Sfida alle coscienze barbare

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Non c’è in realtà alcuna notizia nel breve resoconto che sto per scrivere, perché il letamaio del Pirgo all’indomani di ogni serata all’insegna della Movida è ormai un fatto abitudinario e dunque una non notizia. Così come non è un fatto inedito la barbara maleducazione di molti giovani (e non) che d’estate trascorrono le serate sul lungomare di Civitavecchia. Le foto parlano da sole e non hanno bisogno di didascalie per testimoniare ancora una volta il livello di civiltà che contraddistingue molti concittadini. L’unica breve osservazione che si può fare, ma anche questa è purtroppo una non notizia, è la perdurante e sfacciata infrazione delle ordinanze da parte di alcuni commercianti i quali continuano allegramente a somministrare bevande in bottiglie che, se va bene, vengono abbandonate come arredamento sul Pirgo e dintorni, se va male invece finiscono in frantumi sulla spiaggia o sugli scogli. Ma, come accennavo, non è questa né la notizia né il vero problema.

Il punto vero, su cui credo sia indispensabile aprire una seria ed ampia riflessione, è il senso di bene comune che manca drasticamente in questa città. Verrebbe da dire che manca in tante parti d’Italia, ma abitiamo a Civitavecchia e dunque è della nostra città che parliamo.

Mai nessuna amministrazione comunale, salve sporadiche e brevi eccezioni, si è posta seriamente il problema di educare con convinzione i cittadini al rispetto della città, del suo patrimonio, dei suoi spazi e dei suoi ambienti condivisi, a quello che per l’appunto viene definito “bene comune”. Abbiamo assistito in questi anni ad alcune ordinanze e sporadicamente a qualche controllo; ma ciò che è sempre mancato è stato un processo educativo e di reale sensibilizzazione dei cittadini, perché è evidente che la repressione senza educazione rimane fine a sé stessa e alimenta semmai ulteriore istinto di trasgressione e infrazione delle regole. Quello che, puntualmente, accade ad ogni serata di movida.

La vera sfida da cogliere, insomma, per chi amministra questa città, è una possente e costante missione educativa che passa attraverso attività mediatiche, campagne pubblicitarie, patti di collaborazione e corresponsabilità con i cittadini; ma, soprattutto, attraverso progetti e percorsi condivisi all’interno delle scuole, gli ultimi baluardi educativi rimasti all’interno della società. Da questa stretta collaborazione tra istituzioni politiche e scolastiche passa a mio avviso l’unica strada di salvezza. Se il concetto di cultura non è limitato alle “foche”, alle bancarelle e a qualche rassegna o concerto, il vero percorso culturale che una amministrazione deve intraprendere è proprio questo. Investire sull’educazione al bene comune è la sola strada percorribile.

Polemicamente ritengo che da una amministrazione che fonda buona parte della sua composizione su trasformisti, migranti politici da un partito o addirittura da uno schieramento all’altro pur di vedersi garantita la propria postazione di visibilità, sia difficile aspettarsi un investimento sull’educazione della cittadinanza. E’ un dato di fatto, per molti elementi che compongono questa amministrazione, che i personalismi e la costante ricerca di un consenso elettorale e di uno scranno consigliare sono anteposti al concetto di bene comune. Chiedere di considerarlo un obiettivo prioritario lo ritengo pertanto una forzatura. Ma l’appello ad agire, per smentire questa convinzione, può essere ugualmente gridato, in un percorso condiviso che coinvolga l’intera classe politica cittadina e chiami a raccolta tutti quegli elementi del tessuto sociale che concorrono allo sviluppo della coscienza civile. La sfida, insomma, è lanciata.

Marco Galice