“Dai lavoratori ex Italcementi un esempio per tutta la città”

CIVITAVECCHIA – Il sacrificio ma anche l’impegno ed il coraggio degli ex lavoratori dell’Italcementi non solo non deve essere mortificato dalla indifferenza ma dovrebbe rappresentare un modello, costituendo uno stimolo per ricostruire un tessuto di solidarietà, cooperazione e collaborazione per far uscire la città dalla crisi in cui versa.
E’ noto che questi lavoratori sono in possesso di un accordo sottoscritto da chi in quel momento governava la città che garantiva loro un lavoro nel caso, a seguito della chiusura dello stabilimento, non si fossero trovate soluzioni alternative. Sono trascorsi, nonostante l’impegno e le sollecitazioni del sindacato, anni infruttuosi. I lavoratori in questione sono senza alcuna occupazione. Abbandonati a soluzioni temporanee che hanno un forte sapore assistenziale. Ben lontana appare una definizione dignitosa e stabile. Dimostrando una grande determinazione si sono costituiti in cooperativa anche confidando nel doveroso sostegno di una pubblica amministrazione che è in debito con loro. Si era affacciata una ipotesi di lavoro per circa sei mesi, che avrebbe coinvolto anche i tirocinanti del tribunale, attraverso il concorso di Autorità Portuale, Fondazione Cassa di Risparmio ed Enel. Enel si è tirata indietro, dopo aver garantito, il proprio contributo. Anche l’Autorità Portuale non sembra più disponibile a dare seguito agli impegni formalmente e pubblicamente assunti. Così i lavoratori divengono ancora una volta il terreno privilegiato di uno scontro i cui contenuti sono troppo lontani dai loro bisogni per essere compresi. Trattati alla stregua di merce di scambio. Anche la solidarietà sembra avere un prezzo. Forse la lezione è che si può venire incontro alla sofferenza ma solo a determinate condizioni. Da un lato potrebbe essere la stesura di un accordo più complessivo. Dall’altro forse una maggiore determinazione nel sostenere ambiziose carriere personali. Vergogna! Si mettano da parte strategie e opportunismi. La questione non può consumarsi neanche sul terreno dei principi quando a soffrirne sono persone in carne e ossa che pagano una politica che espone la bandiera del cinismo come proprio vessillo.
La comunità metta da parte divisioni. Si sta viaggiando pericolosamente sull’orlo di un abisso nel quale rischiano di finire centinaia di famiglie. Sul fronte del lavoro sono troppe ed insopportabili le emergenze: crisi nell’insieme del settore energetico; edilizia al collasso; municipalizzate che rischiano di fallire trascinando con sé tutto il comparto pubblico cittadino e la stessa finanza locale; la inquietante questione Privilege; un Porto che non sfrutta che in minima parte le proprie potenzialità; il commercio strozzato dalla crisi e da una mancanza di politiche di sostegno. E si potrebbe continuare. La città non ha mai registrato un tale livello di degrado, persino igienico ed urbano. Ogni ipotesi di sviluppo è ipotecata dalla carenza di risorse e ancora di più dalla assoluta assenza di idee e di progetto. Il Comune rischia il default. La tassazione ha raggiunto livelli insopportabili. L’arroganza rende ciechi. Come si può non vedere? Come si può rimanere arroccati dietro insopportabili atteggiamenti di spocchiosa indifferenza? Quella che stiamo attraversando è una situazione di eccezionale gravità che non può essere risolta senza chiamare a raccolta tutte le forze intellettuali ed economiche della città. Rimanere nel proprio castello dorato quando attorno si accumulano macerie è un atto di irresponsabilità di cui i cittadini dovrebbero chiedere il conto. Per tornare agli ex lavoratori Italcementi possono essere una occasione per invertire una tendenza e modificare un atteggiamento. Si definisca una alleanza tra tutte le migliori energie perché il problema non sia di qualcuno ma sia di tutti. Dico di più. Ci si unisca perché il problema possa divenire una occasione ed una risorsa. E’ infatti solo con uno sforzo di cooperazione che si può uscire senza troppi danni dalle condizioni di marginalità in cui la città si trova. E’ questo l’insegnamento che viene da questi lavoratori. Nessuna rassegnazione. Con grande coraggio hanno stretto tra di loro un patto. Questo è la strada che indicano alla collettività cittadina.
Si agisca assieme perché chi opera, agisce ed intraprende sul territorio contribuisca a restituire un livello accettabile di vivibilità. Purtroppo sono, al tempo stesso, anche convinto che questa strada di ragionevolezza, al punto in cui si è giunti, non potrà essere intrapresa se non vi saranno forti strappi; qualcosa che somigli ad una rivolta democratica delle coscienze.
Al sindacato e alle forze sociali penso spetti l’oneroso compito di stabilire che la misura è colma.
A loro la responsabilità di chiamare a raccolta le migliori volontà per ripristinare, forse dopo l’inevitabile conflitto, una condizione di dialogo sociale in grado di affrontare efficacemente le drammatiche emergenze.

Piero Alessi