Il mattone prima di tutto: amen

SANTA MARINELLA – Ormai è scontro totale sul destino del Convento e della Chiesa dell’Immacolata a Santa Severa. La società Lilium Maris e l’Ordine Generalizio hanno infatti presentato ricorso al Tar del Lazio contro il parere negativo della Soprintendenza archeologica nei confronti del progetto finalizzato alla demolizione delle strutture esistenti e alla realizzazione di un complesso residenziale. Progetto come noto ostacolato ferocemente dal Comitato per la salvaguardia della Chiesa e contro cui si è schierata la stessa Amministrazione comunale. E’ proprio il Comitato a darne notizia, non nascondendo lo sconcerto per l’iniziativa spregiudicata dei ricorrenti.

“Da una parte i cittadini, il territorio, moltissime associazioni, i comitati spontanei e per ultimo anche il Sindaco di Santa Marinella – si legge in una nota del Comitato – che si è espresso chiaramente a riguardo, contro quel progetto. Dall’altra, chi intende acquisire la proprietà per realizzare una urbanizzazione scellerata, irrispettosa delle prerogative del territorio, del rispetto della religione, della cultura e dell’ambiente; alleato a chi vende la proprietà avuta in dono. Un gioiello naturale, ambientale, culturale e spirituale messo sul mercato, un tempio fatto oggetto di negozio da chi porta addosso un saio, il segno del voto di povertà e di rifiuto di ogni desiderio di ricchezza e di lucro. Ebbene siamo arrivati esattamente a questo, dove si sfida e si passa sopra a tutto, pur di giungere laddove vi è un regno di iniquità. Dal legittimo ritorno, si punta ad altro. Girava la notizia che Lilium Maris e Ordine Generalizio si fossero rivolti al TAR per rivendicare un diritto, secondo loro negato, relativo alla possibilità di effettuare una compravendita con il fine di realizzare una speculazione edilizia. Un luogo, in parte ricevuto in dono e in parte acquisito in usucapione, dovrebbe essere sottratto alla collettività per i soldi. Questo in sintesi, il succo della storia”.

Il Comitato chiama quindi a raccolta tutte le forze interessate, cittadini, autorità, istituzioni, “per impedire che venga portato a termine quel patto scellerato”.

“Oltre ad augurarci che il TAR respinga il ricorso – prosegue la nota – chiediamo innanzitutto al Sindaco Tidei e alla sua maggioranza e alla opposizione in consiglio comunale una variante al P.R.G. per quella particella, al Vescovo di Santa Rufina e Civitavecchia un intervento sull’Ordine Generalizio, al Vaticano un intervento risolutivo sulla vicenda. Chiediamo inoltre a tutti i movimenti, i partiti e i rappresentanti istituzionali del territorio, di far sentire la propria voce, contro un progetto nefasto. Ciò non di meno, invitiamo tutti i cittadini a trovare nuove forme di mobilitazione, sensibilità ed interesse per impedire che questa vicenda si concluda nella peggiore delle ipotesi: con le ruspe che abbattono un polmone verde, un simbolo della vita culturale della città e che sgretolano un tempio sacro per farne commercio e vilipendio. Ipotesi questa che, considerata la permanenza in quel luogo del Santo Papa Giovanni Paolo II, getta un’ombra sinistra su tutta la storia. Soprattutto perché in altri casi, come nel comune di Petilia con il convento della Santa Spina, nessun problema è sorto affinché in un armonioso patto tra clero, amministrazione pubblica e cittadini, si è addivenuti ad una soluzione soddisfacente per tutti. Ora più che mai, il silenzio, soprattutto quello dei credenti, è assenso e gli esami di coscienza non bastano più”.