“Troppe situazioni di rischio, il Centro trasfusionale non può chiudere”

CIVITAVECCHIA – Tiene ancora banco la chiusura del Centro Trasfusionale dell’Ospedale San Paolo disposto dalla regione Lazio. La Società internazionale dei Medici per l’Ambiente ha deciso di rivolgersi infatti direttamente al Governatore Nicola Zingaretti, appellandosi alla massima carica regionale affinché venga rivista tale disposizione.
Attraverso il referente di Civitavecchia, Dott. Gianni Ghirga, “pur comprendendo che la trasformazione in centro di raccolta sangue sia la diretta conseguenza della applicazione di una Direttiva Europea e di un accordo nella Conferenza Stato-Regioni”, rileva come non si possa ignorare che “in questa area ci sono situazioni che ostacolano fermamente l’applicazione di questa stessa direttiva, al fine di salvaguardare la salute della popolazione”.
“La presenza a Civitavecchia di svariati depositi di olii minerali – afferma Ghirga – e la presenza di due centrali termoelettriche, ha fatto riconoscere dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’esistenza di un rischio importante di grave incidente industriale; tale pericolo è reso ancora più grande dalla poca distanza tra di loro degli stabilimenti a rischio e il conseguente possibile effetto domino con incidenti a catena. Il grande Porto di Civitavecchia, inoltre, fa includere la città nelle aree a rischio di incidente rilevante nei porti industriali. Infine, l’ulteriore presenza sempre nel territorio del Comune di Civitavecchia, nel Comprensorio Militare di S. Lucia, del Centro Tecnico Logistico Interforze (Ce.T.L.I) NBC, di 18.000 proiettili contenenti iprite (Atto Camera 4/12348, risposta Ignazio La Russa), una sostanza estremamente tossica, fanno comprendere che, se si verificasse un importante incidente industriale, la richiesta immediata di sangue potrebbe essere enorme e mai sufficientemente compensata da eventuali scorte anche se di numerose unità. Il ritardo nella somministrazione di sangue in un paziente che ne ha estrema necessità, ne può compromettere la vita. Nel caso di un numero elevato di soggetti che ne abbiano contemporaneamente bisogno, come nel caso di un grave incidente industriale, l’impossibilità a far fronte ad una notevole richiesta di sangue in tempi rapidi, ancor più di notte ed in condizioni metereologiche avverse, rimane palese”.
“La recente Esercitazione anti-terrorismo Polizia – Aeronautica Militare – conclude Ghirga – lascia immaginare quanto sia attuale il rischio di un attacco terroristico ad impianti strategici e, quindi, quanto sia più che auspicabile essere altamente preparati ad affrontare quelli che potrebbero sembrare rischi molto improbabili.
Certi che una decisione sulla chiusura del centro trasfusionale non potrà non tener conto di questa grande e riconosciuta situazione di rischio potenziale per la salute della popolazione, condizione che minimizza la spesa necessaria al mantenimento del centro trasfusionale stesso, siamo veramente fiduciosi che il Valore della Vita e della Salute pubblica rimangano al primo posto di ogni politica”.