Nasce il Collettivo Autonomo del Porto: “Non tutti i portuali vogliono aderire al PD”

CIVITAVECCHIA – Nasce il “CAP – Collettivo Autonomo del Porto”: luogo di incontro, gestito dai lavoratori, in cui raccogliere e discutere le vertenze sindacali e le proposte di miglioramento delle attuali condizioni lavorative.

“Uno spazio – si presenta così il nuovo Collettivo – dove troverà ascolto ogni lamentela o proposta, dove nessuno sarà escluso e dove non conteranno la società d’appartenenza, l’adesione o meno ad un partito politico o il sindacato di riferimento. Un collettivo che cercherà il dialogo e la collaborazione di tutta la città, convinti che il futuro di Civitavecchia passi da uno sviluppo del porto che possa portare ricchezza a tutti i settori della nostra economia. Il porto è dei Civitavecchiesi e nessuno deve rimanere indietro”.

“La volontà di prendere la parola – si legge nella nota di autopresentazione del CAP – viene dalla dissonanza tra quello che ogni giorno noi viviamo nel porto e le dichiarazioni politiche ed istituzionali che leggiamo sui giornali. Giorni fa su Etruria News abbiamo letto il seguente titolo: ‘Patrizio Scilipoti entra a far parte del PD e si porta dietro il mondo portuale’. Pensiamo che questo modo di vedere il porto sia profondamente sbagliato, il passaggio di un dirigente della CPC da una formazione politica ad un’altra non può essere visto come il passaggio di un’intera cooperativa al servizio di un partito. Non tutti i Soci della Compagnia Portuale Civitavecchia vogliono aderire al PD e vogliamo sentirci liberi di pensare con la nostra testa. Altra cosa che deve assolutamente cambiare è il modo di governare il porto da parte dell’Autorità Di Sistema Portuale. La gestione dell’ex presidente Di Majo è stata disastrosa ed ha portato un netto peggioramento delle condizioni lavorative già prima della pandemia. Il vizio che si è preso a Molo Vespucci è ormai quello di vedere le rivendicazioni dei lavoratori come una scocciatura da liquidare con qualche parola. Gli interessi che vengono garantiti sono sempre quelli dei grandi armatori che fanno fortuna alle nostre spalle. Ci auguriamo che il nuovo presidente Musolino non voglia fare come i suoi predecessori, interpretando invece meglio il compito che la sua carica pubblica gli affida. La gestione degli interessi pubblici e l’affidamento di concessioni ai privati deve sempre garantire lavoro e buone condizioni lavorative a tutti gli operatori dello scalo. Il benessere e la “pace sociale” di Civitavecchia sono stati garantiti per anni dall’equa distribuzione del lavoro tra le varie imprese detentrici degli articoli 16, 17 e 18 e da qui il Presidente dovrà ripartire per garantire il futuro del nostro porto”.

“Cogliamo invece l’occasione – proseguono gli esponenti del CAP – per sottolineare come le guerre commerciali all’interno dello scalo abbiano portato all’attuale situazione dei gruisti della GTC. I lavoratori da anni denunciano una situazione anomala nella gestione della loro società. Situazione che l’ ha portata sull’ orlo del fallimento, con la conseguente possibilità di ridistribuzione dei gruisti in nuove imprese e la rinuncia ai diritti acquisiti da anni di esperienza e professionalità. Il tutto in nome di una privatizzazione che, ovviamente, fa comodo solo ai datori di lavoro. Esprimiamo solidarietà ai nostri compagni della GTC e ci mettiamo al loro fianco nella lotta in difesa dei loro diritti. Sappiamo che tante altre vertenze scuotono il porto, che la crisi acuita dalla pandemia ha portato tanti precari alla disoccupazione e tanti posti indeterminati ad essere appesi ad un filo. Lavori legati ai traghetti, merci alla rinfusa, scarico e movimentazione delle auto, crociere, container, hanno subito un arresto senza precedenti. L’annunciata chiusura della centrale a carbone e gli inaccettabili progetti delle nuove centrali a gas presentate da Enel e Tirreno Power porteranno alla perdita di altre centinaia di posti di lavoro in tutta la città, mantenendo inalterata l’inaccettabile situazione ambientale che pesa sulle condizioni di salute di tanti nostri concittadini”.

“Il futuro del porto e di tutta Civitavecchia dipende dalla capacità che i lavoratori portuali, insieme al resto dei Civitavecchiesi, avranno di lottare per ottenere fondi dalle istituzioni per investire sulla ripartenza – concludono dal CAP – Stato, regione e comune devono cominciare a dare delle risposte concrete alla fame di buon lavoro che attanaglia la nostra città. Saremo qui anche per vigilare che i fondi non vadano ai soliti affaristi che scorrazzano in città, ma che siano spesi per progetti che garantiscano occupazione, sicurezza e salute”.