“Non sono io ma Tidei che dovrebbe essere espulso dal Pd”

CIVITAVECCHIA – Francamente non avrei nemmeno sospettato da avere commesso un atto tanto grave. E tanto grave deve essere stato se alcuni dicono di volermi “cacciare” dal Partito democratico. Tuttavia mi sento a posto con la coscienza: perché ho contribuito a interrompere una esperienza che avrebbe fatto ancora più male a Civitavecchia e al Partito democratico. Perché l’Amministrazione Tidei, malgrado i mesi trascorsi dal suo insediamento, non ha risolto un solo problema, anzi tutti appaiono ulteriormente aggravati: dalle società pubbliche alle vicende urbanistiche (vedi Italcementi e non solo!) dai rapporti con i poteri forti (Enel-Tirreno Power-Pesenti-Grande distribuzione commerciale- Porto) sino a quelli occupazionali, della pulizia, dei lavori pubblici, dell’ambiente, dell’acqua pubblica, della sanità etc.etc. Sullo sfondo di un miscuglio di logoramenti dei rapporti fra Comune e tessuto democratico: con i sindacati Cgil-Cisl-Uil, con i partiti della coalizione (Sel, Rifondazione, IdV, La stessa lista Tidei – sembra una barzelletta – una parte del Pd -vedi la vicenda dell’assessore Galletta-: un crescendo di fuoriuscite dalla maggioranza secondo alcuni, di “tradimenti” secondo altri). Da questo quadro nasce la “cacciata” del sindaco Tidei da parte di 8 (otto su quindici) consiglieri della maggioranza e di altrettanti della opposizione. Fra i dissidenti della maggioranza ci sono anche io. Ci sono anche io perché ho pensato che con me e gli altri firmatari ci fosse anche la Città. Una Città gravata da problemi occupazionali epocali e dalla certezza di non contare niente anche rispetto ai Poteri forti che ho citato e, ancora più gravemente, di non contare niente rispetto alla politica e alle Istituzioni. Quella di essere “cacciato” sta diventando una tradizione per Tidei: non si dimentichi quella da sindaco di Santa Marinella (dopo circa due anni) e, ancora, la sconfitta sonora alle elezioni a sindaco di Tolfa. Ciò malgrado Tidei continua a essere il “solo” candidato del Pd in tutte le occasioni e per tutte le istanze. Se non lui qualcuno di famiglia oppure nessuno, come successo alle regionali, mentre la figlia Marietta veniva eletta deputato, raccogliendo, in eredità ed in continuità, le due legislature del padre. Francamente non penso di dovere meritare l’espulsione dal partito; francamente penso che il Pd locale dovrebbe cogliere l’occasione per promuovere una azione di rinnovamento nel territorio; francamente penso che l’intervento di massimi dirigenti regionali come Gasbarra ed Astorre a sostegno di Tidei sia fuori luogo, eccessivo, inopportuno, sbagliato rispetto agli appuntamenti di rinnovamento che si dovrebbero aprire con l’elezione del nuovo segretario nazionale. A meno che questi interventi non vengano letti alla luce dell’esigenza di difesa di casta oppure della necessità di tenere sotto tiro o sotto controllo, come meglio si preferisce, un territorio che è destinatario di enormi risorse finanziarie da parte di quei poteri forti che vi insistono e che, nel caso del porto, rappresentano un terreno vasto di possibili collusioni fra politica e affari. Eccolo il nodo centrale del problema: il porto. Il porto e non il comune, come riferimento di aspirazioni personali per brillanti carriere accompagnate da lauti compensi (leggere l’ultimo numero de L’Espresso) ed enormi possibilità di entrare (o consolidarsi) nel mondo dell’economia e della finanza. Forse questo è il nodo e il punto dolente della vicenda; probabilmente la “cacciata” di Tidei ha interrotto la sua corsa verso il “volano” del territorio: il porto. L’obiettivo principale che dovrebbe concludere ed esaltare la sua carriera politica e la sua brillante emancipazione economico/sociale condotta all’interno della politica. E non è solo Tidei che agogna a percorsi portuali; basti ricordare la nomina alla carica di presidente dello scalo dell’onorevole Fabio Ciani, Pd, “margheritone storico” del Lazio, già deputato regionale, nazionale ed europeo! Altrimenti non si capirebbe il livore con cui ha reagito alla “cacciata”, il veleno che sputa attraverso i media del territorio, le accuse infamanti che riversa su chi dissente e combatte il metodo e la sostanza della sua pratica politica. Un dirigente che si ispira ai valori del Ds, del Pds, del Pd, dei cattolici democratici, in presenza di un momento di rottura cerca di rinsaldare le fila, di riordinare le forze all’interno del partito, di unificare e non di dividere. Ma Tidei non conosce questi valori, Tidei preferisce il “metodo Boffo”, gli è più congeniale, più rispondente alla sua natura ed alla sua formazione. Alle sue attese e, diciamolo, ai suoi interessi politici. Mi chiedo se c’è qualcuno in questo partito che pensi di espellerlo. Infine, ho dovuto subire l’onta degli attacchi di taluni personaggi minori della nomenclatura (mi si perdoni l’irriverenza!): il povero Clemente Longarini, segretario dalle mille risorse che, perennemente riesumato per le bisogna dei notabili, io continuerò ad aiutare per farlo uscire dalle condizioni di subalternità in cui si dibatte da una vita; anche del Presidente uscente del Consiglio comunale, Marco Piendibene, uscente e sicuramente non rientrante, che ha interrotto una salda tradizione amministrativa, che voleva il candidato più votato dello schieramento (cioè io) a Presidente del Consiglio. Elezione avvenuta per un accordo sottobanco con Tidei, perché da queste parti avviene che esistono tre famiglie nel nostro alveo, quello del Partito democratico: i Tidei, i Barbaranelli/Piendibene e una famiglia di cattolici-popolari (Carluccio – Stella) molto legati al potere regionale attraverso la citata figura di Astorre che, comunque, ha il pudore della riservatezza e della misura secondo le consolidate tradizioni dei cattolici democratici. Queste tre distribuiscono influenze politiche, dirigono l’orchestra, amministrano la cosa pubblica. Piendibene, tra l’altro, è stato il protagonista, in accordo con la destra, della caduta dell’Amministrazione di Centrosinistra guidata dal Ds Gino Saladini, ma nessuno ha pensato di espellerlo, anzi è entrato nel Pd con le fanfare!!! Francamente sarebbe il caso di lasciare perdere. Francamente, se dovessero essere costoro ad espellermi dal mio partito, il Pd, mi sembrerebbe di morire due volte: come l’asino di Fedro. Francamente!!!

Flavio Magliani