“Non ci adeguiamo”

CIVITAVECCHIA – In questi giorni il dibattito tutto interno al PD è improntato su norme regolamentari e tempistiche di tesseramento; accuse e contraccuse di tessere “anomali nel numero e nella qualità”, quest’ultima in riferimento alla provenienza politica dei tesserati. Sgombrando il campo da ogni ipocrisia intorno al dibattito, vista la politica delle alleanze praticata a fine legislatura targata PD e nella campagna elettorale u.s., fatta di acrobati, domatori e gattopardi, abbiamo la sensazione che in molti approvino tale pratica all’interno del partito ed escludendo qualche voce dissenziente in splendida solitudine, resta la sensazione che i veri problemi vengano lasciati volontariamente sullo sfondo.
Quello che stiamo vivendo oggi è una situazione surreale, la crisi politica ed elettorale che attanaglia il PD dell’ultimo periodo, culminata nella disfatta del maggio scorso, la pacificazione con il nostro elettorato, il dibattito interno sui contenuti politici e sulla forma partito, non sembrano interessare. La crisi investe profondamente la funzione e l’identità della nostra città, una crisi che per sua natura, richiederebbe un dibattito più ampio, rispettoso dei cittadini e delle loro sensibilità, diverso dall’incontro elitario per pochi addetti ai lavori che si prospetta. Non a caso avevamo chiesto le Primarie Aperte, consapevoli che per uscire dalla stagnazione bisognava richiedere il coinvolgimento di tutti, partendo dai nostri iscritti e simpatizzanti, sulle questioni più importanti per il futuro di questo partito e della città; pensiamo che domandare ai propri elettori di pronunciarsi su una pluralità di modello Partito, documenti politici, idea di città sia una manifestazione di umiltà e di grande democrazia, certo non un’atto di lesa maestà.
È evidente che chiedere le Primarie Aperte è stata una scelta politica, che indica una visione precisa e diametralmente differente da chi ha fatto opposizione e da chi le ha successivamente negate.
Siamo convinti che solo un Partito fatto di partecipazione nei percorsi decisionali, trasparenza nei rapporti tra gli iscritti, coerenza nella selezione del personale dirigente, innovazione e coraggio nella scelta programmatiche, tutte cose che non possono essere affidate ad un dibattito chiuso, perché poi alla fine a decidere, come sempre, saranno i padroni delle tessere, che fanno pesare il loro numero, su questo e non certo sulle idee, le proposte e le visioni che noi volevamo mettere a confronto chiamando i cittadini a scegliere. È stato ritenuto più opportuno negare questa scelta e procedere a file serrate verso il Congresso dei capataz; l’autoreferenzialità e la chiusura all’apertura e alla condivisione che le elezioni primarie garantivano.
Questioni ineludibili, discriminanti e soprattutto di credibilità politica che vengono a mancare e per questo abbiamo scelto di restare fuori dal tesseramento, dai gruppi dirigenti e coerentemente dal Congresso del PD. Non interverremmo e non andremo a votare.

Area Civati – Associazione Possibile