CIVITAVECCHIA – L’obiettivo dell’assistenza domiciliare è garantire i trattamenti riabilitativi, medici o infermieristici a quei pazienti che, per diverse ragioni e con vari livelli di gravità, non sono autosufficienti.
Lo si potrebbe definire un vanto del welfare state, perché è lo Stato che se ne fa carico. Il cittadino più bisognoso è più protetto dalle istituzioni: questo dovrebbe essere lo scopo finale. In pratica, previa dimostrazione della propria non autosufficienza al CAD (Centro di assistenza domiciliare), il cittadino ottiene il diritto di avere a casa propria alcuni servizi sanitari di base, ad esempio le analisi del sangue o i trattamenti di fisioterapia o tutta quella serie di prestazioni per le quali normalmente ci si reca in un ospedale.
Il problema sorge quando, purtroppo, il servizio non viene svolto a dovere. E allora la persona che avrebbe sacrosanto diritto ad un’assistenza sanitaria “facilitata” si ritrova a dover affrontare difficoltà ulteriori, che mandano in malora tutta la rete di cui sopra. Si tratta, infatti, di pazienti che, se hanno ottenuto tale diritto all’assistenza domiciliare, sono portatori di gravi disabilità, sono affetti da patologie cronico–degenerative o da malattie in fase terminale.
Ed è una situazione di questo genere che si intende riportare. Ossia quanto riferito da una lettrice, cittadina civitavecchiese che, nell’assistere prima sua madre e successivamente suo marito, si è trovata più volte a fronteggiare il CAD di via Cadorna. Come riferisce la Signora A., “per ben 5 volte sono andati persi i campioni di sangue che avrebbero dovuto essere stati analizzati”. Per ciò che concerne le analisi del sangue, la legge prevede che si presenti al CAD la ricetta del medico di base e che la struttura invii un infermiere o comunque una persona qualificata ad effettuare il prelievo. Poi, come per tutti noi, il paziente deve far ritirare i risultati in ospedale delegando una persona designata. “Ebbene – prosegue la signora – 4 volte per mia madre e l’ultima volta per mio marito, mi sono recata in ospedale nella data stabilita per il ritiro ed ho dovuto purtroppo constatare che tali esiti non esistevano. In tutti e 5 i casi, sono infatti andati smarriti i campioni di sangue! Nei primi 4 casi, addirittura, erano sparite anche le ricette del medico di base, così che ho dovuto rifare da capo tutta la trafila medico, CAD, ricette, prelievo e risultati. Nell’ultimo caso, invece, quello relativo a mio marito, sono state trovate le ricette, ma senza provette di sangue cui associarle, per cui, anche qui, trafila da rifare escludendo solamente il primo passaggio e dovendo posticipare un’importante visita specialistica per la quale era fondamentale l’esito delle analisi”.
“Con ciò – prosegue la signora – non voglio assolutamente malgiudicare il servizio del Centro di assistenza domiciliare di via Cadorna, ma semplicemente mettere in risalto il blocco di un iter che, evidentemente, non funziona in qualche passaggio. Come si perdono questi campioni di sangue? Colpa del CAD, colpa dell’infermiere di turno, colpa dell’Ospedale?”.
Stante il racconto della Signora, sarebbe meglio verificare dov’è che la “cosa” si inceppa perché, altrimenti, si rischia di rendere ancora più difficoltoso un percorso che già di per sé, per alcune persone, è una corsa ad ostacoli.
Ilaria Melis










