Università Agraria: “Ecco perché non eravamo in Consiglio comunale”

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CIVITAVECCHIA – Dall’Università Agraria di Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo:

E’ evidente che i consiglieri comunali di Civitavecchia non siano molto impegnati nella loro attività a favore della Città e nemmeno molto esperti in questioni amministrative, altrimenti non avrebbe­ro messo in piedi il teatrino dell’ovvio il cui spettacolo, spe­riamo senza repliche, è andato in scena al Pincio martedì sera.
In fondo ha ben esordito il consigliere Galizia quando ha spiegato le ragioni della convocazione di un consiglio comunale “aperto”, raccontando ai presenti come i protagonisti della vicenda Usi Ci­vici siano tre, l’Università Agraria, la Regione Lazio ed il Com­missario agli Usi Civici, e la stessa Galizia ha ben argomentato quando ha affermato con forza che “non si riesca a trovare l’interlocutore giusto”. Ha ben detto anche il consigliere Marino quando ha dimostrato che la sua unica posizione sull’argomento è ricostruire con sapienza, ma anche con una serie di errori di cro­nologia speriamo dettati dalla sola fretta, la storia del “proble­ma” senza portare una reale e concreta soluzione che non sia quel­la di chiedere alla Regione Lazio l’annullamento della determina del 2013. Identico il punto di vista di tutti gli altri interlocu­tori che si sono alternati al microfono.
Singolare il Sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco che, proba­bilmente a corto di argomenti, ha definito l’istituto degli Usi Civici arcaico, dimenticando probabilmente che lo stesso diritto di proprietà ha radici storiche antiche, tali da farlo definire anch’esso arcaico, e che tutto il diritto latino affonda le sue radici giuridiche nella notte dei tempi. Avremmo preferito trovar­lo più attento, più sensibile, più propositivo. Invece ha preferi­to accodarsi ai più, cercare facile consenso nel pubblico, nemmeno tanto, eccitato dal pirotecnico Petrelli, maestro nell’arte del parlare senza dire, nel far credere senza dimostrare. Come gli al­tri che hanno parlato di disegni di legge, di interrogazioni par­lamentari e regionali, di raccolte di firme, hanno chiesto a gran voce l’annullamento della determina regionale del 2013 ma non sono nemmeno ancora riusciti ad avere un appuntamento dal funzionario regionale responsabile del procedimento.
E’ facile parlare quando non si hanno responsabilità, è facile chiedere agli altri di fare cose che non si possono o voglio fare; si chiama scaricabarile ed è una pratica molto di moda ma di nulla utilità per i tanti cittadini che si sono trovati all’improvviso vincolati da provvedimenti che nessuno conosceva. Le contestazioni alle attività di ricognizione del perito demaniale Monaci sono state sollevate senza spiegare dove e perché avrebbe sbagliato, tanto che il perito dell’amministrazione Alebardi ha rifiutato di intervenire, sicuramente convinto che un ragionamento circa la bontà di un elaborato tecnico si possa svolgere solo tra profes­sionisti e con le carte alla mano, non in un’arena gladiatoria.
Perché quindi trasformare quello che poteva essere un momento di confronto e di costruzione di un fronte comune in un processo all’unica gestione di Università Agraria della Regione che ha sa­puto affrontare con professionalità il riordino imposto dalla Leg­ge del 2017, con trasparenza una grande opera di revisione della spesa, con disponibilità dare una risposta a chiunque avesse dubbi o proponesse soluzioni. Il Presidente del Consiglio Comunale di Civitavecchia, forte della sua inesperienza, ha convocato l’Uni­versità Agraria proprio come fosse un Magistrato senza sapere che i consigli comunali aperti si convocano con il consenso delle par­ti interessate, non contro di loro, e ci mancava poco che come nei telefilm americani ordinasse l’accompagnamento coatto del Comitato Esecutivo davanti al suo scranno.
Si avvicinano le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali ed a molti, a cominciare dal gruppo PD in consiglio comunale, farebbe gola prendere il controllo di questa Istituzione dopo che grazie a questo Comitato Esecutivo è stata svegliata dal torpore nel quale lo stesso attuale consigliere Pepe, tanto abile da tirare fuori cifre a caso ed ipotizzare un repentino dissesto dell’Ente senza riuscire a provare nulla di quanto ha affermato, l’ha lasciata vi­vere per troppo tempo. Bei tempi, si, proprio bei tempi quelli; adesso invece bisogna lavorare sodo per rendere competitivo e so­stenibile un Ente che ha il compito di accompagnare la crescita economica di tutto il territorio.
Due frasi su tutte quelle risuonate nell’aula martedì sera, sono state ripetute più volte, quasi da tutti gli intervenuti. “Cerche­remo di risolvere il problema” e “non bisogna abbassare la guar­dia” sono dichiarazioni di pura facciata, vuote ed inconsistenti come i personaggi che, ignorando completamente il lavoro fatto, pretendono di avere il dominio su tutto, comprese le tasche dei civitavecchiesi, senza sapere dove mettere le proprie, di mani. L’Università Agraria è fatta di persone capaci, oneste, trasparen­ti che non si faranno intimidire da nessuno che vogliono collabo­rare con professionisti seri, allacciare rapporti costruttivi e leali con la politica cittadina e territoriale senza dimostrare arrendevolezza. Se si impugnano le sentenze è perché si crede nel­la possibilità di fare il meglio per la propria collettività. Se i tanti avvocati presenti martedì in quell’aula hanno affermato con cieca convinzione che le sentenze non si devono mai impugnare ci viene spontaneo domandarci cosa facciano tutto il giorno nelle sedi di appello, se non sperperare i soldi dei loro clienti. Sic­come sicuramente non è questa la motivazione valida ci lascino fare in serenità il nostro lavoro, cosa che noi facciamo con il loro, e ci piacerebbe essere giudicati solo dai risultati, che a breve sorprenderanno tutta la Città”.

Daniele De PaolisPresidente Università Agraria Civitavecchia