rosa: i fratelli Fabio e Luigi Paolini, Massimo Salzano, Paolo Caputo, Nello Savino, Corrado Tamalio, che vivono maggiormente sulla propria pelle la fine di un sogno, insieme al Presidente Marino Verticchio.

Un tonfo da cui, a distanza di 30 anni, il Civitavecchia non si è più ripreso. Sembra incredibili a dirsi ma tanto è il tempo trascorso senza che la squadra sia mai più riuscita soltanto ad affacciarsi nel calcio professionistico. Da lì in avanti, infatti, solo tristi partecipazioni prima al Campionato interregionale, con due sole promozioni sfiorate (nel 1994-1995 sotto la guida di mister Ugo Fronti e il ritorno in C2 fallito per un solo punto a discapito del Marsala; nel 1998-1999 con mister Vincenzo Ceripa in panchina e Paolo Baldieri bomber di una squadra che conclude in testa il girone di andata ma poi crolla nel finale) e nuove retrocessioni in Eccellenza e addirittura in Prima categoria; anni di autentica sofferenza, girandole di allenatori e improbabili Presidenti, alcuni caricaturali (come dimenticare il Cavalier Auriemma, Ezio Musa, l’architetto Gonella), altri addirittura fantasma (i famosi fratelli Pomponi, la cui scritta di benvenuto campeggia ancora a caratteri cubitali dentro lo stadio, o il celebre Giorgio Chinaglia in realtà mai nemmeno di passaggio a Civitavecchia). Quindi fallimenti, fusioni, debiti e nuove denominazioni, da Civitavecchiese a Civitavecchia 1920, senza che la squadra sia mai riuscita a schiodarsi dai palcoscenici calcistici di periferia, come la storia attuale ci conferma: un’ultima sudatissima salvezza conquistata con squadre quasi parrocchiali nell’ultimo campionato di Eccellenza ed una nuova stagione che si avvicina senza alcuna ambizione se non quella di mantenere la categoria; perché le risorse sono quelle che sono.

Una realtà che fa male al cuore se si pensa quale diverso destino hanno incontrato quelle squadre che condividevano con il Civitavecchia la serie C2. Tutte, pur subendo retrocessioni e attraversando periodi di crisi, sono riuscite comunque a risollevarsi e a regalare altre gioie ai propri tifosi, alcune raggiungendo addirittura la serie B e la serie A. Basta fare qualche nome; nell’anno della retrocessione e in quelli immediatamente precedenti durante la lunga militanza in C2: Alessandria, Novara, Spezia, Lucchese, Torres, Carrarese, Massese, Montevarchi, Olbia, Pistoiese, Pontedera, Pro Vercelli, Siena, Perugia, Ternana; in quelli successivi, tra l’Interregionale e i Dilettanti: Grosseto, Sambenedettese, Campobasso, Latina, Viterbese, L’Aquila, Casertana, Salernitana, Fermana

Mentre il Civitavecchia è rimasto zavorrato nel calcio di periferia, a misurarsi su campi in terra battuta con squadrette di paese che spesso mostrano comunque più organizzazione e talento dei nerazzurri. Alle loro spalle, in 30 anni, l’assoluta incapacità di allestire nuovamente una società seria e una squadra competitiva, non per la serie B ma almeno per i professionisti. E sì che i potenziali grandi sponsor non mancherebbero, anche per gli interessi economici che suscita la città con il suo territorio ed il suo porto, come è normale che sia visto che nessuno investe a fondo perduto su una squadra senza nulla in cambio. Ma nemmeno questo potenziale si è riusciti a sfruttare, affogando tra provincialismo, incapacità e illusorie promesse. Nel frattempo la squadra è sprofondata sempre più nell’anonimato e le tribune del glorioso “Fattori” ogni anno rimangono sempre più desolatamente vuote.

Sembrano preistoria i tempi in cui le gradinate dello stadio traboccavano di tifosi e ad ogni rete del Civitavecchia Roberto Giacomini lanciava manciate di caramelle agli spettatori, tra tamburi rullanti, sirene ululanti e l’inconfondibile e devastante trombone. Niente di tutto questo si è più rivisto e all’orizzonte non si intravede ancora nulla di diverso. Quanta tristezza.

 

Marco Galice