Turchetti (UIL): “Facciamo di Tvn un centro sperimentale per l’idrogeno”

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CIVITAVECCHIA – “Un centro sperimentale per l’idrogeno, eolico offshore e fotovoltaico. Più lo smantellamento della centrale a carbone e la bonifica dell’area”. E’ questa la proposta del segretario regionale della Uil di Civitavecchia Giancarlo Turchetti in merito alla centrale di Torrevaldaliga nord che un progetto dell’Enel vorrebbe invece trasformare a turbogas dopo l’esperienza a carbone.

“Un progetto – aggiunge il segretario –, così come la ricerca di altre soluzioni alternative, che deve vedere coinvolte tutte le realtà del territorio. L’eolico offshore si può fare a 15 miglia dalla costa, non è impattante e potrebbe produrre anch’esso energia. Inoltre si potrebbe fare del sito di Torrevaldaliga nord un centro sperimentale per l’idrogeno, visto che stiamo parlando di quella che tutti presentano come l’energia pulita del futuro”.

“Quindi – prosegue Turchetti della Uil – per Civitavecchia Torrevaldalica nord si potrebbe arrivare a una soluzione in cui si combinano da una parte fotovoltaico ed eolico offshore, dall’altra centro sperimentale per l’idrogeno all’interno del sito. E si potrebbe fare tutto insieme. Nel frattempo la centrale a carbone verrebbe smantellata e l’area bonificata. Un sistema che darebbe lavoro a tante persone. Passando infatti dalla centrale a carbone a quella a gas rischiamo di avere circa 700 posti di lavoro in meno, perché il gas richiede meno manutenzione. Mettendo insieme fotovoltaico, eolico e idrogeno, riusciremmo invece a mantenere i posti di lavoro e avremmo un ambiente più sano, per i lavoratori e per la città. Sul litorale laziale oggi ci sono tre centrali che dovrebbero diventare a turbogas. Attualmente c’è il carbone a Civitavecchia e il gas a Tottevaldalica sud. Mentre a Montalto è ferma. In base al piano nazionale energentico del 2019, Enel ha presentato un progetto per Montalto da 600 megawatt e un altro per Tottevaldalica nord, Civitavecchia, di 1680 megawatt. Tottevaldalica sud è invece di Tirreno power che ha presentato un progetto a turbogas per 1200 megawatt. Su quel litorale abbiamo quindi una potenza complessiva di 3600 megawatt”.

“Si passa comunque da un fossile all’altro – sottolinea Turchetti –. Dal carbone al gas. Sappiamo che la transizione energetica deve comunque rispettare il mantenimento della linea elettrica. Dobbiamo quindi fare in modo che la tensione elettrica sia mantenuta in tutta Italia. Ma è altrettanto vero che non si può sempre colpire un territorio, come quello di Civitavecchia, che ha subito per 70 anni l’inquinamento, prima a policombustibile e poi a carbone. Inoltre, il piano energetico dello stato del 2019 è stato fatto prima ancora che arrivassero le linee guida dell’Unione europea che ha fatto un nuovo piano energetico che prevede un cambiamento radicale, con il passaggio all’idrogeno e alle fonti rinnovabili fatto a luglio del 2020 superando di fatto il piano energetico nazionale. Tant’è vero che l’Europa chiede all’Italia di cambiare il piano energetico”.

“Chiediamo poi che su questa vicenda – evidenzia Turchetti – e nella ricerca delle soluzioni, sia coinvolto direttamente il territorio. Una richiesta che abbiamo fatto anche alla sottosegretaria del Mise Alessandra Todde che a sua volta ha chiesto progetti provenienti appunto dal territorio. Adesso si devono muovere le istituzioni. Ad esempio il comune di Civitavecchia, dove c’è già un atto del consiglio comunale che dice no ai fossili e sì alle energie rinnovabili. Ma quest’atto rischia di restare fine a sé stesso se non c’è il supporto da parte delle istituzioni. La Regione Lazio invece non si è ancora espressa definitivamente, restando ferma”.

“Serve il sostegno da parte delle istituzioni – conclude Turchetti – per uno sviluppo sostenibile e un cambiamento radicale della città di Civitavecchia”.