UILFPL e CIMO: “Siamo alla Caporetto della Asl: il virus è entrato negli ospedali”

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CIVITAVECCHIA – Dura presa di posizione dei sindacati UILFPL, a firma del Dott. Nicola Roberto Pepe, e CIMO a firma del Dott. Luca Belardinelli, in una lettera inviata alla ASL ROMA 4 in data odierna. Sottovalutazione del problema, gestione superficiale dell’epidemia, protocolli poco chiari se non addirittura oscuri e poco condivisibili alcune tra le criticità contestate dalle due sigle, fino a chiedere “che venga valutato e messo in discussione il management aziendale che non ha dimostrato alla luce dei fatti, di saper gestire l’epidemia, né ancor meno di avere avuto una illuminata strategia di vision futura!”. Di seguito la lettera di UILFPL e CIMO:

“Riportiamo mestamente il bollettino su dati di dominio pubblico (gradiremmo essere smentiti con numeri pubblicati in maniera trasparente dalla nostra ASL) sulla sorveglianza sanitaria e sui riflessi nella gestione ospedaliera e nell’organizzazione del territorio. In questi ultimi giorni abbiamo letto critiche e immediate smentite, peraltro auto referenziate e auto celebranti con dubbi di manipolazione di informazioni per probabili conflitti di interesse fra testate giornalistiche ed ASL (cfr. deliberazione n° 686 vs ditta ‘II Nuovo Corriere Editoriale’). Notizie mai sufficientemente supportate da dati clinici e epidemiologici del nostro territorio, della nostra ASL, dei nostri ospedali. Molteplici voci, peraltro artefici e coinvolti in quanto accaduto, hanno cercato di confortarci, di rassicurarci, di chiarirci definitivamente come tutto sia stato compiuto nella più assoluta attenzione, quasi nella perfezione.

Eppure, i fatti dimostrano che dei problemi, anche di una certa importanza, ci sono stati e ci sono ancora, purtroppo.

Ospedale San Paolo

39 pazienti positivi
Per carenza di personale si è prodotta chiusura della week surgery e della pediatria in quanto infetti i sanitari della Medicina del san Paolo.
Reparto di Medicina divenuto covid di necessità visto l’alto numero di infetti.
Ginecologia 4 mamme positive con 4 neonati positivi anch’essi (alcuni ancora ricoverati).

RSA

17 operatori sanitari positivi, 35 degenti positivi in rsa + 10 trasferiti allo Spallanzani per un totale di 45 pazienti. Dopo un mese e mezzo dall’inizio dell’epidemia cosa è successo?

Vengono chiuse le sale operatorie di Bracciano per sanificazione a seguito di positività di alcuni operatori!

Non si può negare che vi sia stata una sottovalutazione del problema anche in termini di comunicazione, disponibilità di idonei DPI fin dall’inizio. Questi incidenti non sono frutto del caso ma di una gestione superficiale dell’epidemia! Sicuramente tutte queste voci concordano sulla assoluta osservanza dei protocolli che dall’ISS e per tramite della regione Lazio venivano quotidianamente pubblicizzati anche nella nostra ASL. Protocolli che, purtroppo, hanno dimostrato molti lati poco chiari, se non addirittura oscuri e poco condivisibili, certamente dovuti ad una mancata conoscenza di questo agente patogeno, di questa malattia. Per noi non è una giustificazione e nemmeno ci si può lavare la coscienza concludendo con la stretta osservanza dei protocolli! Un assetto organizzativo che avesse dimostrato un’apertura mentale illuminata avrebbe dovuto, certo, applicarli ma nel contempo implementarli, modificarli in senso migliorativo ed adattarli alle nostre realtà locali. Tali dirigenze sono state talmente poco lungimiranti che non hanno sfruttato il vantaggio vincente del beneficio temporale, della latenza dell’epidemia, per apprendere dall’esperienza delle regioni del Nord. Allora cosa è stato fatto in questo mese e mezzo?

Chiediamo quindi, dopo averne annoverato i guai, nell’interesse del personale e dei pazienti, quali siano le azioni correttive per risolvere i predetti incidenti. Eventi che sono la naturale evoluzione di una valutazione del rischio insufficiente e motivo per il quale il relativo documento (DVR) è giudicato da noi lacunoso in quanto carente nella contestualizzazione esperienziale e consequenziale risultato del diniego di collaborazione e di debiti sopralluoghi. Chiediamo con vigore di conoscere cosa intendete fare per il futuro!

Esprimiamo disappunto ed insistiamo risolutamente di voler essere messi a conoscenza delle future azioni correttive con un preciso cronoprogramma, sia a breve che a medio termine; finalizzato a mantenere valido il servizio pubblico nella funzione dei reparti e dei distretti in termini di efficienza della forza lavoro e della logistica.

Chiediamo con determinazione informazione e formazione (e non mail massive!), riunioni straordinarie per la sicurezza degli operatori e dei terzi e soprattutto, se si chiede collaborazione, è necessario il coinvolgimento, mai attuato, dei propri collaboratori.

Reclamiamo trasparenza nelle azioni delle direzioni sanitarie, nelle strategie sul territorio per ottenere una maggiore collaborazione nella complessità dell’azienda e ottenere un valore aggiunto da figure, al momento poco tangibili né fruibili, quali epidemiologi, medici del lavoro, infettivologi e da strutture fondamentali quali direzioni sanitarie e distretti (area di medicina preventiva in cui si deve privilegiare il contrasto al covid) e pertanto chiediamo:

di entrare a far parte del tavolo aziendale di contrasto al covid-19 (la cd. task force covid: al momento un mero slogan con discutibili risultati/efficacia) in qualità di partecipanti attivi con aliquote individuate dalle 00. SS;
di istituire un audit interno di ricerca delle criticità e prevenzione di futuri incidenti visti precedenti-
Il gold standard è quello di fermare l’epidemia sul territorio ma nella realtà i distretti sono stati assolutamente trascurati e voi, direttori, al momento state perdendo questa battaglia!

Siamo alla Caporetto della ASL: il virus è entrato negli ospedali!

Cominciamo la battaglia dei test sierologici anticorpali, che dovranno essere eseguiti a tutti i dipendenti. Facciamo una mappa del contagio nel nostro territorio, nella nostra ASL, nei nostri ospedali, per poter fronteggiare meglio eventuali problemi futuri dovuti a questa malattia, che ha ancora tanti giorni davanti a sé.

Potremmo creare dei gruppi di lavoro composti da dipendenti ‘immuni’ e anche cosi potremmo difendere i nostri colleghi ancora non esposti al virus. Potremmo fare la differenza! Guardiamo al Veneto, alla Liguria, dove questo screening già è in programma, guardiamo ad altre aziende d’eccellenza mondiale, quale la Ferrari, dove questo screening, con le finalità spiegate sopra, è già applicato ed addirittura esteso all’intero nucleo familiare dei dipendenti.

La nostra preoccupazione è quella di scongiurare episodi dannosi alla salute dei cittadini e all’immagine per le strutture all’interno delle quali i professionisti che noi rappresentiamo lavorano e conseguentemente di danneggiare il rapporto di fiducia fra medico e paziente ed altresì che la problematica slitti in ambienti giudiziari (vd Pio albergo Trivulzio, Palazzolo don Gnocchi, etc.).

Le 00. SS. chiedono che venga valutato e messo in discussione il management aziendale che non ha dimostrato, alla luce dei fatti, di saper gestire l’epidemia”.

Nicola Roberto Pepe – UILFPL
Luca Belardinelli – CIMO