“Porta d’Italia”: la provincia del litorale, una rivoluzione per il territorio

CIVITAVECCHIA – «La creazione della nuova provincia è un progetto sul quale stiamo lavorando e che rappresenta una svolta per il futuro delle nostre comunità». Così il sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco al termine dell’incontro che si è svolto questa mattina a Palazzo del Pincio, in Sala Giunta, durante il quale il presidente della Gazzetta Amministrativa della Repubblica italiana, Enrico Michetti, ha illustrato il Vademecum per la costituzione di una nuova provincia laziale che comprenderebbe soprattutto i comuni del litorale da Fiumicino fino a Montalto di Castro, passando per Civitavecchia, che ne rappresenta il cuore naturale. «È un mondo da costruire, con opportunità lavorative straordinarie».

Il nome scelto è “Porta d’Italia”, perché Civitavecchia è il porto croceristico più importante del Mediterraneo e Fiumicino il primo aeroporto d’Europa. Una provincia estremamente omogenea, dove il tratto dominante è il mare. «Da Sud a Nord si sono già espressi favorevolmente Fiumicino, Ladispoli, Santa Marinella, Civitavecchia, Tarquinia e Montalto di Castro» ha spiegato il prof. Michetti, «ai quali si aggiungono comuni “interni” come Allumiere e Tolfa».

Protagonismo diffuso dove tutti saranno coinvolti nella ripartizione degli uffici e delle strutture di governo del territorio: da quelli politici agli enti di valorizzazione, e poi Prefettura, Questura, Camera di Commercio, Policlinico, Ateneo, Asl, Agenzia delle entrate, Inail, Inps, Comando provinciale dei Carabinieri, e ancora infrastrutture, trasporti, urbanistica, edilizia scolastica, turismo, politiche del mare…: Tanto per cominciare, si prevede un incremento di almeno cinquemila nuove unità lavorative sul territorio aggregato. E circa ottanta milioni di euro derivanti da incassi tributari, risorse per investimenti e altre entrate, a fronte degli attuali nove milioni.

“Porta d’Italia” rientrerebbe perfettamente nel limite richiesto (ma non tassativo) dei duecentomila abitanti: fondamentale è l’omogeneità del territorio e il parere favorevole della maggioranza dei consigli comunali coinvolti. Ogni consiglio comunale dovrà avere la maggioranza assoluta (50% + 1) dei presenti e dei votanti. Una volta concluse queste votazioni, la proposta approda in Parlamento, che non ha poteri discrezionali: dovrà soltanto verificare la corretta manifestazione di volontà secondo l’omogeneità dei Comuni inseriti nel perimetro, dopodiché dovrà ratificare. Il parere della Regione è obbligatorio ma non vincolante.

«Porteremo a breve la proposta di deliberazione in Consiglio comunale» ha spiegato il sindaco Tedesco, «“Porta d’Italia” sarà un passo decisivo nel futuro del territorio»