Castrum Novum: i ritrovamenti attuali

SANTA MARINELLA – Avevo fatto già un accenno, in precedenti articoli, che gli scavi archeologici in corso, ancora molto contenuti, dei resti della città romana fortificata di Castrum Novum risalente al tempo della prima guerra punica (264 a.C.) stavano per dare più che importanti risultati e ciò, come era prevedibile da parte di uno che segue, giornalisticamente,queste ricerche trinazionali (Italia, Francia, Rep. Ceca) dall’inizio, siamo al sesto anno, sta regolarmente accadendo e se ne può tranquillamente parlare dopo che, la naturale “prudenza” messa sempre in campo dagli archeologi, ha sciolto la “riserva” in proposito. Andiamo per ordine: Nella zona alta del “rilievo Alibrandi” le mura monumentali già emerse, anche se parzialmente, dallo scavo sono quelle di un teatro! Esattamente si tratta di parte ( il resto è ancora sepolto) della cavea (auditorium o gradinate che dir si voglia), mentre di fronte, ancora sottoterra, vi è la scena (lo spazio scenico di cui il palcoscenico ne è solo una parte) e ciò è stato già acclarato dalle prospezioni fatte con due georadar dell’ultimissima generazione (uno monostatico e l’altro bistatico entrambi da 500 megahertz) messi a disposizione, insieme ai tecnici, dalla E.B. Elettronica dell’ing. Albino Bartolini; georadar che “leggono” fino a 7 metri di profondità e che nei loro “passaggi” hanno rilevato anche due interessanti cavità tutte da esplorare. Sul fatto che, quello finora emerso ivi, riguardi un teatro concorda pure la Soprintendenza Archeologica la quale segue, con attenzione, l’evolversi degli scavi dati in concessione al Comune di Santa Marinella e di cui è coordinatore il direttore del suo Museo Civico- Museo del Mare e della Navigazione Antica l’archeologo dr. Flavio Enei a cui si aggiungono i soci volontari specializzati del GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite-onlus). Per quanto concerne le realtà straniere vi sono le èquipe delle due Università francesi di Amiens e Lille 3 che operano in loco dirette rispettivamente dall’ archeologa professoressa Sara Nardi (Amiens) e dall’archeologo professore Gregoire Poccardi (Lille 3) alle quali sono aggregate pure tre unità studentesche provenienti dall’Università Parigi I La Sorbona. Per la Rep.ca Ceca effettuano le ricerche gli archeologi/ paleobotanici dell’Università di South Boemia coordinati in loco dalla d.ssa. Klara Paclikova. Andando invece ai bei resti delle case riportate alla luce, è particolarmente interessante il fatto che si parte da quelle di epoca repubblicana intorno al III secolo a.C. (le mura non sono cementate – la malta cementizia è stata creata dagli antichi romani un secolo dopo -) e siamo nel periodo della fondazione di Castrum Novum, per poi proseguire con reperti murari risalenti fino al 500 c.a. p.C. che è l’incipit dell’ Alto Medioevo – 476 d.C. 1.000 d.C. – (notoriamente è l’Evo più lontano da noi di cui si fa coincidere l’inizio con la caduta dell’Impero Romano). 500 p.C. che è quando,pochi anni prima C.N. decadde definitivamente (vds anche in proposito il “De Reditu” di Claudio Rutilio Namaziano). Nella zona invece posta più a sud degli scavi effettuati è emersa una importante parte di una piazza basolata ad uso pedonale (mancano totalmente i segni dei carri sui basoli) nella quale si inserisce una via sempre in basoli di pietra locale, tutto ciò prossimioro ai resti di una casa (non dimentichiamo che siamo in una città) e quindi,ovviamente, le fondamenta delle case non mancano davvero intorno. Comunque l’ottimo Flavio Enei, coordinatore degli scavi, ha già annunciato che nel prossimo ottobre effettuerà una conferenza esplicativa per esporre, in maniera estensiva anche con l’ausilio di immagini, quanto finora riportato alla luce a Castrum Novum. Vorrei ricordare che, a parte la cisterna ed il pozzo vicini ad una casa, già individuati l’anno scorso, solo nel 2015 i suddetti archeologi hanno iniziato ad estendere le ricerche su questo rilievo e ciò che, parzialmente, è stato finora scavato, appartiene semplicemente ad una piccola fascia di terreno (e nemmeno tutta) costeggiante la moderna via Aurelia. Per ora verrebbe da dire, usando la lingua degli antichi romani: “Siste gradum viator et ad maiora” .

Arnaldo Gioacchini