“Aumento mortalità anche con bassi livelli inquinanti negli anziani e nei poveri”

CIVITAVECCHIA – Dal Dottor Giovanni Ghirga riceviamo e pubblichiamo:

“Maggior mortalità tra le persone più deboli e tra quelle più povere in seguito alla esposizione per lunghi periodi anche a bassi livelli di inquinamento dell’aria.
Secondo un ampio studio statunitense della Harvard TH Chan School of Public Health, appena pubblicato sulla prestigiosa The Lancet Planetary Health, nelle persone anziane anche piccoli aumenti nell’esposizione a lungo termine a inquinanti atmosferici, sia particolati che gassosi, aumentano il rischio di morte, anche a livelli ritenuti sicuri dalle rigide normative vigenti negli USA.
Questi risultati suggeriscono che anche gli attuali limiti di inquinamento atmosferico, in vigore in Europa, non sono adeguati per proteggere la salute dei gruppi vulnerabili.
Precedenti studi hanno suggerito che le persone esposte a concentrazioni di inquinamento atmosferico inferiori a quelle consentite, potrebbero comunque avere un aumento del rischio di malattia e mortalità. Tuttavia, la maggior parte degli studi precedenti non ha preso in considerazione gli individui che sono stati continuamente esposti a concentrazioni più basse di inquinanti, come invece hanno fatto gli autori di questa nuova ricerca.
Gli studiosi hanno anche utilizzato una solida tecnica di modellazione causale ed un ampio set di dati per la loro analisi, modalità che ha fornito loro una potenza sufficiente per rilevare i collegamenti tra l’inquinamento atmosferico e la mortalità nei sottogruppi demografici e socioeconomici.
L’analisi ha incluso dati su milioni di individui. I ricercatori hanno previsto i livelli di esposizione delle persone utilizzando misurazioni satellitari, dati sull’uso del suolo, dati meteorologici e modelli di trasporto chimico, al fine di generare previsioni giornaliere e annuali dell’inquinamento atmosferico.
Lo studio ha esaminato gli effetti di tre diversi tipi di inquinanti, il particolato fine (PM2,5), il biossido di azoto (NO2 ) e l’ozono estivo (O3). I ricercatori hanno limitato il loro set di dati alle persone che sono state esposte a concentrazioni di inquinamento atmosferico inferiori ai massimi annuali raccomandati dall’EPA.
Tutti gli inquinanti studiati hanno aumentato il rischio di mortalità tra i partecipanti. Secondo i ricercatori, migliaia di morti potrebbero essere attribuiti anche a piccoli aumenti delle concentrazioni annuali di inquinamento atmosferico.
Questi aumenti si sono tradotti in circa 11.540 decessi annuali attribuibili al PM2,5, 1.176 decessi annuali attribuibili agli NO2 e 15.115 decessi annuali attribuibili all’O3, decessi legati ad ogni aumento unitario delle concentrazioni di inquinamento.
Lo studio ha anche riscontrato un aumento del rischio di morte per le persone che vivono in aree a basso reddito, indicando disparità negli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico: “Le persone povere hanno una possibilità maggiore di morire”.
A Civitavecchia, dove sono presenti grandi fonti di inquinamento legate alla produzione di energia elettrica da fonti fossili e al traffico navale, una città dove il numero dei disoccupati non é certo trascurabile, questi dati sulla mortalità legata all’inquinamento dell’aria, in particolare tra le persone più deboli e più povere, anche a livelli ritenuti “sicuri dalla legge”, dovrebbero interessare veramente la politica locale al fine di cambiare questo vecchio, pericoloso e ingiusto modello di sviluppo”.

Mahdieh Danesh Yazdi, Yan Wang, Qian Di, Weeberb J. Requia, Yaguang Wei, Liuhua Shi, Matthew Benjamin Sabath, Francesca Dominici, Brent Coull, John S. Evans, Petros Koutrakis e Joel D. Schwartz. Effetto a lungo termine dell’esposizione a concentrazioni più basse di inquinamento atmosferico sulla mortalità tra i partecipanti Medicare e i sottogruppi vulnerabili. The Lancet Planetary Health , 7 ottobre 2021 DOI: 10.1016/S2542-5196(21)00204-7

Dottor Giovanni Ghirga