Buon compleanno Clint!

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Il 31 maggio 1930 nasceva, a San Francisco, Clint Eastwood sicuramente uno dei più grandi “divo antidivo” di tutta la storia del cinema. Ciò perché Eastwood ha avuto ed ha, da sempre, la sicura “cifra” di essere un grande “vero” del cinema ma nello stesso tempo, di essere e di essere stato, in assoluto, sia come grande attore che come splendido regista, un antidivo per eccellenza, e questo fino dai suoi (quasi) esordi di attore sul grande schermo diretto dal mio carissimo amico Sergio Leone il quale, come è noto, lo volle protagonista nella sua indimenticabile “trilogia filmica del dollaro”: “Per un pugno di dollari” (1964), “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” (1966) – di quest’ultimo Eastwood ancor conserva il poncho che indossò nella pellicola. Ma l’esordio vero e proprio, come attore, del grande Clint fu all’età di 25 anni quando fece parte del cast del film “La vendetta del mostro” diretto da Jack Arnold, il bello è che il suo nome non apparve, per quanto era poco considerato, neppure nei titoli, con l’inserimento successivo effettuato una volta raggiunta una indubbia fama internazionale con i film di Leone. Il “maestro” Leone aveva notato il giovane prestante Eastwood (1,93 cm. d’altezza) in una serie di telefilm americani, di non travolgente successo, ove il giovane Clint faceva da spalla al più noto Eric Fleming mentre, precedentemente, Eastwood aveva lavorato, come bagnino, in una piscina pubblica. La scelta di Eastwood come protagonista di “Per un pugno di dollari” fu, per Sergio Leone, praticamente “obbligata”, in quanto sia James Coburn o Charles Bronson, che erano la sua prima idea, costavano troppo (entrambi chiedevano una cifra intorno ai 15.000 dollari) ed il budget (all’ “osso assoluto”) del film non lo permetteva proprio. Ma fu proprio per questa scarsissima possibilità economica della produzione il motivo per cui avvenne, per necessità, il “lancio” di Eastwood. Casa di produzione la quale era invece contemporaneamente impegnata nel film “Le pistole non discutono” diretto da Mike Perkins (Mario Caiano) sul quale puntava molto considerandola la sua pellicola di “serie A”, mentre “Per un pugno di dollari” era quella, in assoluto, di “serie B” ala quale porre una più che modesta attenzione, soprattutto dal punto di vista economico, con quelli che erano considerati i “fondi di risulta” del primo film. Poi sappiamo invece come andò con la enorme e lunga esplosione di pubblico, e quindi anche di botteghino, del film di Leone e quindi con l’inizio della fama imperitura del grande Clint, mentre invece l’altra pellicola, quella diretta da Caiano, che, come suddetto, doveva essere la prima scelta produttiva passò invece,quasi subito,nel dimenticatoio più assoluto da parte del pubblico andando ad incassare cifre modestissime. A Sergio Leone sono state “attribuite”, per quanto concerneva la recitazione di Eastwood nei tre film da lui diretti, alcune frasi del tipo “ha due sole espressioni con il sigaro e senza”– fra l’altro Eastwood, non fumatore in assoluto, soffriva piuttosto a tenere, per motivi scenici, il mezzo sigaro in bocca, “ha due sole espressioni con il cappello e senza” ed “è come un blocco di marmo”, mah sarà! Comunque è un fatto che nel mondo dello spettacolo, in generale, più sei famoso e più sono i verba volant che ti vengono attribuiti, mentre, nello specifico, invece è sicuramente e totalmente credibile quanto Leone scrisse invece, nel 1984, per “American Film”: “Clint si cala dentro un’armatura e ne abbassa la visiera con uno scatto rugginoso. Precisamente quella visiera abbassata è il suo personaggio. E anche lo scatto rugginoso, secco come un Martini dell’Harry’s Bar”. Sta di fatto che Leone, al quale, dopo l’enorme ed inaspettato successo di pubblico, e relativo botteghino, di “Per un pugno di dollari”, piovvero offerte multimilionarie da parte dei produttori di mezzo mondo, scelse subito Eastwood anche per l’immediato seguito della sua “trilogia del dollaro” ritenendolo un più che ottimo ed esaustivo attore il quale seguiva, con la massima attenzione, tutte le indicazioni che gli dava. Ma ciò non basta, considerando anche quanto Leone voleva fortemente Eastwood anche nei suoi due capolavori di “C’era una volta il west” e “C’era una volta in America”; ma, in entrambi i casi, nonostante il suo indubbio saldissimo legame artistico e personale con Sergio, il grande Clint non accettò esplicitandone la motivazione: “Lui è andato verso film epici più grandiosi, io verso film più piccoli, verso storie più personali”. Eastwood ha interpretato, finora, come straordinario attore, 71 film anche se poi i Premi Oscar li ha vinti solo come regista di due suoi magnifici film: “Gli spietati” (nei cui titoli di coda c’è anche una sentita citazione ringraziamento per Sergio (Leone) e Don (Siegel) letteralmente “A Sergio e Don” e “Million Dollar Baby”. E qui si permetta a chi scrive (laureato con una tesi in Storia e Critica del Cinema, direttore di edizioni della Euro International Film e collaboratore di Sergio Leone) di dire che gli Oscar dati al Clint Eastwood regista sono stati assolutamente fin troppo pochi avendo “il geniaccio cinematografico californiano” diretto tutta una pletora di film, soprattutto quelli da lui anche interpretati da protagonista, molti dei quali avrebbero meritato, senz’altro, il suddetto massimo riconoscimento mondiale del mondo del cinema. Ed, ancor meglio, scendendo di più nello specifico, pure come attore, anche qui qualche Oscar glielo avrebbero dovuto attribuire senza nessuno indugio; ma diciamolo pure che, forse, una personalità così spiccata come quella di Eastwood mai, assolutamente, “ruffi” (abbreviativo di ruffiano) con niente e nessuno non è piaciuta mai più di tanto alle varie giurie (magari, chissà, anche, più o meno spesso, alle prese con determinati “equilibri” cinematografici) pur in presenza di suoi bellissimi film da Lui interpretati, diretti e prodotti. Cosa, forse meno nota, è quella che Clint Eastwood l’8 aprile del 1986, con ben il 72% delle preferenze, fu eletto sindaco di Carmel un veramente piccolo (meno di 3 km quadrati di estensione) delizioso borgo (all’epoca aveva 3.000 abitanti) posto sul mare, popolato dalle balene e da altri mammiferi marini tutto l’anno, nella (già di per se bellissima) penisola di Monterey in California. Alla fine del suo mandato, nonostante tutta la cittadinanza lo rivolesse di nuovo candidato a sindaco, Eastwood declinò garbatamente l’offerta pur rimanendo molto legato a Carmel, ove ancora possiede un hotel ristorante che si chiama Mission Ranch Hotel. Va detto che per la “paradisiaca” Carmel, la quale è a 116 miglia (solo due ore di macchina il che, considerando le distanze americane in generale e statunitensi in particolare, è come una sorta di “batter di ciglia”) dalla caotica San Francisco, avere, nella sua storia, come sindaci, bravi poeti ed attori, è quasi una tradizione, infatti non è stato il bravissimo Eastwood ad essere a Carmel il primo “Primo Cittadino” del suddetto importante filone artistico – culturale. Dimenticavo di dire anche delle indubbie importanti capacità musicali di Eastwood, ottimo musicista (suona benissimo il sax) e grande amante del jazz, compositore lui stesso di molte ragguardevoli colonne musicali per i suoi film. Una passione quella per la musica in generale ed il jazz in particolare, che il grande Clint ha trasmesso pure a suo figlio Kyle (cresciuto a Carmel) fondatore del Kyle Eastwood Quartet che ha suonato addirittura pure in un tempio della musica quale è la Carnegie Hall. Kyle Eastwood, della cui produzione discografica fanno parte anche le colonne sonore di alcuni film capolavoro realizzati dal padre, nello specifico si tratta di Mystic River, Million Dollar Baby, Flags of Our Fathers , Lettere da Iwo Jima, Gran Torino, Invictus. Comunque tantissimi sinceri auguri Mister Clint per i tuoi primi 90 anni e grazie tantissimo di tutti gli splendidi film che ci hai donato vuoi come attore, regista e produttore, spesso unendo questa tripartizione in un unicum decisamente più che ragguardevole ed, in molti casi, con un risultato filmico d’eccellenza assoluta veramente da storia del cinema.

Arnaldo Gioacchini