Pd. Spunta il nome di Germano Ferri come segretario, ma è subito rottura

CIVITAVECCHIA – Il Partito democratico di Civitavecchia punta su Germano Ferri per il dopo Leopardo in vista del congresso cittadino. A sostenere il nome del giovane rappresentante democrat la maggioranza renziana del partito, con la Deputata Marietta Tidei in testa.

Ma il nome di Ferri divide già il partito, con la componente che fa capo a Claudia Feuli, Mirko Mecozzi e Ivano Iacomelli che boccia la proposta: “A fronte di una rosa di tre nomi che ci è stata proposta e che vedeva al suo interno Damiano Lestingi, Fabrizio Sciarochi e Germano Ferri – affermano in una nota congiunta – abbiamo espresso la nostra preferenza per Sciarochi, l’unico dei tre ad avere una conoscenza delle dinamiche del partito democratico avendo fatto parte negli ultimi tre anni della segreteria del Pd. Abbiamo evidenziato le nostre perplessità ad affidare un partito che sta affrontando un momento di grande difficoltà e che sta per vivere una stagione di impegni importanti come le Regionali, le politiche e le amministrative a ragazzi che sono nel partito da un anno come Lestingi e soprattutto a Germano Ferri che solo quest’anno si è iscritto al partito. Siamo a disposizione, come abbiamo dimostrato fin dall’inizio, a trovare un accordo unitario che veda una candidatura seria, di garanzia e che conosca l’indirizzo della sezione del partito”.

E tanto per confermare quanto poco sereno sia il clima in casa Pd, ecco la risposta dal fronte renziano a firma Andrea Riga, Jenny Crisostomi, Alessandro Braccini, Marina Pergolesi , Alessio Gatti  e Fausto Tranquilli: “Restiamo davvero basiti nel leggere le dichiarazioni di Mecozzi, Feuli e Iacomelli che dopo aver fallito un vero e proprio e vero assalto al Pd ora invocano il congresso unitario. Dopo mesi passati a fare dell’insulto e della denigrazione il proprio tratto quotidiano, definendo compagni e amici con ogni epiteto offensivo, da ‘cimitero degli elefanti’ a ‘pupazzi’ a ‘burattini’, a ‘idioti’, qualcuno si scopre desideroso dell’unità del partito. Davvero surreale che si cambi atteggiamento in questo modo dopo che per mesi interi il solo obiettivo è stato quello di seminare zizzannia nel Pd, portando avanti ricostruzioni e tesi senza alcun fondamento o senso. Noi siamo sempre stati disponibili per un congresso unitario: pur rappresentando un enorme numero di iscritti abbiamo rinunciato ad insistere su nomi che provenissero dalla nostra area, seppur estremamente qualificati, dando la nostra dispinibilità sul nome che realizzasse la più ampia convergenza possibile. In tal senso riteniamo che la candidatura alla segreteria del partito di una persona giovane, qualificata e preparata come Germano Ferri, da anni attivo nell’associazionismo, possa rappresentare la scelta giusta per un congresso e un partito davvero unitario che si lasci alle spalle le casacche e le divisioni del passato e che guardi al futuro del centrosinistra e della città, ad oggi agonizzante. Ferri è la persona che ad oggi raccoglie il più vasto consenso nel partito. Chiaramente non c’è alcun giudizio negativo sugli altri nomi emersi in questi giorni ma riteniamo alquanto singolare che che Mecozzi iscritto l’ultimo giorno utile del tesseramento sottolinei l’iscrizione troppo poco datata di Germano Ferri, così come ci sembra strano che questo tipo di critica arrivi dalla segretaria dei giovani democratici che dovrebbe essere felice che un ragazzo della sua organizzazione abbia riscosso una tale fiducia. Non basta invocare l’unità, per di più in zona Cesarini. All’unità bisognava lavorare anche prima e non dedicarsi a una quotidiana attività di denigrazione nei confronti di alcuni membri del partito. Il pentimento è sempre sinonimo di intelligenza, ma se non è autentico è una pezza peggiore del buco. Faremo comunque un gran bel congresso: che tutti vengano a raccontare la loro idea di partito e soprattutto di città.Vi aspettiamo”.

Silenzio invece, per il momento, dalle due anime della componente Orlando del partito. La sensazione, comunque, è che la strada per un congresso unitario, anche se da tutti invocato, è decisamente in salita.