Tvn, sindacati in pressing su Enel e Governo

CIVITAVECCHIA – Sindacati in pressing su Enel e Governo al Tavolo sul Lavoro svoltosi ieri a Palazzo del Pincio per affrontare il processo di dismissione del carbone a Torre Valdaliga Nord. 

A fronte della annunciata riorganizzazione nazionale di Enel, che comporterà per la centrale di Civitavecchia una riduzione del personale di 97 lavoratori e relativamente al progetto di riconversione dal carbone al gas già presentato da Enel alla commissione Attività Produttive della Camera, CGIL, CISL e UIL hanno ricordato come il 15 novembre scorso “l’Azienda elettrica aveva confermato allo stesso tavolo per i prossimi 4 anni gli attuali livelli occupazionali (frutto dell’accordo sottoscritto con le Federazioni di categoria nel mese di giugno 2018) ed espresso grandi preoccupazioni sulla sicurezza degli impianti e della cittadinanza che gli ulteriori tagli potrebbero comportare, oltre a compromettere il futuro occupazionale che indotto compreso riguarda circa 1000 lavoratori sul territorio”.

Rispetto all’assenza di un confronto sulla riconversione della Centrale, CGIL CISL UIL hanno evidenziato “l’assoluta necessità di aprire un tavolo Ministeriale sulle problematiche legate a Civitavecchia con la partecipazione delle parti Sociali e delle istituzioni locali, Comune e Regione Lazio, in cui affrontare i temi del futuro sviluppo industriale, ambientale, strategico e occupazionale del territorio”.

“Pur nella consapevolezza che la tenuta della rete elettrica non può essere garantita esclusivamente dalle fonti rinnovabili”, le OO.SS. hanno sollecitato Enel e le istituzioni presenti ad analizzare e prevedere un progetto di riconversione della centrale “che offra al territorio una produzione di energia quanto più diversificato possibile, a partire dalle fonti rinnovabili”.

A questo proposito hanno ricordato, ad esempio, l’accordo sottoscritto da Enel nel marzo 2008 (il primo in Italia) sull’elettrificazione delle banchine portuali “mai realizzato e l’impegno a fare del porto di Civitavecchia il primo porto ‘green’ del Mediterraneo e fatto riferimento all’accantonamento dell’idrogeno da rinnovabili, oltre alla possibilità di creare a Civitavecchia un polo di ricerca, anche sull’utilizzo delle alghe sulle quali Enel è già impegnato”.

“Dopo anni e anni di inquinamento ambientale e di danni alla salute dei cittadini – dichiarano in una nota congiunta i sindacati confederali – è inaccettabile che Enel si limiti a prevedere la sostituzione del carbone con il gas senza investire sulla bonifica del territorio, sviluppare un mix il più ampio possibile di produzione energetica e discutere con il territorio l’eventuale riconversione, ed anche il diverso possibile utilizzo delle tecnologie presenti nella centrale di Torre Valdaliga Nord, ad oggi la centrale tecnologicamente più avanzata in Europa”.

CGIL CISL UIL ricordano infine che, come previsto dalla SEN, “il tema della riconversione va affrontato garantendo nella fase di transizione i livelli occupazionali”.

Per queste ragioni riconfermano “la necessità di prevedere un confronto in tempi rapidi, prendono atto della volontà espressa dalla regione Lazio di essere attore, assieme al comune di una discussione che riguarda l’intero sviluppo energetico, strategico ed industriale del Paese” e chiedono con forza al governo di convocare al più presto una riunione che affronti il tema nella sua complessità, “tenendo in massimo conto le esigenze del territorio ed evitando, soprattutto, delle fughe in avanti da parte di Enel”.

Valutazioni positive sul Tavolo del Lavoro arrivano poi dal sindacato dell’USB. “Di particolare rilievo – afferma Roberto Bonomi l’intervento del Sindaco, che concludendo la riunione ha criticato le azioni unilaterali di Enel chiedendo all’azienda elettrica di recedere dalla dichiarazione di esuberi e dallo stesso progetto di conversione a gas dell’impianto, sollecitando in alternativa, come già richiesto dall’assessore regionale Di Berardino, l’apertura di un confronto aperto con tutte le parti interessate. Alla luce di tutto ciò, crediamo quindi che Enel debba ora riflettere attentamente su come procedere, confidando quindi che il confronto territoriale con le OOSS sul previsto taglio di organico possa essere sospeso. La prospettiva deve essere quella di una discussione più complessiva circa la presenza attuale e futura dell’azienda in questo territorio. A differenza di 15 anni fa, l’unità di intenti con cui gli attori coinvolti sembrano approcciarsi al tema Enel lascia ben sperare circa la possibilità che la città non torni a dividersi. Ma servono atti concreti, servono investimenti, occupazione sostitutiva, e soprattutto serve la determinazione dei lavoratori che, qualora necessario, dovranno tornare a farsi sentire, tutti, quelli Enel e quelli delle imprese. Se la questione occupazionale in Enel è adesso al centro del dibattito pubblico è anche e soprattutto merito dello sciopero del 7 maggio. Si tratta ora di non abbassare la guardia”.