Via Papa Giulio II. Il Comune rifiuta di costituirsi parte civile

comune2CIVITAVECCHIA – Un Comune indebitato fino al collo che rifiuta addirittura di costituirsi parte civile in un processo giudiziario in cui potrebbe essere sostanziosamente risarcito in quanto parte lesa. In quale bizzarra realtà può accadere un fatto simile? A Civitavecchia ovviamente, dove la Giunta comunale, con la delibera n. 38 del 24 febbraio 2011, ha deciso per l’appunto di non costituirsi parte civile nel procedimento penale relativo alla costruzione dell’edificio S3 di Via Papa Giulio II, la cui udienza si è svolta oggi, ed in cui sono sottoposti a giudizio l’assessore all’urbanistica Mauro Nunzi (ovviamente assente nella seduta di Giunta), in qualità, all’epoca dei fatti, di dirigente dell’Ater, l’Arch. Francesco Correnti, in qualità di progettista, e l’arch. Claudio Mari, in qualità di firmatario del permesso di costruire. L’accusa nei loro confronti è  di avere costruito quel fabbricato in forza di un permesso di costruire illegittimo. A denunciare tale decisione del Comune è il Consigliere comunale dei Verdi Alessandro Manuedda, che definisce “paradossali” le motivazioni riportate nella delibera. “Nessuno mette in dubbio il principio della presunzione di innocenza – afferma Manuedda – ma la costituzione di parte civile, ovvero la presentazione in sede penale della richiesta civile di risarcimento danni, può avvenire, al più tardi, nella prima udienza e, quindi, affermare che ‘la responsabilità penale dell’Arch. Mari, così come quella degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, è ancora tutta da dimostrare’ equivale, in pratica, a negare, a nome della cittadinanza, l’esistenza stessa dell’istituto della costituzione di parte civile”.
Un vero “delirio di onnipotenza” è invece, secondo il Consigliere dei Verdi, il passaggio successivo della delibera in cui si afferma “dovrà essere accertato se il rilascio del permesso a costruire sia stato il risultato di un’attività fraudolenta finalizzata ad eludere l’applicazione delle norme di legge o, piuttosto, il risultato di una differente interpretazione della normativa urbanistica”. “Quel delirio di onnipotenza – rimarca – che ha prodotto, ad esempio, i casi della Marina, del Mercato, di Piazza XXIV maggio, le varianti illegittime, le varianti spacciate per semplici delibere, le varianti votate in conflitto d’interessi, la grandinata di semplici permessi di costruire in zone dove esiste l’obbligo del piano attuativo, un regolamento edilizio basato sulle consuetudini urbanistico-edilizie di Civitavecchia anziché sulla normativa vigente e tante altre perle, per le quali il risarcimento più utile alla collettività sarebbero le dimissioni con effetto perpetuo. A Civitavecchia, come si rivendica orgogliosamente in questa delibera, alcuni tecnici del Comune e alcuni organi politico istituzionali ‘interpretano’ la normativa urbanistica. Peccato che quest’immane sforzo interpretativo non rientri nel novero delle loro facoltà, essendo tenuti, i primi, ad applicare le disposizioni di legge, i secondi, con uno sforzo ancora più insostenibile, a studiarsele. Fieri delle loro interpretazioni, rimangono tutti al loro posto, anche quando, fermo restando il principio della presunzione di innocenza, le circostanze imporrebbero dal punto di vista etico di occuparsi di altro. Anzi, continuano a firmare progetti frutto di libera interpretazione della norma, percependo i relativi compensi pagati dai cittadini e, se si presenta l’occasione, partecipano al concorso da dirigente tecnico bandito dal Comune, nonostante l’esercizio di interpretazione della normativa urbanistica abbia avuto come conseguenza l’apertura di procedimenti penali nei loro confronti, circostanza espressamente esclusa dal bando”. Palazzo viale Baccelli
Manuedda si chiede poi per quale motivo l’Amministrazione comunale sempre foriera di comunicati stampa a ripetizione, non abbia voluto rendere nota questa decisione, oscurandola anche dal sito internet del Comune. “Così facendo – sottolinea – i cittadini-elettori di parere diverso avrebbero potuto esercitare la possibilità fornita dall’art. 9 del Testo Unico degli Enti Locali di sostituirsi al Comune nel processo. Invece è successo esattamente il contrario e, ancora oggi, nella sezione del sito dal nome sproporzionato di ‘Operazione Trasparenza’, la delibera non c’è, al contrario delle altre approvate nella stessa seduta di Giunta. Ma, naturalmente, anche il concetto di trasparenza è soggetto a interpretazione”.