Una preesistente disfunzione endoteliale potrebbe aggravare i sintomi del Covid

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CIVITAVECCHIA – Una “preesistente” riduzione della funzione dell’endotelio vascolare potrebbe essere la causa della gravità del decorso della COVID-19 nei pazienti a rischio.  Questo quanto ipotizzato da una indagine pubblicata dal British Medical Journal (https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1794/rr-1) e resa nota dal Dottor Giovanni Ghirga.

“Esiste un denominatore comune tra le persone che hanno un aumento del rischio per una forma importante di infezione da SARS-CoV-2: una preesistente disfunzione endoteliale – spiega il Dottor Ghirga – L’ipertensione, il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari, il cancro, le malattie renali croniche, le malattie epatiche croniche, la malattia di Alzheimer, l’età avanzata, il sesso maschile, aumentano il rischio di una forma moderata o grave di COVID-19. In ognuna di queste condizioni può essere presente uno stato di disfunzione endoteliale. Degno di nota il fatto che la disfunzione endoteliale vascolare è considerata come un’espressione fenotipica primaria del normale invecchiamento dell’essere umano. Il grado di disfunzione endoteliale preesistente potrebbe essere una condizione sine qua non per lo sviluppo di infezione SARS-CoV-2 moderata-grave. Durante la pandemia di COVID-19, la morte di così tante persone anziane potrebbe essere causata da un denominatore comune: il progressivo declino della funzione endoteliale con l’età, ulteriormente complicato da altre comorbidità coesistenti sempre associate a disfunzione endoteliale come ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete o cancro”.

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