“Privatizzazione uguale smantellamento dei servizi pubblici”

Orari autobusCIVITAVECCHIA – Dopo il muro contro tra Comune e sindacati l’unione sindacale di base (USB) spiega in una icastica lettera aperta i motivi del fallimento delle privatizzazioni.
Secondo il sindacato “il sistema del welfare è stata una conquista fondamentale del movimento operaio per due motivi: uno perché consentiva di disporre fattori per la mobilità sociale a favore delle classi lavoratrici, due perché rappresentava una attività economica, nel caso di imprese pubbliche, a beneficio di grandi masse di fruitori senza avere come obiettivo la valorizzazione del capitale investito.”
In questa doppia veste sociale il welfare è diventato così bersaglio privilegiato del cosidetto “pensiero unico” che, come ci ricorda l’Udb, “non ammette la possibilità dell’utilizzo delle risorse se non con l’obiettivo del profitto mentre”, mettendo tra parentesi l’esigenza dello scorrimento sociale.
Il ridursi degli spazi ‘sociali’ però, “non sono stati sostituiti dal privato, lasciando che tutta una serie di salvaguardie dei cittadini e dei lavoratori venissero meno”.
Secondo l’Udb il bilancio finale è tutt’altro che positivo: le attività di tipo assistenziale o più in generale marcatamente sociali poco si prestano alla logica di profitto e quindi al privato; “e poi privatizzare i servizi pubblici significa mettere ancora di più il reddito da lavoro sotto pressione”.
Dunque il peggioramento della distribuzione del reddito a sfavore del lavoro dipendente  deve essere valutato non solo dall’etica redistributiva ma anche dal punto di vista delle potenzialità di crescita delle economie contemporanee.
Nella nota viene poi fatta una piccola cronistoria delle privatizzazioni iniziata nel 1992. “Allora le imprese pubbliche erano al 19% oggi invece al 4%; in alcuni casi il fallimento è stato addirittura clamoroso”, col risultato che le imprese una volta privatizzate non hanno abbassato affatto i costi, al contrario; pubbliche dunque erano le spese, e privati profitti, col risultato che il debito è ricominciato a salire nonostante il sacrificio dell’impresa pubblica sull’altare del libero mercato e le migliaia di posti lavoro lasciati per strada.
“In tutti i settori delle Utilities il quadro dei costi non è cambiato, contabilmente sembra che queste imprese abbiano fatto miracoli invece ciò è dovuto in virtù delle politiche di prezzo senza però accompagnare l’investimento e quindi lo stimolo alla crescita economica non c’è stato.”
Non solo quindi piena assoluzione per il settore pubblico che “può darsi che faccia qualche spreco ma si mette nella logica che il risultato della ricerca è posticipato nel tempo; la preoccupazione forte non è solo legata alla penalizzazione dei consumatori con reddito basso ma anche al fatto che prevalgono le logiche e i criteri privati di gestione” ed è insostituibile in maniera totale da parte del privato; sulla questione locale infatti l’Udb si domanda infatti se davvero “i privati possano sobbarcarsi la manutenzione delle grandi reti? Accadrà che avremo una gestione che prevede l’outsourcing e lo smantellamento dei servizi a livello locale che è l’anello mancante del processo generale di privatizzazione”.
Chiosa finale critica nei confronti dell’Amministrazione comunale dunque, rea di sospetta cedevolezza nei confronti dei privati: “Anziché vendere le quote delle sue aziende ai privati (l’amministrazione) – conclude l’Udb – deve incidere sulla distribuzione del reddito attraverso la politica delle tariffe e avviare quella minima attività di investimento tecnologico che abbia una forte ricaduta locale ed inizio di politica di uscita dalla eventuale crisi.”